Nel nuovo podcast sulla strage di Bologna il modenese che intuì il ruolo di Bellini ma non fu ascoltato
Sara Poledrelli ha realizzato “Lampi – 2 agosto 1980”, un lavoro in 6 puntate che intreccia fonti, testimonianze e ricerca sul campo: si parla anche di Rolando Balugani, all’epoca tra coloro che investigarono
MODENA. «La memoria non è un esercizio del passato: è un dovere del presente». Con questa convinzione Sara Poledrelli ha realizzato “Lampi – 2 agosto 1980”, podcast in sei puntate (Piombo Podcast) dedicato alla ricostruzione della strage alla stazione di Bologna. Un lavoro che intreccia fonti, testimonianze e ricerca sul campo, presentato a Roma, Bologna, Reggio Emilia e ora disponibile su YouTube, Spotify e le principali piattaforme di ascolto. Poledrelli ha attraversato anche Modena, dove la memoria di quel giorno continua a emergere attraverso voci ancora vive.
Sara, da dove nasce l’idea di un podcast sulla strage?
«Seguendo gli ultimi processi, a carico di Gilberto Cavallini (ex NAR) e Paolo Bellini (ex Avanguardia Nazionale), ho trovato un materiale umano potentissimo. La verità stava emergendo: volevo condividerla. Dopo le sentenze definitive (ergastolo per entrambi) era il momento di guardare oltre i depistaggi di apparati infedeli allo Stato e rendere questa storia accessibile a tutti».
Una narrazione per “sfatare la retorica del mistero”: cosa intende?
«Mi oppongo alla narrazione di una “verità irraggiungibile”, che genera solo sfiducia. I processi hanno illuminato la strategia della tensione e le connivenze tra eversori e servizi deviati. La pace sociale non nasce dal silenzio, ma dal riconoscimento delle responsabilità».
Cosa ha trovato sul piano della memoria in Emilia Romagna?
«Una regione coesa, che vive la strage come una ferita propria, anche dopo 46 anni. Ho trovato uno slancio di memoria straordinario, sia tra i familiari delle vittime che tra chi non ha legami diretti con la tragedia».
Si è imbattuta nella figura del modenese Rolando Balugani, all’epoca tra coloro che investigarono.
«Una rivelazione. Balugani è il contraltare positivo di Paolo Bellini. Onesto e caparbio, intuì il ruolo di Bellini quarant’anni fa, ma rimase inascoltato. Le sentenze oggi gli rendono giustizia. La sua vicenda, ricostruita con l’aiuto dei figli, di una sua stretta collaboratrice, del giornalista Giovanni Vignali e di Vito Zincani, all’epoca dei fatti giudice istruttore, meritava di essere raccontata».
C’è una testimonianza che l’ha colpita di più?
«Impossibile scegliere. Mi ha segnato il senso di colpa di un’amica che invitò Sergio Secci alla sua festa; il racconto crudo di Patrizia Colombari; la commozione di Agide Melloni, autista del bus 37. E l’inquietante testimonianza del figlio di Bellini».
L’ostacolo più difficile nella ricostruzione?
«Sbrogliare la matassa degli attentati pre-1980. Fondamentale il lavoro del maggiore Cataldo Sgarangella sui flussi finanziari. Anche i depistaggi sono stati ostici: linee guida già abbozzate prima della strage, poi adattate per risultare credibili».
Chi ascolta questo podcast trova risposte?
«Trova un filo conduttore. Il podcast mostra come i nuovi elementi confermino l’impianto della sentenza del 1988: la novità eclatante è il “filo del denaro”. Se nel primo processo – di cui mio zio Alberto Albiani fu estensore – il legame tra autori materiali e mandanti poteva essere solo dedotto, oggi la decrittazione dei flussi prova chiaramente il nesso tra chi ha orchestrato la strage e la manovalanza neofascista».
Cosa significa fare memoria oggi?
«Superare i pregiudizi. Giudicare i responsabili non è “divisivo”: è stata la strage a dividere il Paese. Fare memoria significa riconoscere le responsabilità senza ambiguità».
Perché il podcast per una storia così complessa?
«Permette un’esperienza immersiva: musica, suoni e repertorio trasportano l’ascoltatore in un’altra epoca, stimolando una rievocazione spontanea. L’obiettivo è rendere viva una storia che appartiene anche a chi non l’ha vissuta».
Perché il titolo “Lampi”?
«Richiama Petrolio di Pasolini, dove l’autore ipotizza la strage in una visione profetica. Un capitolo si intitola “Lampi sull’ENI”: sprazzi di conoscenza. Da lì a “Lampi – 2 agosto 1980” il passo è stato breve».
Dopo il debutto, c’è in programma una data a Modena?
«Spero proprio di sì. Mi farebbe piacere incontrare il pubblico modenese».
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