Dalle criptovalute ai conti svuotati, fino al camper pagato con soldi falsi: ecco le truffe nella Bassa
A Finale Emilia un partecipato incontro con istituzioni e forze dell’ordine: dai 180mila euro versati e mai riottenuti al professionista costretto a stare 4 ore al telefono con i truffatori, i casi più eclatanti e come difendersi
FINALE. Una rogatoria internazionale per seguire i 180mila euro versati e mai riavuti indietro; quattro ore al telefono con i truffatori che coordinavano lo spostamento di quasi 10mila euro dal conto corrente bancario di un professionista dell’Alto ferrarese a quello che poi si è rapidamente svuotato; un camper venduto a 37mila euro online e pagato con un assegno falso, emesso da una banca che secondo i motori di ricerca ha una filiale con anche un numero di telefono ma che invece non esiste e al telefono rispondono i complici. Eccole alcune truffe recentissime raccontate venerdì 17 aprile a Finale Emilia davanti a quasi cento persone.
L’incontro
La serata di prevenzione ha visto tre relatori di spessore: l’avvocato Diego Galeotti che sempre più si sta confrontando con le truffe on line e il mondo delle criptovalute, esplorate da improvvisati investitori attirati da facili guadagni; il capitano della Finanza della Compagnia di Mirandola, Maria Chiara Campoli e il maresciallo Demetrio Pusateri, comandante della stazione dei carabinieri di Finale. Organizzato dal Comune di Finale, l'incontro è servito per fare sensibilizzazione e prevenzione come ha ribadito il sindaco finalese, Marco Poletti.
Ma sono stati illuminanti gli esempi concreti proposti dai relatori che hanno toccato episodi capitati un po' a tutti in sala. E in effetti le tante teste che annuivano hanno da subito dato la cifra di come ognuno abbia quantomeno avuto a che fare con un tentativo di truffa. Ci sono quelli storici e personali (il nipote arrestato, la moneta caduta al supermercato mentre ti svaligiano l'auto, l'acqua contaminata) ma soprattutto si stanno facendo largo quelli informatici e che sfruttano smartphone e mail.
Le raccomandazioni
«Se qualcuno vi fa fretta, allora è più che probabile sia un tentativo di raggiro - hanno detto Galeotti, Pusatieri e Campoli - Attenzione poi alle url e ai guanti delle mail, ma soprattutto se avete un dubbio non fate niente, anzi se siete al telefono riattaccate e mai cliccare su link che non vi convincono e chiedono dati personali».
Galeotti, parlando della sua professione di legale, ha ribadito la necessità di andare fino in fondo nei processi perché «colpire i truffatori nel portafogli è l'unico modo per mettere loro timori. Se su 100 truffe solo 10 arrivano a sentenza allora si capisce perché i numeri sono in continuo aumento». Denunciare è quindi il verbo che più ricorre nel corso della serata alla pari di diffidare di facili guadagni, mail che mettono fretta o telefonate improvvisate in cui a ritmo tambureggiante o con fare amichevole si carpiscono facilmente dati, fiducia e soldi delle vittime.
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