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I camionisti pronti a fermarsi: «Pieno da 3mila euro, non resisteremo a lungo»

di Stefano Luppi

	La rivolta dei camionisti
La rivolta dei camionisti

«Per lavorare spendiamo un “patrimonio”: in 15 giorni il rifornimento aumentato fino a 900 euro»

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MODENA. Un pieno, in un serbatoio gigante da 1200 litri, che passa di colpo da 2150 euro quando il diesel costava 1,8 euro al litro ai 2700 euro ora che ne costa alla pompa circa 2,2.

Settore in sofferenza

Basterebbero questi pochi numeri per comprendere come il settore dell’autotrasporto – che garantisce gli approvvigionamenti quotidiani per l’alimentare e altri beni di prima necessità alle famiglie e alle imprese – sia da settimane alle prese con rincari non più sostenibili. La guerra in Iran, dunque, continua a provocare danni forti sul tema carburante, soprattutto gasolio che a ben ricordare è aumentato di colpo fin da poche ore dopo l’attacco ai pasdaran da parte di Usa e Israele. Segno che probabilmente tra le pieghe del complesso mercato dei petroli qualcuno potrebbe averci lucrato. Quel che è certo è che lo stato attuale, visto dalla cabina di chi fa centinaia o anche migliaia di chilometri al giorno, è piuttosto plumbeo. «Io sono un piccolo imprenditore nel campo del trasporto mangimi, con tre autocarri – dice Enrico Tangerini, anche presidente di CNA FITA Autotrasporto Modena – e ora siamo davvero alle prese con aumenti non più sostenibili, dell’ordine del 30% del costo del carburante che sarebbe stato anche del 50% se non ci fosse stato il taglio delle accise. A inizio marzo, infatti, i prezzi al litro per il diesel erano a circa 1, 7 euro e poi il costo alla pompa è schizzato velocemente a quota 2, 1 e più. Ricordo che, se non cambia nulla a Roma, il taglio delle accise dal 2 maggio non ci sarà più e allora saranno dolori per tutti non più sopportabili».

Quanto incide per voi questo costo?
«Il gasolio è una delle principali materie prime nella nostra attività di trasporto e le dicevo che gli aumenti avrebbero potuto essere, e tornare, all’ordine del 50-55% in più. Già i margini nella nostra attività erano risicati, ma ora davvero si rischia di lavorare in perdita: se non si hanno buoni rapporti con i committenti che capiscono la necessità di un ritocco ai listini dei prezzi io non so come si arginerà il problema. In alcuni settori esistono clausole di salvaguardia, per i mezzi nuovi Euro 5 e 6 ad esempio, altrimenti avremmo già chiuso i battenti».

Lei immagina uno sciopero nei prossimi giorni? Metterebbe in ginocchio l’Italia, o quasi.
«Secondo me non è una questione di sciopero o no, il governo del resto qualcosa ha fatto e tenta di fare, ma certo serve altro perché più passano i giorni più la situazione peggiora. E siamo anche legati alla burocrazia ministeriale, ovviamente: situazione complessa soprattutto per alcuni settori più deboli, dove non si riesce ad aumentare i prezzi sul fronte committenza».

Quanto costa un pieno ai suoi autocarri?
«Io ne ho sette di grandi dimensioni, sono una impresa individuale: a febbraio il costo generale per il carburante è stato di 16mila euro + Iva quindi circa 2200 euro per i serbatoi dei nostri autocarri da varie centinaia di litri di capienza. Oggi le spese sono aumentate del 30% quindi per ogni mese siamo passati da circa 2mila a circa 3mila euro ad autocarro. Ricordo che un serbatoio di 600 litri vede un pieno costare circa 1300 euro con il diesel a quota 2, 2 euro».

Il consorzio C. A. B. M.

Ancora più complessa appare la situazione di Stefano Ferraretto, numero uno del consorzio C. A. B. M. di San Felice che raggruppa varie aziende per un totale di 75 camion e autoarticolati. «Io rientro a Modena dopo due giornate di viaggio nel Lazio – spiega – e come le dicevo per noi che guidiamo mezzi con serbatoi da 1200 litri un pieno passa di colpo da poco più di 2100 euro a poco meno di 3mila, più 900 euro, come posso calcolare direttamente per i miei tre mezzi con i quali trasporto di tutto tranne i liquidi. Con questo super aumento del gasolio noi siamo andati in estrema difficoltà anche perché i nostri clienti, ovviamente, faticano a sopportare costi del 5-10% più elevati per la merce che consegniamo. È difficile farglielo comprendere anche perché loro a loro volta hanno altre problematiche».

Cosa può accadere secondo lei?
«Non si sa, certo il settore rischia e qualcuno si indebita, anche perché noi siamo quasi al punto che costa di più la spesa del gasolio che comprare un camion il cui costo iniziale dopo circa 5 anni si ammortizza. Tenga presente che i mezzi moderni, anche se dipende dal terreno su cui si viaggiano, fanno circa 3-3, 5 km con un litro, dunque se compiamo un viaggio di mille km spendiamo circa 700 euro solo di carburante. E senza contare ad esempio l’autostrada che cresce ogni anno».

Quindi vi fermate per protesta?
«Non lo so, per ora vediamo il governo che dice nei prossimi giorni anche perché le accise sui mezzi nuovi sono state rimborsate ai trasportatori fino al mese scorso e il problema arriva forte ora. Altrimenti non potremo lavorare senza alcun guadagno per noi che passiamo la vita sulla strada: io sono partito lunedì mattina alle 5 per una consegna a Roma e rientrato il giorno seguente alle 19: non lo faccio tutti i giorni, ma in queste giornate sono stato sulla strada tutte le 9-10 ore permesse per legge prima di fare la sosta obbligatoria»l