Gazzetta di Modena

Modena

Musica

Francesco Guccini si racconta in un viaggio tra musica e ricordi

di Alice Tintorri

	Francesco Guccini durante l'incontro con il pubblico
Francesco Guccini durante l'incontro con il pubblico

Il cantautore ha visitato la mostra “Canterò soltanto il tempo” a Reggio, poi l'incontro “a sorpresa” col pubblico: «Alla Gazzetta di Modena il primo gradino per avvicinarmi al desiderio di scrivere che avevo da bambino»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Canterò soltanto il tempo» recita il verso più emblematico del brano Il tema, pubblicato nel 1970. La voce di Francesco Guccini è diventata una mostra che porta per nome quella frase. Il percorso espositivo, allestito allo Spazio Gerra di Reggio Emilia, ripercorre quel tempo cantato da Guccini: lo racconta attraverso foto, documenti, registrazioni, testi di canzoni divenute immortali. Nessuno, però, potrà mai dirsi capace di riassumere l’esistenza altrui meglio di chi quell’esistenza l’ha vissuta e la vive nel presente.

«Canterò soltanto il tempo». Senza annunci, Guccini ha raggiunto Reggio. A porte chiuse, si è guardato allo specchio nelle stanze che con cura meticolosa tentano di spiegarne il genio, le passioni, le fasi, gli affetti. Una vita racchiusa in qualche metro quadrato di superficie. Si è lasciato raccontare. E poi si è raccontato da sé.

L’incontro con il pubblico

Ai chiostri di San Pietro ha dialogato con Lorenzo Immovilli e Stefania Carretti, curatori della mostra, ripercorrendo momenti della sua esistenza con profondità. Spontaneamente ironico, assolutamente umano. Divertente. Sobrio ed elegante nel pronunciare la propria verità. Un comunicatore naturale, «un lettore onnivoro», un uomo che ha cantato, sempre, «per dire qualche cosa». Immovilli gli legge messaggi che i reggiani hanno scritto per lui dopo aver visitato l’esposizione. Da lì comincia tutto. Sono lettere commosse, ma leggere, capaci di accendere ricordi. Guccini attinge dalla memoria cogliendo le suggestioni, segue le immagini che emergono dalle parole. Racconta di lunghe partite a carte, del racconto concluso da poco, di un viaggio immaginifico sulle sponde del fiume Reno. Parla degli anni della leva trascorsi a Trieste, del mercato di quella città, in cui comprò l’eskimo che divenne canzone, del ricordo degli americani e della prosperità – «ananas in scatola, cioccolato e coca-cola». Segue un flusso di ricordi che emoziona per la sua profonda noncuranza. Lo racconta al pubblico perché è un cantastorie che sa incantare.

L’amore per la scrittura

Guccini va avanti, risponde alle domande con frammenti di esistenza. Racconta del legame con la lingua, dei dialetti che unisce al vocabolario alto, del rapporto intimo che lo unisce alla scrittura, alla carta, all’inchiostro. «Non ho vissuto perdita più grande di questa. La cecità mi ha strappato via il piacere della lettura. Dei libri, dei giornali». Guccini è un divoratore di pagine e «chi legge tanto percepisce prima o poi il desiderio di ripetere, emulare». Da bambino, racconta, voleva fare lo scrittore. «Ho lavorato alla Gazzetta di Modena, il primo gradino per avvicinarmi al desiderio di scrivere». Poi, nei suoi vent’anni, molla la redazione per cantare. Nell’inverno 1960 si esibiva nella balera di Reggio. «Alfio Cantarella faceva il garzone e il batterista – racconta –. Un giorno l’ho incontrato e mi ha detto che aveva bisogno di una voce e di una chitarra. Sapevo, però, che l’orchestrale non sarebbe stato il lavoro della mia vita. Fare l’orchestrale va bene soltanto quando hai vent’anni». Poi le etichette, gli album, le canzoni rimaste nella storia. Ma Francesco Guccini, ai chiostri, parla di significati e di senso. «In una vita sono mille le occasioni, mille i particolari, mille gli oggetti. La musica di oggi è un’altra cosa rispetto a quello che facevamo noi, ai tempi del cantautorato. Attraverso la canzoni ho sempre voluto dire qualche cosa: testimoniare un’idea, una situazione, una persona».

Il sindaco emozionato

Racconta, spiega, ricorda. E il pubblico in silenzio ascolta e diventa bambino, sulle ginocchia di un ottantaseienne la cui vita è una storia. «Una delle più emozionanti vissute da quando sono sindaco – il commento del sindaco Marco Massari – A quasi 86 anni, Guccini ci ha regalato alcune ore meravigliose. Frammenti di una vita straordinaria che trovano nella mostra a lui dedicata un luogo da cui farsi rapire ed emozionare. Grazie a tutti coloro che l’hanno reso possibile, in particolare a Raffaella. E grazie Francesco, Reggio sarà sempre casa tua».

© RIPRODUZIONE RISERVATA