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L’evento

“Invivavoce”, duemila corpi riempiono il teatro Storchi: il coraggio dei giovani prende voce

di Ginevramaria Bianchi
“Invivavoce”, duemila corpi riempiono il teatro Storchi: il coraggio dei giovani prende voce

Grande successo per la terza edizione del progetto firmato da Gazzetta di Modena e Csi, inserito anche nel programma di Modena capitale italiana del volontariato: applausi per le tre rappresentazioni a teatro con gli studenti protagonisti

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MODENA. Ci vuole coraggio a spogliarsi delle proprie insicurezze davanti a una platea colma di persone sconosciute in un teatro. Ci vuole coraggio a restare in scena, a sostenere lo sguardo degli altri, lasciare che la propria voce tremi e poi trovi un ritmo, un senso, un ascolto. Ci vuole coraggio anche a guardarsi davvero, senza filtri, accettando ciò che si è. Ed è da qui che prende forma “Invivavoce - La voce del corpo”, andato in scena martedì sera – 21 aprile – al teatro Storchi con due repliche al mattino che hanno attraversato l’intera giornata, dalle scuole al pubblico serale, inserendosi anche all’interno del calendario degli eventi in programma per l’anno di Modena capitale italiana del volontariato. Sul palco, talenti modenesi, che hanno cantato, recitato, ballato. Ma soprattutto emozionato.

La mattina si è aperta col brusio di mille studenti arrivati da diversi istituti della città. Poi il silenzio. Un silenzio pieno, attento, poi trasformato in applauso e riconoscimento. Le stesse emozioni si sono riversate la sera: il teatro era sold out. In totale, nella giornata, oltre 1.800 presenze. Visti i numeri, si potrebbe parlare di un successo. E invece, crediamo sia giusto parlare di un bisogno. Un bisogno partito dalle domande raccolte durante i mesi di lavoro tra le scuole del territorio, Csi Modena e la Gazzetta di Modena, a cui hanno partecipato 400 ragazzi, guidati dalla regia di Paola Ducci insieme a Marika Minghetti e alla psicologa Francesca Scalise. 400 voci. Quanto pesa uno sguardo? Che cosa resta, quando si rincorre un’idea di perfezione che non esiste? Queste le loro domande. Le risposte, le hanno date sul palco ieri, dove le storie si sono fatte prima note e poi danza; ma poi anche recitazione e testimonianze. A rendere tutto ciò possibile, i ragazzi delle scuole superiori del territorio; il gruppo teatrale dell’istituto Guarini; le sette scuole di danza (LaCapriola, Eurithmya, Tersicore, Ikodanza, Backstage, Equilibra, Talentho); la musica di Gustavo Savino; le voci di Matteo Mocci ed Elisa Meschiari e il main sponsor Bper, che ha fin da subito creduto nell’evento. E al centro, il corpo. Nei racconti sono emersi fragilità, pressioni, solitudini legate a un tempo in cui essere sempre connessi non significa necessariamente essere ascoltati. Ma anche percorsi di accettazione, tentativi riusciti di trasformare il limite in risorsa. E “Invivavoce - La voce del corpo”, ha provato a muoversi proprio in questo spazio: tra vulnerabilità e consapevolezza, tra fatica e possibilità, in un processo che continua, anche oltre il palco. E alla fine, quando le luci si sono abbassate, quando il sipario si è chiuso per l’ultima volta, è rimasta la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico, costruito insieme, dove il coraggio, davvero, ha preso voce. In vivavoce.

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