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Il progetto

Basta smartphone, a scuola arrivano i maghi: l’incredibile trucco che ha salvato il corsivo dei bambini

di Vincenzo Brancatisano

	I bambini dell'istituto comprensivo di Castelvetro a lezione dal mago
I bambini dell'istituto comprensivo di Castelvetro a lezione dal mago

L’originale e coinvolgente progetto dell’istituto comprensivo di Castelvetro sarà esportato a Bologna: carte e palline al posto di schermi touch screen e gli alunni superano le difficoltà nella scrittura

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CASTELVETRO. E se utilizzassimo maghi e prestigiatori in classe per riconquistare l’attenzione degli alunni, ormai dipendenti da smartphone e giochi elettronici? E se si usassimo la manualità dei trucchi e la destrezza dei giochi di prestigio per riabituare gli alunni a scrivere in corsivo? Fatto. La sfida sembra sia stata vinta. Dopo un anno di lavoro a contatto con maghi e prestigiatori, i bambini dell’Istituto comprensivo di Castelvetro, diretto dalla preside Maria Ghiddi e che comprende anche i plessi di Levizzano e Solignano, hanno raggiunto ottimi risultati quanto ad autonomia e uso del corsivo nella scrittura. «I risultati li vaglieremo scientificamente a maggio – ci spiega la dirigente Ghiddi, anima dell’iniziativa che ora sarà esportata nelle scuole di Bologna – ma si è già vista un’accelerazione nel miglioramento della grafia, i bambini hanno appreso prima e meglio».

Il progetto

Un miracolo, anzi una magia. A conclusione del progetto “Magia di Mani e Mente”, mercoledì 22 aprile si è svolto un evento celebrativo presso il Teatro parrocchiale di Castelvetro, presenti, tra gli altri, il sindaco Federico Poppi, l’assessora alla scuola, Barbara Paltrinieri, l’associazione Allermagia Inclusive Magic School, che ha guidato i bambini tra trucchi di sparizione e levitazioni, trasformando esercizi di destrezza manuale in pura meraviglia, la responsabile del Servizio di neuropsichiatria infantile Vignola-Pavullo, Annalisa Barbieri, i docenti. Gli alunni sono stati protagonisti di un’iniziativa didattica d’avanguardia che ha trasformato le aule della scuola in un palcoscenico di apprendimento creativo. Il progetto, della durata di 20 ore per classe e rivolto alle classi prime della scuola primaria e alle sezioni dei 4/5 anni della scuola dell’infanzia, ha utilizzato l’arte della prestidigitazione per potenziare le abilità fino-motorie e la coordinazione oculo-manuale degli alunni, prerequisiti fondamentali per l’apprendimento della scrittura e del corsivo. Attraverso la manipolazione di oggetti reali come carte, corde e palline, i bambini hanno allenato la percezione spaziale e la forza della mano, superando la bidimensionalità degli schermi digitali per approdare con successo alla manualità della scrittura.

La preside

«Questi laboratori – spiega la preside – permettono ai piccoli di fare esercizi di destrezza con carte e palline, utili anche per la coordinazione visiva». Il progetto mira infatti a potenziare le abilità fino-motorie, visuo-motorie e la coordinazione oculo-manuale nei bambini attraverso attività ludiche e stimolanti ispirate al mondo della magia. Tali abilità sono fondamentali per un corretto apprendimento della scrittura, in particolare del corsivo, e per contrastare la crescente carenza di destrezza manuale dovuta all’uso precoce e prolungato di dispositivi digitali. «L’idea di utilizzare l’arte della prestidigitazione – precisa la preside – è nata dalle difficoltà nella scrittura riscontrate nei bambini. Stando a quanto ricaviamo dalle varie rilevazioni scientifiche e da quello che scrivono neuropsichiatri e pedagogisti, il problema è dovuto alla precoce esposizione dei bambini ai devices. Non penso solo agli smartphone, che peraltro nella nostra scuola è vietato anche alle medie, ma pure ai giocattoli moderni, quelli con i quali i bambini si limitano il più delle volte a schiacciare un pulsante per avere una risposta: c’è un’eccessiva meccanizzazione dei giochi che impedisce una reale interazione tra i bambini e il gioco. Tutte queste cose incidono sulla loro difficoltà ad apprendere il corsivo con ripercussioni negative sul piano cognitivo e su quello della memoria». Da qui “l’urgenza di aiutare a sviluppare quelle competenze in una maniera divertente». E i genitori come l’hanno presa? «Era importante la partecipazione delle famiglie affinché a casa i bambini trovassero un appoggio e una collaborazione. Non ci aspettavamo l’attenzione delle famiglie e invece ora ci dicono, non senza ironia, che quando i bambini arrivano a casa non prendono i devices ma continuano ad allenarsi nei giochi di prestigio e poi ci fanno lo spettacolo. E poiché ce lo fanno anche pagare, servirà un progetto per finanziare noi genitori…».