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Perché la Gran Bretagna invidia Ravarino: lo racconta il Financial Times


	L'headquarter di Stone Island a Ravarino
L'headquarter di Stone Island a Ravarino

Un articolo di Jack Stanley sulle pagine del giornale più letto dai mercati finanziari mondiali porta alla scoperta delle radici di Stone Island – oggi di proprietà di Moncler – in provincia di Modena: «Molte persone non sanno nemmeno che sia un’azienda italiana, pensano sia inglese»

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RAVARINO. Capita, a volte, che accadano cose che raramente si possono spiegare. O meglio, che una natura logica ce l’hanno, in fondo, ma che, se non specificata, risultano quasi assurde. È il caso di Ravarino che, cinque giorni fa - era il 9 aprile - s’è trovato sulle pagine del Financial Times. Che, per i meno avvezzi, è nientemeno il giornale internazionale - con sede principale in Gran Bretagna - che i mercati e le borse mondiali leggono prima di aprire. Sì, più o meno quello che, tra le altre cose, impatta sull’alta finanza mondiale. Tornando a Ravarino, però. Il motivo è Stone Island. Che, per i meno avvezzi anche in questo caso, è un brand di abbigliamento maschile nato proprio qui, nel 1982, per mano di Massimo Osti, il quale inventò, racconta la penna di Jack Stanley, autore dell’articolo, «un tessuto di cotone cerato ispirandosi ai teloni dei camion militari». La Tela Stella, la chiamò.

Il percorso

Da allora il brand ha percorso una strada lunga: divisa degli hooligans inglesi negli anni Novanta - il badge a bussola staccabile dalla manica, spiega il giornale, serviva a «calibrare quanto essere riconoscibili» sulle gradinate sorvegliate dalla polizia -, poi simbolo del movimento Cool Britannia, poi dei rapper, poi di Liam Gallagher, poi, dettaglio non privo di ironia, «del Primo Ministro britannico Sir Keir Starmer, avvistato in polo Stone Island». Nel 2020, racconta il beninformato Stanley, «Moncler l’ha acquistata per 1,15 miliardi di euro. Nel solo ultimo trimestre del 2025 i ricavi sono cresciuti del 16% con ogni regione del mondo in doppia cifra». Nota di colore: mai, Stanley, ha nominato Carlo Rivetti, che di fatto quell’azienda l’ha comprata piccolissima - l’anno era il 1983 - e l’ha fatta crescere prima della vendita a Moncler. Parole d’elogio, il Financial Times, le ha spese; così come Robert Triefus, amministratore delegato dell’azienda, che a Stanley ha detto: «È importante che Ravarino sia vista dal mondo per quello che è sempre stata. È l’essenza di Stone Island, rappresenta ciò per cui questo brand esiste».

Il “paradosso”

C’è poi un paradosso che il pezzo del Financial Times registra con una certa soddisfazione. Triefus è inglese - conobbe il brand da studente a Manchester negli anni 80, era presente all’apertura della azienda - ed è lui stesso a notarlo: «Molte persone non sanno nemmeno che Stone Island è un’azienda italiana, pensano che sia inglese». Un brand nato in provincia di Modena, diventato parte dell’identità britannica al punto da essere scambiato per britannico, che ora rivendica le sue radici emiliane sulle pagine del giornale più letto dai mercati finanziari mondiali. Insomma, anche la Gran Bretagna invidia qualcosa a Ravarino.

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