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Sembra frutta ma non è: a Modena i dolci di Cristina sono un’opera d’arte

di Ginevramaria Bianchi

	Tra i dolci opera d'arte di Cristina la sua frutta realistica
Tra i dolci opera d'arte di Cristina la sua frutta realistica

Cristina Puha, ingegnera alimentare 33enne, nella pasticceria Atelier Dolce Krystina in via Bianchi Ferrari crea il trompe-l’œil: la sua frutta realistica delizia occhi e palato ed è virale sui social

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MODENA. Se avete da poco prenotato un viaggio a Parigi e nel vostro itinerario avete messo in conto di perdere un’ora davanti al 6 di rue de Castiglione per addentare una finta nocciola che costa come un pranzo firmata da Cédric Grolet… fermatevi. Respirate. E dirigetevi verso Modena. Perché a molto meno – benzina permettendo – quello stesso prodotto che manda in tilt Instagram, Tiktok, e le papille gustative degli amanti della pasticceria, lo trovate in via Francesco Bianchi Ferrari 46, all’Atelier Dolce Krystina.

Quei dolci che sembrano frutti

Qui, dietro al bancone, c’è Cristina Puha, 33 anni, moldava, ingegnera alimentare e conosciuta in città per essere la pasticcera che in questi giorni sta facendo numeri record sui social mostrando il dolce più virale del momento: il trompe-l’œil. Letteralmente, dal francese, “ti inganno l’occhio”. Più semplicemente in Italia si parla di “frutta realistica”, quella che sembra un mango e invece è una mousse. Roba da milioni di visualizzazioni: dentro, un cuore morbido; fuori, un velo lucidissimo spruzzato con burro di cacao colorato. Il risultato? Un dolce che sembra davvero un frutto… finché non ti metti sulla bilancia. Cristina ride quando glielo diciamo. Poi, inizia a raccontarsi.

Cristina e la sua pasticceria

«Sono a Modena da quasi undici anni. Tre anni fa ho aperto questo laboratorio. Io vengo dall’ingegneria alimentare, ma la felicità delle persone davanti a un dolce… quella non la studi, la vedi. E allora, ho iniziato a frequentare corsi di alta pasticceria». Poi, la decisione di buttarsi e investire tutto su quello. All’inizio erano torte e monoporzioni. Poi la clientela ha iniziato a chiedere colazioni, croissant, dolci al cucchiaio… Da qui, la scelta di “allargare lo spazio”, e di far arrivare in vetrina lamponi, limoni, pere… Ma lei subito precisa: «Pure la viennoiserie e le torte sono buone». Anche se, chiaramente, «la frutta realistica è un po’ il pretesto per cui si entra in negozio».

Imitare Parigi? No, tradurla

«Viviamo in un’epoca virale, in cui la gente vuole sapere cosa si prova assaggiando un finto lampone dopo ore di coda in una strada parigina», ammette lei stessa. Ma non che a Modena le code non si facciano. «Nel weekend qui c’è la fila, forse perché siamo i primi qui a proporla in città». I prezzi? Tra i 5 e i 7 euro. «È una fascia medio-alta di prezzo, ma perché questi prodotti richiedono tempo e materie prime selezionate...», giustifica. Il punto, però, non è imitare Parigi. È tradurla. «Ho portato questi prodotti tarandoli sulla mia sensibilità, cercando equilibrio e ascoltando i clienti, che ringrazio ogni giorno per essere così affezionati». E per il futuro, Cristina non ha dubbi: «Mi piacerebbe aprire un altro store, circondando la mia arte dalla bellezza del centro storico. Voglio continuare così, crescere, e magari ispirare qualcuno a credere nel proprio sogno. Così come faccio io».

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