Gazzetta di Modena

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Il viaggio

Venti modenesi a Lourdes in pellegrinaggio con i malati

di Ginevramaria Bianchi

	Il viaggio a Lourdes
Il viaggio a Lourdes

Per quattro giorni seguiranno persone fragili in questo cammino insieme all’Ordine di Malta

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LOURDES. Mentre leggete questo articolo, una ventina di modenesi sono in pellegrinaggio a Lourdes con l’Ordine di Malta. Con loro, dieci assistiti e una trentina di volontari arrivati da tutta l’Emilia. Attorno, una comunità molto più ampia che, per quattro giorni, trasforma il santuario in una piccola geografia del mondo: lingue diverse, storie lontane, un unico filo conduttore: l’assistenza, concreta, quotidiana, totale di chi, quel viaggio, per motivi di salute non avrebbe mai potuto farlo da solo. A raccontarveli, la Gazzetta, che li seguirà passo passo in questo viaggio.

Il racconto

E a darvene la misura è Stefano Maccarini, vice delegato per l’Emilia occidentale, che spiega che «tra le migliaia di persone che ci sono, 55 volontari sono emiliani, di cui 10 gli assistiti». «Siamo dentro il pellegrinaggio internazionale dell’Ordine, giunto alla 68esima edizione: il primo fu nel 1958, per il centenario della prima apparizione». I numeri, come spesso accade, aiutano a capire la scala. Lo scorso anno: 7.500 partecipanti da ogni parte del globo; 1.200 malati; 440 tra medici, infermieri e farmacisti; 250 religiosi; e 500 giovani volontari, molti appena maggiorenni». In tutto, quarantatré nazioni rappresentate. «E quest’anno – dice Maccarini – non ce ne aspettiamo di meno».

I modenesi in viaggio

Ma la cronaca di questi giorni che vi porteremo non sta nei dati. Piuttosto, sta in quello che i 20 modenesi stanno vivendo. Si comincia presto, quando Lourdes è ancora silenziosa. La levata degli assistiti è il primo passaggio. «C’è chi ha fatto la notte con loro e chi subentra al mattino col turno in refettorio. Li aiutiamo ad alzarsi, a prepararsi, a iniziare la giornata», racconta il vicedelegato. Poi, il programma prende forma: celebrazioni, rosari, il rito dell’acqua, le processioni, gli spostamenti nei luoghi simbolo. Una sequenza fitta, senza tempi morti, in cui gli assistiti non vengono mai lasciati soli. «Li accompagniamo ovunque: alle funzioni, al refettorio, durante le attività. Ogni passaggio è seguito, e le loro famiglie sono tranquille, perché sanno che ce ne prendiamo totalmente cura. D’altra parte, per i malati che solitamente sono ricoverati in strutture, questo pellegrinaggio può essere visto anche come qualcosa di ludico». E per loro, tutto questo è possibile senza alcun costo: «L’Ordine si fa carico di tutto per gli assistiti, dalle spese per il viaggio alla loro cura personale. È il modo più trasversale che abbiamo per rispondere alla nostra missione: stare accanto a chi è fragile».

I legami

In quest’atmosfera, ai modenesi in servizio succede anche qualcos’altro, qualcosa che non si programma. Si condivide, si ride, si fatica insieme. E da lì nascono legami che restano. È qui che il pellegrinaggio cambia, da organizzazione a esperienza. Perché «in qualche modo, ti cambia. E quel cambiamento lo vivi accudendo l’altro. A Lourdes ci si può andare per turismo. Ma quando ci si va per volontariato, è tutta un’altra cosa», conclude Maccarini.