Scomparsa di Salvatore Legari: «Oliva mi chiese una betoniera»
Il socio del muratore 54enne: «Per me era come un fratello»
SASSUOLO. «Per me Salvatore era come un fratello. E io lo ero per lui. Mi diceva: “Io di fratelli non ne ho, ho solo sorelle. Considero te, mio fratello”. Per questo non mi posso perdonare di non essere andato con lui quel giorno in cantiere a Lesignana a ritirare i soldi che Alex Oliva ci doveva. È un dispiacere che mi porterò nella tomba. Se andavo con lui, sarebbe ancora vivo oggi».
Testimonianza intensa, e a tratti commossa, in tribunale da parte del 56enne che da sei anni era socio e braccio destro di Salvatore Legari, il muratore 54enne originario del Salento ma residente a Modena scomparso il 13 luglio 2023. Ieri si è tenuta la nuova udienza in Corte d’Assise (presieduta da Cristina Bellentani) del processo che vede Alex Oliva, idraulico 39enne di Sassuolo, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere (a difenderlo, Edoardo Salsi e Luca Brezigar). Per l’accusa, il movente sarebbero stati 16mila euro che Legari vantava come credito per i lavori fatti nella sua villa in costruzione a Lesignana, che Oliva non voleva pagargli.
I soldi
Chiamato a testimoniare dal pm Francesca Graziano, il 56enne ha rivelato nuovi aspetti della vicenda. Ha confermato che Legari nel pomeriggio del 13 luglio 2023 era andato in cantiere a ritirare i soldi da Oliva: gli ha detto che l’avrebbe fatto quando si sono visti a pranzo. Ma glielo ha confermato anche lo stesso Oliva: «Quando ci siamo trovati in caserma dai carabinieri il 14 luglio, il giorno della denuncia di scomparsa, per essere sentiti, mi ha detto che aveva dato i 16mila euro a Salvatore – ha riferito – ma non gli aveva fatto nessuna ricevuta nonostante la cifra elevata. E che poi lui era andato via, lasciando Salvatore in cantiere. Ma io non ci credo che Salvatore sia rimasto in cantiere con tutti quei soldi in tasca – ha precisato – non ci credo neanche... Quando riceveva dei soldi, lui mi chiamava sempre o mi mandava un messaggio, e ci vedevamo. Quando riscuoteva, per prima cosa pagava i fornitori, e aiutava la famiglia. Non si è mai nascosto per non pagare, e ha sempre aiutato tutti. Poi si divideva quello che rimaneva. E se mancava qualcosa da darmi, veniva a casa mia e mi diceva: “Guarda, con il prossimo cantiere ci mettiamo a posto”. Non ho mai avuto nessun problema con lui. Quando capitava che alzavo la voce, lui veniva con un sorriso e tutto si sistemava subito: non si poteva litigare con lui. Se sapessi dov’è, lo andrei a prendere in braccio. Senza di lui, ho perso tanto nel lavoro: adesso faccio solo qualcosa come dipendente e basta».
«Cercavano picchiatori»
Il 56enne ha rivelato una circostanza inquietante su Oliva: «Prima di noi – ha raccontato – erano venuti in cantiere due di Sassuolo che avevano preso l’acconto e poi erano spariti. Alex Oliva era andato da Salvatore a chiedergli se trovava gente per andare a picchiare questi due. Sentii il padre di Alex che diceva a Salvatore: “Voglio vedere questi due che soffrono”. Ma Salvatore rispose che lui non faceva queste cose».
Su richiesta degli avvocati di parte civile, Antonio Cozza e Corina Torraco, il 56enne ha detto di aver visto più volte in cantiere Alex Oliva manovrare l’escavatore che Salvatore aveva preso in affitto per fare i lavori in cantiere: «Sì sì, l’ho visto usare l’escavatore, Alex lo usava abitualmente: faceva i buchi da solo». I legali si sono soffermati anche su un altro aspetto: il fatto che Alex Oliva avesse chiesto al socio di Salvatore, dopo la sua scomparsa, una betoniera per fare del cemento. E questo nonostante i due non si parlassero più da mesi. Da quando Oliva con un messaggio dopo un litigio aveva estromesso il 56enne dal cantiere dicendo che aveva istallato delle telecamere e che se lo vedeva entrare in cantiere avrebbe chiamato i carabinieri.
«Il 14 luglio, quando ci siamo visti in caserma dai carabinieri, Alex mi ha chiesto se potevo prestargli la mia betoniera per fare del cemento. Io sul momento dissi di sì, e gliela portai 3-4 giorni dopo. Un mese dopo lo chiamai per sentire se potevo venire a riprenderla, ma Alex mi bloccò sul telefono. Da allora non ci siamo mai più sentiti».
Il biglietto
Il 56enne ha anche assicurato che non era la calligrafia di Salvatore quella del biglietto sul cruscotto del suo furgone bianco ritrovato a Sassuolo nove giorni dopo la scomparsa. C’era scritto l’indirizzo della strada in cui fu rinvenuto, via 5 Giornate di Milano. «Conosco bene la scrittura di Salvatore – ha detto – e quella non era la sua».
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