Gazzetta di Modena

Modena

Economia e lavoro

Ricordate il Tortino Porretta? Un pezzo di storia della prima merendina italiana oggi chiude


	Il Tortino Porretta
Il Tortino Porretta

Fu inventata da Dino Corsini nel 1935 nell’azienda sull’Appennino bolognese in cui da poche ore è ufficiale lo stop dell’attività, con 5 lavoratrici che al momento restano senza lavoro

3 MINUTI DI LETTURA





PORRETTA TERME (BOLOGNA).  Si fa più amara la storia del Tortino Porretta, la merendina monoporzione al gusto di limone nata sull’Appennino bolognese nel 1935 – prima vera merendina italiana – finita anche sulla tavola di tanti modenesi per la colazione o negli zaini di giovani studenti. Dopo l’annuncio della proprietà a fine 2025 di esser stanca e di voler passare la mano, con tanto di annuncio in un post di Dino Corsini, nipote e omonimo del fondatore, adesso si parla di licenziamenti. Dopo mesi di incertezza sulla nuova possibile proprietà, e sfumato pure un eventuale percorso di autoimprenditorialità (worker buyout), si concretizza intanto «la perdita del posto di lavoro per cinque lavoratrici, colpendo ancora una volta un territorio già fragile come quello dell’Appennino, esposto a un concreto rischio di desertificazione industriale e occupazionale». Lo segnalano la Cgil di Bologna e la sua categoria Flai, parlando di «decisione unilaterale», dopo il tavolo di ieri in Città metropolitana. Era presente lo stesso amministratore delegato della ditta Dino Corsini di Crespellano, Jacopo Malacarne, che starebbe concretizzando sull’acquisizione del marchio e che, su richiesta del sindacato, ha già messo nero su bianco la disponibilità a offrire a tutte le lavoratrici coinvolte un posto di lavoro full time a tempo indeterminato.

L’incontro

L’incontro è stato presieduto dal capo di gabinetto in Metropoli, Stefano Mazzetti, in presenza della Regione, dell’Agenzia regionale per il lavoro e degli enti locali, ma non c’era la rappresentante di Giulian Corsini snc. Dicendo di ritenere grave «l’atteggiamento dell’azienda, che ha scelto di non presentarsi», dimostrando «chiaramente la volontà di sottrarsi al confronto», i sindacati fanno comunque presente che «la multinazionale ha dato piena disponibilità a dare una licenza per uno spaccio» a chiunque volesse assorbire parte del personale non disponibile al trasferimento, «disponibilità che riteniamo importante per non disperdere il legame produttivo e simbolico con il territorio».  Allo stesso tempo, la Città metropolitana si è impegnata ad attivare, anche attraverso il progetto “Insieme per il lavoro”, progetto a sostegno dell’occupazione generale promosso con la Diocesi di Bologna, e gli strumenti di politiche attive, percorsi di «ricollocazione per le lavoratrici presso altre realtà produttive del territorio. Un impegno significativo, che va nella direzione di una responsabilità pubblica nei confronti del lavoro e della coesione sociale», riconoscono le sigle, dopo che al tavolo del mese scorso si era levato un interessamento a rilevare l’attività.

Gli scenari futuri

In questo quadro, la società Dino Corsini srl ha dato disponibilità ad assumere le lavoratrici della ditta di Porretta Terme, oggi in Naspi, che volessero lavorare nella stessa Valsamoggia. L’azienda ha inoltre confermato la disponibilità a rifornire di prodotti dolciari di propria produzione un’ipotetica realtà futura, con quartier generale a Porretta Terme. «Insieme alle istituzioni presenti – commenta Mazzetti dopo il tavolo – auspichiamo che le lavoratrici possano trovare presto una ricollocazione anche grazie al supporto del progetto Insieme per il Lavoro. Parallelamente accogliamo positivamente l’apertura della Dino Corsini srl che, grazie alla mediazione del tavolo di salvaguardia, si è dichiarata disponibile ad inviare alle lavoratrici concrete proposte di assunzione e a rifornire di prodotti dolciari di loro produzione in un’ipotetica realtà futura di commercializzazione dei prodotti basata a Porretta Terme. Come istituzioni – assicura il capo di gabinetto metropolitano – monitoreremo con grande attenzione la situazione in un territorio già molto fragile come quello del nostro Appennino».