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La sentenza

Gambe amputate dopo l’incidente sul lavoro, il giudice: «Risarcire anche la famiglia dell’operaio»


	Il Tribunale di Modena ha stabilito che l'azienda dell'operaio infortunato dovrà risarcire anche i familiari
Il Tribunale di Modena ha stabilito che l'azienda dell'operaio infortunato dovrà risarcire anche i familiari

Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Modena, l’azienda dovrà versare 650mila euro: «Stravolte anche le vite dei familiari, a partire da quella della giovane moglie. La responsabilità dell’infortunio fu unicamente del datore di lavoro»

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MODENA. Oltre al risarcimento già riconosciuto al lavoratore, l’azienda dovrà versare circa 650 mila euro anche ai familiari per i danni morali subiti. È quanto stabilito dal Tribunale di Modena, di cui riferisce il Corriere Bologna, in una sentenza di primo grado che riguarda un grave infortunio sul lavoro avvenuto nel 2018, costato a un operaio l’amputazione di entrambe le gambe sopra il ginocchio.

Perché spetta il risarcimento anche alla famiglia

Secondo i giudici, le lesioni riportate sono state così gravi da determinare un radicale stravolgimento non solo della vita dell’uomo, ma anche di quella dei suoi familiari più stretti. In particolare, alla moglie – che all’epoca dei fatti era poco più che ventenne – è stata riconosciuta la quota più rilevante del risarcimento. Come sottolineato dal giudice Giuseppe Pagliani, della sesta sezione civile, «il danno parentale da macrolesioni deve essere liquidato in misura proporzionale alla gravità delle lesioni stesse, tenuto conto della permanente perdita dell’autosufficienza del congiunto e del radicale cambiamento della vita familiare».

L’incidente sul lavoro «fu colpa dell’azienda»

Dagli atti processuali emerge che l’uomo era stato assunto nel 2013 con mansioni di saldatore, ma dal mese di ottobre 2018 era stato adibito alla guida di autocarri per il trasporto di macchinari agricoli, senza modifica del contratto, senza aver conseguito la Carta di qualificazione del conducente (Cqc), obbligatoria per legge, e soprattutto senza aver ricevuto una formazione adeguata per l’attività di autotrasporto e per le operazioni di carico e fissaggio dei mezzi. L’incidente avvenne durante un trasporto: l’operaio tamponò un camion guidato da un collega, che stava trasportando un macchinario agricolo molto pesante. A seguito dell’urto, il carico scivolò dal rimorchio e rovinò sull’uomo, schiacciandolo. Nel corso del processo è emerso che le cinghie di ancoraggio erano logore e prive di dispositivi di tensionamento a cricchetto; mancavano inoltre cunei per le ruote e altri presidi essenziali per il fissaggio di carichi pesanti. Per il Tribunale, la responsabilità dell’infortunio è «unicamente riconducibile al datore di lavoro», a causa delle gravi carenze nella formazione dei dipendenti e nelle misure di sicurezza adottate. I giudici hanno inoltre escluso qualsiasi concorso di colpa da parte dell’operaio, chiarendo che i danni non furono causati dall’impatto in sé, ma dal distacco del carico dovuto a un ancoraggio difettoso, circostanza imputabile esclusivamente all’azienda.

Da queste valutazioni è scaturita la condanna al risarcimento anche dei familiari, riconoscendo il peso umano e sociale di una vicenda che ha segnato profondamente un intero nucleo familiare.