25 Aprile di valori, ricordo e impegno: così i modenesi hanno festeggiato la Liberazione
In tutta la provincia le manifestazioni per gli 81 anni dalla fine dell’occupazione nazifascista
MODENA. È stato ricordato anche quel giorno, il 2 giugno 1946, quando le schede elettorali sono diventate “biglietti d’amore”, stretti tra le mani di uomini e donne in fila alle urne per apporre un segno: una crocetta descritta dalle parole di Anna Garofalo, citate dal sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, durante le celebrazioni organizzate per il 25 aprile. Perché il diritto di voto e la libertà di scegliere una forma di governo diversa dalla monarchia sono stati l’approdo di un percorso iniziato con la Liberazione nazionale. «Per la prima volta dopo anni di dittatura milioni di cittadini entrarono in una cabina elettorale e compirono un gesto semplice, ma potentissimo: votare. Non è un gesto formale, è un atto di fiducia non verso qualcuno, ma verso il nostro futuro».
A Modena 3mila persone in piazza Grande
Il discorso, tenutosi in piazza Grande, ha richiamato circa tremila persone, rientrando nelle celebrazioni della giornata con il tradizionale corteo accompagnato dalla banda cittadina “A. Ferri” e l’omaggio al sacrario della Ghirlandina. Modena e tutti i principali comuni della provincia hanno accolto l’ottantunesimo anniversario dalla Liberazione con momenti istituzionali ed altre iniziative rivolte alla cittadinanza.
La libertà di cui oggi godiamo «è il frutto di una scelta consapevole, partita per molti italiani ben prima della guerra di resistenza. Lo dimentichiamo spesso. L'antifascismo viveva già negli anni della nascita del fascismo e tanti hanno pagato con la vita». Mezzetti lo ha ribadito con chiarezza: quella consapevolezza e responsabilità avrebbero dato vita alla Repubblica italiana. «Non credo che possiamo lamentarci con troppa facilità, come spesso facciamo, perché i giovani non sanno, non ricordano, se noi per primi spesso mettiamo una sospensione ai nostri ricordi». Se custodire la memoria del male e delle efferatezze perpetrate in passato è un impegno civile, oggi più che mai diventa una necessità urgente.
«La liberazione non è memoria, ma impegno. La Costituzione non è un testo, è una guida. E il voto non è solo un diritto, ma responsabilità». Ancora una volta ciò che è stato parla al presente, un periodo storico attraversato da tensioni internazionali, da guerre, da crisi economiche e sociali, «un tempo in cui le democrazie sono duramente messe alla prova. Proprio per questo il richiamo ai valori della Liberazione, che non sono retorici, ci ricorda che la libertà non è mai garantita per sempre, che la pace va costruita ogni giorno e che la democrazia vive solo se i cittadini partecipano».
La proposta del sindaco Mezzetti è stata quella di onorare la Liberazione non con uno sguardo nostalgico, ma come un’occasione per guardare al domani con responsabilità. Anche Luca Aniasi, presidente nazionale della Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Fiap), ha scelto di intervenire intrecciando presente e passato, per evitare un 25 aprile “stanco”, privo di visione. «Si moltiplicano i tentativi provenienti da responsabilità istituzionali non marginali di ridimensionare il significato di questa data, di equiparare le ragioni dei partigiani a quelle dei repubblichini, di presentare la Liberazione come una celebrazione divisiva». Le parole di Aniasi hanno ricordato protagonisti e fatti del processo di Liberazione, sottolineando l’importanza di non intendere la giornata come “festa della riconciliazione dei torti o delle ragioni”. «Nel cuore Europa, in Ucraina, continua una criminale guerra di aggressione, in Medio Oriente e in tante parti del mondo il diritto internazionale è sospeso e umiliato». L’antifascismo non può essere solo un rito commemorativo, ma deve tradursi nello stare dalla parte di chi è aggredito e non di chi aggredisce. Questo impegno si estende alla difesa di chiunque subisca soprusi, dai civili sotto le bombe ai migranti che annegano nel Mediterraneo. Un messaggio che è stato accompagnato da un invito rivolto a tutti i presenti: scegliere il nome di una staffetta, una madre costituente, un internato militare o un deportato razziale, e di tenerlo vivo, «raccontarlo ai figli, ai nipoti, ai colleghi, agli studenti, perché la memoria se non cammina muore».
Nel corso degli interventi istituzionali piazza Grande ha visto arrivare i partecipanti della Consulta popolare, giovani per la Palestina, sostenitori del partito rivoluzionario comunista e dei Carc, tra bandiere e megafoni per urlare “Vergogna!” ed esprimere voci di dissenso, mentre sul palco le celebrazioni proseguivano. La manifestazione si è conclusa con il discorso di Maura Gancitano, filosofa, pedagogista e co-fondatrice di Tlon. «Il tempo che stiamo attraversando è molto difficile e problematico. Non mancano le storie, sono anche troppe. È una saturazione narrativa ed è questo il problema. Non c'è più una censura che dice cosa non puoi raccontare». Mentre il fascismo imponeva una narrazione unica, il potere contemporaneo opera attraverso una “sovrapproduzione di storie”, che «occupano la nostra attenzione e, in realtà, ci fanno addormentare. La capacità di ricordare passa dai corpi, dall'incontro, dal dubbio e dalle domande. La Resistenza ha rappresentato il risveglio di chi non ha creduto che non ci fosse alternativa al nazifascismo. Oggi ne siamo ancora testimoni, possiamo sentirci parte di quella genealogia e coltivare la fiducia che viene solo da una storia collettiva».
