Centro islamico di Sassuolo, ancora bagarre: «È una moschea, ci sono le prove»
Il centrodestra: «All'interno pregano». Il sindaco Mesini: «Controlli costanti»
SASSUOLO. «Dentro ci sono materassini e baldacchino, le foto lo dimostrano. Così come è dimostrato che alcune persone pregano. Perché non sono stati rispettati gli ordini del Comune?». È ancora bagarre sul centro islamico di via Atene a Sassuolo. Teatro dello scontro tra il centrodestra e la maggioranza di centrosinistra è stato lo scorso Consiglio comunale, con Giuseppe Vandelli del Gruppo misto che ha incalzato l’amministrazione chiedendo «quali provvedimenti intenda adottare in merito alla questione».
L’interrogazione del centrodestra
«Già il 27 ottobre scorso era stata presentata una prima interrogazione in Consiglio comunale, seguita il giorno successivo da una segnalazione formale inviata via Pec al sindaco. In seguito, il 20 novembre, gli uffici comunali hanno effettuato un sopralluogo – ha detto Vandelli in Consiglio – Dalla relazione emergevano alcune difformità edilizie, ma anche la presenza di diverse persone all’interno dei locali, alcune delle quali – come documentato fotograficamente – risultavano raccolte in preghiera».
«La circostanza è stata richiamata anche nella comunicazione di avvio del procedimento per abuso edilizio (fascicolo n. 16/2025). In risposta, il legale rappresentante dell’associazione ha comunicato, con lettera del 26 gennaio, di aver provveduto alla rimozione delle opere contestate, tra cui un’arcata decorativa in cartongesso all’ingresso e le pareti mobili in alluminio installate all’interno. Un successivo sopralluogo, effettuato il 4 febbraio, ha confermato l’avvenuta eliminazione delle irregolarità edilizie. Tuttavia, secondo quanto riportato nella relazione, i locali risultavano ancora arredati con materassini a terra e un baldacchino, elementi che farebbero presumere l’utilizzo dello stabile a luogo di culto, n difformità con la sua destinazione urbanistica». Da qui le domande rivolte all’amministrazione comunale: «perché l’ordine di ripristino non sarebbe stato integralmente ottemperato? Quali ulteriori provvedimenti il Comune intenda adottare». Nell’interrogazione si ricorda inoltre che «in caso di mancata ottemperanza, la normativa prevede anche la possibilità di acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale».
La replica del sindaco
Il sindaco Matteo Mesini ha replicato che «a seguito della comunicazione di avvio del procedimento per abuso edilizio (fascicolo 16/2025), l'associazione "Al Huda" ha comunicato, il 26 gennaio, la rimozione delle opere non autorizzate. La polizia locale il 4 febbraio ha accertato l'effettiva rimozione dell’arcata in cartongesso, delle pareti mobili in alluminio e del piano cottura. Sotto il profilo strettamente urbanistico-edilizio, le difformità oggetto del procedimento sanzionatorio risultano rimosse, portando alla conclusione del procedimento ex art. 16 bis L.R. 23/2004. Per quanto riguarda la segnalazione circa la permanenza di arredi (materassini e baldacchino) comunico che l’amministrazione comunale intende mantenere attiva la vigilanza costante da parte degli uffici competenti e della polizia locale. L'obiettivo è garantire che l'utilizzo dell'immobile resti rigorosamente conforme alla destinazione urbanistica legittimata, intervenendo con nuovi provvedimenti qualora si riscontrassero violazioni persistenti relative al mutamento della destinazione d'uso in assenza di titoli autorizzativi» ha concluso Mesini.
