Gazzetta di Modena

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L’indagine

Auto rubate e portate all’estero: così “ripulite” tornavano in Italia

Auto rubate e portate all’estero: così “ripulite” tornavano in Italia

Il caso in tribunale: una condanna e un patteggiamento, gli altri a processo. Modena crocevia del traffico

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MODENA. Un’indagine che aveva portato a scoprire un sistema collaudato. Auto rubate in Italia, trasferite all’estero – in particolare in Spagna – e poi rientrate con una nuova immatricolazione. Un meccanismo reso possibile anche dal coinvolgimento di prestanome di fatto, soggetti utilizzati come intestatari formali senza una piena consapevolezza del disegno complessivo.

Il sistema

Per quella vicenda erano state indagate 13 persone, a vario titolo, per riciclaggio e ricettazione. I fatti risalgono a diversi anni fa e una parte delle contestazioni è nel frattempo caduta in prescrizione. Ieri, in tribunale, si è tenuta un’udienza che ha segnato un passaggio per le posizioni ancora aperte. Uno degli indagati, ritenuto tra coloro che avevano un ruolo di coordinamento, è nel frattempo deceduto.

Il sistema ricostruito dagli inquirenti ruotava attorno a un gruppo ristretto di tre o quattro persone che gestivano questo sistema. Le auto venivano rubate in Italia, private degli elementi identificativi e trasferite all’estero. In Spagna, attraverso ulteriori soggetti fittizi, venivano nuovamente intestate e quindi “trasformate” in veicoli stranieri. A quel punto rientravano in Italia, dove altri le acquistavano formalmente, consentendo una reimmatricolazione ex novo. Le vetture risultavano così “pulite” e potevano essere rivendute sul mercato. Gli intestatari italiani mantenevano la proprietà solo per un breve periodo, circa un mese, prima che i mezzi venissero ceduti ad altri acquirenti privati. La zona interessata è quella tra la provincia di Modena e la città.

In tribunale

Ieri la maggior parte degli imputati ha scelto il rito ordinario. Uno ha patteggiato, mentre un altro è stato dichiarato incapace di intendere e di volere. Diversa la posizione di una donna di Sassuolo, accusata di riciclaggio e difesa dall’avvocato Miras Athanassios, che ha optato per il rito abbreviato. Secondo la ricostruzione difensiva, la donna lavorava per uno degli indagati – quello poi deceduto – e avrebbe firmato documenti senza rendersi conto della loro natura, tra cui un atto di compravendita in lingua spagnola. L’auto risultò quindi intestata a suo nome, pur senza che si fosse mai recata all’estero. E’ stata condannata a un anno e dieci mesi, con pena sospesa. La difesa non presenterà appello, il che permetterà di ottenere un’ulteriore riduzione di pena.