Tragico frontale a Cittanova, i due figli di Issah: «Penseremo noi alla famiglia»
Incredulità e dolore per l’accaduto: «Papà è sempre stato un gran lavoratore. Ed era prudente»
MODENA. «Non sappiamo come possa essere accaduta una cosa del genere. Papà è sempre stato molto prudente alla guida... Impossibile adesso sapere se è stata colpa sua o del camion. L’unica certezza è che lui adesso non c’è più».
Sono le 15.30. A parlare con la voce rotta dall’emozione sono i due figli maggiorenni di Alassan Issah, che lascia anche quattro figlie minorenni. Loro sono rimaste nell’appartamento in via Repubblica di Montefiorino in cui vivono con la mamma, dove per tutto il giorno le donne sono venute a portare il loro cordoglio. Strazianti le grida della moglie e delle bambine, nell’esplosione del loro dolore. Parenti e amiche hanno tentato di consolarle come potevano. Gli uomini invece si sono ritrovati in un appartamento in viale Gramsci, facendo sentire ai due figli tutta la solidarietà della comunità islamica ghanese.
I due figli sono comprensibilmente segnati dal dolore, che vogliono vivere assieme agli amici, per questo desiderano che i loro nomi non vengano messi sul giornale. Ma accettano di lasciare ugualmente un ricordo pubblico del padre che non c’è più, aiutando anche a capire meglio quello che è successo.
L’incidente
«Alla guida della macchina c’era papà, che era appena tornato da un viaggio a Roma con Baba Shirazu, suo amico da una vita, erano come due fratelli loro – raccontano – ed erano stati a trovare altri amici nella capitale. Era andato tutto bene nel viaggio di rientro, e stava riportando Baba a casa a Rubiera. Non sappiamo cosa sia successo, quello che sappiamo è che il papà ha sempre avuto un comportamento molto prudente e responsabile alla guida. Aspettiamo di capire dalla polizia cos’è accaduto».
Potrebbero arrivare indicazioni utili a chiarire la dinamica del terribile incidente sulla via Emilia ovest anche dalla testimonianza del 47enne unico superstite tra gli occupanti dell’auto: «È sempre stato anche lui un grande amico di famiglia – spiegano i ragazzi – praticamente sempre in casa qui da noi». Attualmente però resta ricoverato in condizioni critiche a Baggiovara. E non è detto che ricordi.
Il ricordo e la famiglia
«Papà è sempre stato un grande lavoratore – sottolineano i due figli – lavorava come metalmeccanico alla Mochem Industrie di Soliera, e non si è mai risparmiato nelle fatiche. Ha sempre fatto tanti sacrifici, proprio tanti, per la sua grande famiglia, a cui ha sempre cercato di non fare mancare nulla. È terribile quello che è successo: se n’è andato in un attimo, senza neanche il tempo per un saluto. È terribile».
I due ragazzi in questa immane tragedia sanno di poter contare sul sostegno della comunità islamica ghanese: lo hanno testimoniato le tante persone che sono venute ad abbracciarli ieri pomeriggio in via Gramsci, portando tutta la loro comprensione e solidarietà. A partire da Ali Yakubu, il referente della comunità. Ma sanno anche che adesso, con l’improvvisa scomparsa del capofamiglia, dovranno essere loro a sostenere la madre e seguire le sorelle nel loro percorso di crescita diventato a un tratto complicato e difficile, con la scomparsa del papà. «Adesso penseremo noi alla famiglia – dicono sicuri – faremo tutto quello che possiamo per stare vicini e aiutare la mamma e le nostre sorelle. Il papà teneva tanto alla sua famiglia». l
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