A Carpi il corteo per la pace
In Piazza Martiri il ricordo del 25 aprile ha lasciato spazio a uno dei momenti più partecipati e significativi della giornata: il corteo per la pace. Mano nella mano, adulti e bambini hanno attraversato la piazza portando con sé una grande bandiera arcobaleno lunga cento metri, simbolo di unità, dialogo e speranza. La stessa bandiera è stata poi issata sul Torrione degli Spagnoli, regalando un’immagine di forte impatto e grande valore simbolico. La città si è stretta attorno ai più giovani, veri protagonisti di questo momento collettivo. Gli alunni delle scuole Verdi, insieme all’orchestra delle scuole medie Alberto Pio, hanno dato voce a un messaggio di pace e di futuro. Le note de La Vita è Bella del maestro Nicola Piovani hanno accompagnato la piazza in un’atmosfera intensa e carica di emozione, capace di unire generazioni diverse. Un finale toccante, accolto da un lungo applauso, che ha ricordato a tutti come il valore della Liberazione continui a vivere nei gesti, nelle parole e soprattutto nello sguardo delle nuove generazioni. Perché, ottantuno anni dopo il 25 aprile 1945, l’aurora di un mondo migliore può ancora apparire meno lontana.
A Fossoli concerto e letture
Al Campo di Fossoli a dare voce alla memoria sono state le letture di Simone Maretti, accompagnate dalle armonie della Corale Savani, in un intreccio di parole e musica capace di restituire tutta la forza del ricordo. «Voi non dovete appoggiarvi a una parola, voi dovete capirlo dal silenzio dei morti, per che cosa combattete»: un invito intenso, quasi un monito, che ha guidato l’intera commemorazione. Le parole di resistenza di Giuseppe Ungaretti, Giorgio Caproni e Primo Levi sono state rievocate e hanno risuonato in un luogo che custodisce una delle pagine più dolorose del fascismo e del nazismo. Tra quei muri, dove migliaia di persone conobbero la prigionia, la deportazione e l’orrore, la memoria continua a interrogare il presente. E continua anche a indicare una direzione: quella di un futuro fondato sulla pace, sulla libertà e sulla dignità umana. Un’aurora di un mondo migliore che allora appariva come una speranza necessaria e che ancora oggi resta un impegno da rinnovare, ogni giorno, attraverso il ricordo e la responsabilità collettiva.
A Sassuolo messa e corteo
Sassuolo ha celebrato la Liberazione con un ricco programma. Le celebrazioni si sono aperte con la messa nella chiesa di San Giorgio, momento di raccoglimento che ha preceduto il rito civile. Intorno alle 10.15 ha preso avvio il corteo commemorativo che ha attraversato il centro cittadino, con la partecipazione di autorità, associazioni e numerosi cittadini. Il cammino si è concluso in piazza Garibaldi, dove si è svolta la cerimonia ufficiale tra i gonfaloni schierati. Le note della Banda cittadina “La Beneficenza” hanno accompagnato i momenti più solenni, sottolineando il valore simbolico della giornata. «Celebrare l’81° anniversario della Liberazione non è un esercizio di retorica, ma un atto di responsabilità collettiva – ha dichiarato il sindaco Matteo Mesini –. Democrazia e pace non sono conquiste scontate, ma valori da coltivare ogni giorno. Vedere insieme anziani e giovani dimostra che la memoria di Sassuolo è viva». Le iniziative sono proseguite nel pomeriggio con il tradizionale pranzo della resistenza al circolo Alete Pagliani, promosso da Anpi, Cgil e Spi, e con la festa danzante al parco Norma Barbolini. Un programma che ribadisce come la Liberazione viva nel cuore dei cittadini.
A Vignola corone per i caduti e ricordo dei partigiani
Vignola ha celebrato l’81° anniversario della Liberazione con una mattinata dedicata al ricordo e alla memoria collettiva. Le iniziative si sono aperte alle 9 nella Chiesa plebana con la messa alla presenza dei gonfaloni comunali e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’arma. Alle 9.45 autorità, associazioni e cittadini si sono ritrovati in via Garibaldi per l’avvio del corteo commemorativo. La sfilata, accompagnata dalla banda musicale di Marano, ha attraversato le vie del centro storico. Il momento centrale della cerimonia si è svolto al monumento ai Caduti, dove sono state deposte le corone in onore di quanti persero la vita per la libertà e la democrazia.
Il corteo ha quindi raggiunto il municipio, dove la celebrazione è proseguita nella sala consiliare. Qui sono intervenuti Vanni Bulgarelli, presidente provinciale dell’Anpi di Modena, ed Enrico Turci del Gruppo di Documentazione Vignolese Mezaluna – Mario Menabue APS.
