Spedizione punitiva contro il marito dell’amante: in sei sfondano la porta di casa e lo riempiono di botte
È accaduto a Modena. Il 31enne era insieme ad altri cinque armati di coltello e di un bastone tipo mattarello. È a processo anche per stalking alla donna
MODENA. Una “spedizione punitiva” sotto casa del marito dell’amante: in sei, alcuni incappucciati, armati di coltello e di un bastone tipo mattarello. Calci alla porta, l’ingresso forzato, poi l’aggressione dentro l’appartamento.
L’episodio
È questo uno degli episodi più gravi al centro del processo in corso davanti al tribunale di Modena, dove un uomo – assistito dall’avvocato Valentina Mazzacurati – è imputato per stalking, lesioni, violazione di domicilio e porto di oggetti atti ad offendere. Secondo quanto contestato, la vicenda si sviluppa nell’estate del 2025 e ruota attorno al rapporto con una donna sposata. In aula è emerso che tra i due vi fosse una relazione, mentre l’imputazione ricostruisce una serie di condotte persecutorie iniziate dopo il rifiuto della donna di lasciare il marito. Telefonate ripetute, anche fino a trenta volte al giorno, appostamenti sotto casa, minacce dirette e frasi intimidatorie: «Abbiamo fatto la festa a tuo marito», «Se non lo lasci ci penso io con la mia famiglia», «Stai tranquilla che non è finita». E ancora, rivolgendosi a lei sotto l’abitazione: «Scendi che ti mando all’ospedale», «Ti mando in ospedale come ho mandato tuo marito».
La spedizione punitiva
L’episodio più grave risale all’8 agosto dello scorso anno. Secondo l’accusa, l’imputato, insieme ad altre cinque persone, quattro delle quali con passamontagna, si sarebbe presentato in tarda serata sotto l’abitazione della coppia. Dopo aver colpito con forza la porta d’ingresso, il gruppo sarebbe riuscito a entrare. All’interno sarebbe scattata l’aggressione: il marito colpito più volte al volto, al corpo e agli arti con pugni e con un bastone di legno, mentre uno degli aggressori impugnava un coltello. Le lesioni riportate sono state giudicate guaribili in venti giorni, con ferite anche all’addome e alla mano.
Appostamenti e telefonate
In aula, il marito ha ricostruito quei momenti parlando di sei persone, quattro incappucciate e due a volto scoperto, una delle quali, secondo quanto ha riferito, era proprio l’imputato. Ha descritto i rumori contro la porta prima dell’irruzione e la violenza dell’azione, mostrando in aula anche le conseguenze fisiche riportate. Tra gli elementi emersi nel corso del processo, anche un episodio avvenuto a Genova pochi giorni prima, relativo a un’aggressione ai danni della moglie: si tratta però di un distinto procedimento, in cui il marito è sotto accusa e non parte offesa. Sempre nel corso dell’istruttoria è stato riferito che l’uomo avrebbe visto l’imputato in precedenza tramite il telefono della moglie, elemento che avrebbe contribuito al riconoscimento. Il quadro accusatorio comprende inoltre ulteriori condotte: la presenza costante sotto casa della donna, anche in orari notturni, telefonate insistenti tra le tre e le quattro del mattino, e minacce di morte rivolte al marito, tra cui «Ti prendiamo di nuovo e ti ammazziamo».
