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Al teatro Storchi torna Invivavoce

di Redazione Modena
Al teatro Storchi torna Invivavoce

Siamo pronti ad ascoltare la voce del corpo? Appuntamento domani alle 20.30

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MODENA. Quanto pesa davvero uno sguardo? Che cosa resta di noi, se inseguiamo una perfezione che non esiste? E se proprio lì, nelle nostre imperfezioni, si nascondesse la nostra forza più autentica? Quante storie restano in silenzio, dietro uno schermo sempre acceso? Siamo pronti ad ascoltare davvero la voce del nostro corpo?

Queste sono solo alcune delle domande che sono nate in questi mesi, per progettare una nuova edizione di “Invivavoce”, lo spettacolo in programma domani al teatro Storchi (due repliche al mattino e domani alle 20.30) che da ormai tre anni porta in teatro i giovani in un grande gioco di squadra tra Gazzetta di Modena, Csi Centro Sportivo Italiano di Modena e le scuole della provincia. La regia è ancora affidata alla giornalista Paola Ducci, con una lunga esperienza teatrale alle spalle. Con lei, nella conduzione dei laboratori che hanno portato alla creazione del copione, sempre Marika Minghetti, responsabile dei progetti culturali e scolastici del Csi di Modena, e Francesca Scalise, psicologa che ha guidato il percorso nelle classi.

Nel dettaglio

Il progetto, che rientra nella mission di Gazzetta di Modena con i percorsi Scuola 2030, così come nelle finalità socio-educative di Csi Modena, intende, infatti, dare seguito alla riflessione condivisa iniziata nel 2024 con l’edizione di “Invivavoce-Storie sommerse di violenza di genere” e proseguita con l’edizione “Invivavoce-Echi d’ansia del nostro tempo” del 2025. Protagonisti attivi anche quest’anno sono i giovani, in particolare studenti e studentesse di alcune scuole secondarie di secondo grado di Modena che hanno scelto di affrontare il tema del corpo, inteso come identità e ponte tra la propria interiorità e l’alterità. Ai quali daremo voce, grazie soprattutto al gruppo di teatro dell’istituto “Guarini” e alle scuole di danza coinvolte, trasformandolo l’occasione di confronto plenario in terreno comune e spazio sicuro di elaborazione corale. Sul palco saliranno ragazzi di diversi istituti superiori della città, la danza sarà portata da sette società: LaCapriola, Eurithmya, Tersicore, Ikodanza, Backstage, Equilibra, Scuola d’arte Talentho. La musica sarà ancora una volta diretta da Gustavo Savino, protagonista con il suo piano allo Storchi.

I protagonisti

Due voci impreziosiranno la narrazione teatrale: quella di Matteo Mocci, ex studente di Scuola 2030 e oggi studente universitario lanciato nel mondo della musica; e quella di Elisa Meschiari, voce talentuosa che vanta collaborazioni con diversi big della musica, da Stefano Bollani a Paolo Benvegnù. Il progetto si inserisce nel ricco calendario di Modena Capitale italiana del Volontariato 2026, che ha sposato e promosso il progetto proprio nell’ottica delle connessioni tra giovani generazioni, tema centrale di tutto l’anno. I 400 ragazzi e ragazze che a diverso titolo stanno contribuendo al progetto, donando il proprio tempo e le proprie storie, ci hanno raccontato delle difficoltà che vivono in questi tempi di connessione social costante, e che portano alcune volte per diversi motivi, anche al drammatico fenomeno del ritiro sociale.

Abbiamo raccolto storie che fanno parte dei vissuti degli adolescenti, che con il proprio corpo litigano, al quale a volte negano o sono costretti a negare bisogni che li portano a sentirsi schiacciati davanti agli specchi, giudicati dal proprio sguardo, perdendo di vista la bellezza dell’unicità del proprio aspetto. Giovani che pretendono da sé stessi la perfezione, dimenticando a volte che la mancata aderenza a canoni e stereotipi sociali è una ricchezza interiore, oltre che potente bagaglio personale se interiorizzato consapevolmente, a contrasto della sempre più forte pressione sociale a cui siamo sottoposti. Ci sono state donate anche tante meravigliose storie di accettazione e resilienza. Accettazione che parte dall’ascolto delle proprie emozioni e della voce del proprio corpo, che ha allenato nei ragazzi e nelle ragazze anche la capacità di crescere attraverso le sfide, contribuendo alla costruzione di una sana autostima, fondamentale nella “cassetta degli attrezzi”, necessaria per affrontare la faticosa avventura che è l’adolescenza e per la costruzione di relazioni positive. Sarà, insomma, una nuova emozione, come al solito pensata, ideata e costruita dai ragazzi che come ogni anno hanno scelto il tema e hanno scelto di fare parte di questa avventura.