Ciclabile da Modena a San Damaso, raccolte 1400 firme: «Ne abbiamo bisogno»
L’ipotesi principale resta quella lungo la Vignolese
MODENA. Una ciclabile tra San Damaso e Modena: è questa la richiesta avanzata dalla frazione, che nelle scorse settimane ha raccolto 1.405 firme coinvolgendo volontari e cittadini. L’obiettivo? Realizzare un percorso ciclopedonale sicuro e continuo, come già previsto dal Pug (Piano Urbanistico Generale). L’ipotesi principale resta quella lungo la Vignolese, considerata la più funzionale perché collega direttamente la frazione con la città, l’università e le principali diramazioni urbane. Un percorso di circa tre chilometri che, nelle intenzioni, dovrà essere illuminato e utilizzabile in sicurezza anche nelle ore serali.
Da San Damaso a Modena
Restano però nodi tecnici rilevanti: il tracciato costeggia una strada statale di proprietà Anas, con vincoli che rendono più complessa la realizzazione, ad esempio. Per questo sarà valutata anche un’alternativa sulla strada Scartazza, di competenza provinciale. A spiegare le ragioni della richiesta è Giancarlo Panini: «La nostra San Damaso è una frazione grande, con molte scuole, dalla materna alle medie… Ma non è collegata alla città. A oggi, non abbiamo la possibilità di usare la bici in sicurezza, e di muoversi quindi in modo sostenibile. La domanda c’è – continua – così come la volontà di puntare su una mobilità sostenibile. Il collegamento permetterebbe di arrivare rapidamente in centro, passando dalla rotonda dell’Uva e connettendosi al sistema urbano». Il progetto risponde a diverse esigenze. In primo luogo la sicurezza: la Vignolese è altamente trafficata e il rischio per i ciclisti è elevato. Poi la mobilità quotidiana, con spostamenti verso le aree industriali, tra cui quella di Italpizza, e verso scuole e università. Nei mesi estivi, inoltre, il flusso aumenta verso le aree naturalistiche del Panaro.
In passato
Non è la prima volta che il tema viene affrontato. «Le amministrazioni che si sono succedute hanno riconosciuto la necessità dell’opera, senza però arrivare a una realizzazione seria. Ora – dichiara Panini – la richiesta della comunità è di passare alla fase operativa: un progetto definito, tempi certi e la valutazione delle risorse necessarie. La proposta è stata di recente al centro di un incontro con le istituzioni. Il confronto è stato positivo. La mobilitazione dei gruppi locali, quindi, non può fare altro che restare in attesa di risposte concrete», conclude. l
