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Gibi, una storia nata dalle felpe del liceo: «Ora vendiamo in tutti i Paesi europei»


	I fratelli Mario e Rocco Biondo
I fratelli Mario e Rocco Biondo

Dai fratelli Mario e Rocco Biondo il merchandising personalizzato per scuole e imprese: «Tutto è iniziato negli anni delle scuole superiori al liceo classico San Carlo. La svolta? L’incontro con un grande importatore»

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MODENA. Secondo un noto e divertente film – qualcuno ricorderà Amici Miei - il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. Esattamente le caratteristiche di Mario Biondo, fondatore, assieme al fratello, Giovanni all’anagrafe, ma per tutti Rocco – poco più di cinquant’anni in due – della Biondo Brother. O meglio, della Gibi, che è il vero e proprio marchio di questa azienda che si occupa di merchandising personalizzato. Detta così, sembra una cosa ben poco originale, ma il modo in cui è nata quest’attività e come si sta sviluppando ora è certamente non comune. «Tutto nasce – racconta Mario – durante gli anni delle superiori, al liceo classico San Carlo, di cui ero rappresentante d’istituto degli studenti. Con tante idee, tra le quali quelle di realizzare le felpe della nostra scuola, che inizio a vendere in tutte le classi, grazie anche alla mia… esuberanza, diciamo così. L’anno dopo ripetiamo l’esperienza, producendo anche i pantaloni, ottenendo risultati incredibili. Basti pensare che mi capita ancora di vedere in giro, e con tanta soddisfazione, alcune di quelle felpe».

Un successo che oltrepassa i confini provinciali.

«In effetti, ben presto vengo contattato da scuole di altri territori o da società fanno come riferimento il mercato scolastico. L’attività, insomma, continua a crescere, anche durante gli anni di università: al mattino seguivo le lezioni alla facoltà di Economia mentre di notte lavoravo. La biblioteca della Marco Biagi era un po’ il mio ufficio. In un anno abbiamo decuplicato il fatturato, passando da 35.000 a 370.000 mila euro grazie ad una rete commerciale costituita da amici e amici di amici. Un’attività basata sempre su una linea scolastica, con tanto di catalogo, diffusa ormai non solo nella nostra regione, ma anche in Lombardia, in Veneto, in Friuli».

Guardando al tuo passato, un passato recentissimo, visto che hai 28 anni, c’è un momento che ritieni particolarmente importante?

«Sì, senza dubbio: l’incontro con un grande importatore che poi si è rivelato essere un supporto importante nel nostro percorso. Mi ha dato la prova della credibilità delle nostre idee aziendali».

A che punto siete del vostro viaggio?

«Probabilmente, quello che intraprende un’impresa è un percorso che non finisce mai perché si trasforma continuamente. Ad esempio, il nostro mercato, quello scolastico, sta già cambiando, tanto che ora ci stiamo concentrando sul merchandising per le scuole elementari e le medie inferiori. Peraltro, oggi, questo settore copre il 20% del nostro fatturato. Il resto lo fanno le imprese, alle quali proponiamo linee originali. Dal 2022, infatti, lavoriamo nell’ambito B2B, mentre da pochi mesi abbiamo lanciato una linea sportiva in collaborazione con realtà locali. In più, grazie alla nostra piattaforma di eCommerce, vendiamo in tutti i Paesi europei».

Hai parlato di idee aziendali…

«Noi non siamo solo venditori. Quello che noi facciamo, puntando molto sulla creatività, è dare strumenti alle imprese per alimentare il senso di appartenenza, alimentare la visione aziendale. In tutto questo, stiamo lavorando con alcune imprese partner a nuove idee e guardando anche al mercato Usa, che è la patria del marketing. Del resto, la curiosità, la capacità di pensare in modo diverso, anche di copiare quello che avviene altrove, è una delle chiavi dello sviluppo».

È stato utile essere in una provincia come questa?

«Sì, senza dubbio. Giorno dopo giorno, mi sono accorto che la nostra zona è strategica perché ci trovi tutto in poco tempo. È un punto di forza incredibile, nemmeno a Milano c’è tanta reattività». Quali sono i problemi più grandi che incontra una giovane imprese per affermarsi? «Uno dei problemi più spinosi è sicuramente l’accesso al credito, che non è una cosa banale. Un altro elemento importante è la possibilità di rapportarsi con altri imprenditori, conoscersi, condividere idee, progetti. Sotto questo profilo mi pare che Cna sia molto impegnata e questa ci piace molto. L’attenzione che in questa associazione si dà al network, non solo in senso di business, credo sia una cosa davvero molto positiva».

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