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L’operazione

Migliaia di file pedopornografici: arrestato un “insospettabile” modenese

Stefania Piscitello
Migliaia di file pedopornografici: arrestato un “insospettabile” modenese

Il 60enne è incensurato e padre di famiglia, ora si trova ai domiciliari. Indagine della polizia Postale

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MODENA. C’è anche un modenese doc, sessantenne e padre di famiglia, tra le tre persone arrestate nell’operazione della polizia di Stato contro la pedopornografia online. L’uomo, residente a Modena, si trova ora ai domiciliari. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti e, se confermate, delineerebbero un quadro grave: nei dispositivi sequestrati sarebbero stati trovati migliaia di file, raccolti nel corso di anni e conservati anche su hard disk dedicati.

L’operazione

L’attività è stata condotta nell’ambito del monitoraggio del dominio cibernetico a tutela dei minori dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Emilia-Romagna della Polizia Postale, con il coordinamento del Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online e l’ausilio tecnologico dell’organizzazione no-profit Child Rescue Coalition. L’operazione, estesa a tutto il territorio emiliano-romagnolo, ha portato all’arresto in flagranza di tre persone e alla denuncia di altri tre soggetti, ritenuti responsabili di diffusione e detenzione di materiale pedopornografico. Gli indagati hanno tra i 40 e i 60 anni.

I decreti di perquisizione personale e informatica sono stati emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna ed eseguiti dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Bologna, con la collaborazione delle sezioni provinciali di Modena, Rimini, Reggio e Ravenna. Nel caso del 60enne modenese, essendo residente sul territorio provinciale, ha operato la Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale di Modena.

Il file sharing

Secondo quanto ricostruito, gli indagati non si conoscevano tra loro, ma avrebbero utilizzato la stessa piattaforma di file sharing peer to peer. Attraverso quel sistema venivano scaricati e condivisi immagini e video illeciti. Non si tratterebbe di materiale autoprodotto, ma di contenuti reperiti in rete e poi conservati nei dispositivi informatici. Gli operatori della polizia postale sono arrivati agli indagati attraverso un’indagine sviluppata con strumenti investigativi avanzati. Il monitoraggio ha consentito di individuare gli utilizzatori dei software attraverso i quali venivano condivisi e scaricati i file, ricostruendo condotte che sarebbero proseguite nel tempo. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati computer, postazioni informatiche, hard disk e supporti di memoria. In alcuni casi si parla di centinaia di migliaia di file detenuti dagli indagati. Il 60enne modenese è stato arrestato in flagranza proprio per l’ingente quantità di materiale trovato nella sua disponibilità. A spiegare il meccanismo tecnico alla base delle contestazioni è Marco Ferrari, responsabile della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale di Modena. «Tecnicamente, nel momento in cui si scarica questa tipologia di materiale utilizzando queste piattaforme, si innesca automaticamente anche la condivisione», chiarisce Ferrari.