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Il caso giudiziario

«Nozze forzate per i documenti», ma il giudice dà ragione alla madre e all’ex marito


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L’avvocato Maria Larossa
 

La coppia viveva a Castelfranco. La giovane si era sposata a 21 anni, poi li aveva denunciati

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CASTELFRANCO. A finire sotto accusa erano stati una donna di 49 anni e un uomo di 46, entrambi di origine albanese, madre ed ex marito della presunta vittima, chiamati a rispondere del reato di costrizione al matrimonio. Un’accusa pesante: secondo l’impostazione iniziale, la giovane sarebbe stata obbligata a sposarsi per consentire all’uomo di ottenere i documenti per rimanere in Italia, con pressioni e minacce legate anche al figlio minorenne. Ieri, in tribunale a Modena, è arrivata però l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

La vicenda a Castelfranco

La vicenda affonda le radici nel giugno 2021, a Castelfranco. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la giovane – 21 anni all’epoca – sarebbe stata spinta a contrarre matrimonio contro la propria volontà, in un contesto familiare ritenuto coercitivo. La denuncia era arrivata in un secondo momento, dopo la fine della relazione. Diversa la lettura proposta dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Maria Larossa che assisteva entrambi gli imputati. È stato ricostruito un rapporto che, almeno inizialmente, sarebbe stato caratterizzato da una relazione sentimentale condivisa, con entrambi gli interessati che avevano descritto il legame come autentico. La madre, secondo questa versione, avrebbe espresso qualche insistenza ritenendo l’uomo una persona affidabile, ma senza imporre scelte. Dopo pochi mesi dal matrimonio, la giovane avrebbe intrapreso una nuova relazione, scelta non condivisa in famiglia e all’origine di tensioni. Nel tempo i rapporti si sono modificati, fino a una rottura e a contrasti che hanno coinvolto anche altri familiari. In questo clima è maturata la denuncia. La difesa ha inoltre sostenuto che non vi fosse alcun collegamento tra il matrimonio e l’ottenimento dei documenti, arrivati solo in un momento successivo.

La difesa

«Si tratta di situazioni familiari purtroppo finite in aula di giustizia, ma che non sarebbero dovute arrivare fin qui: una madre che cercava di dare consigli a una giovane che ha fatto di testa sua, giustamente. Ma sono questioni che nulla hanno a che vedere con un reato così importante, introdotto nel 2019 a tutela dei soggetti vulnerabili, un tema troppo delicato per essere legato a vicende di questo tipo», ha commentato l’avvocato Maria Larossa.

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