Gazzetta di Modena

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L’ultimo saluto

Addio a don Romeo, i nipoti abbracciati attorno alla bara: «Ci hai insegnato l’essenzialità»

di Daniele Montanari

	Nipoti e pronipoti di don Romeo abbracciati intorno alla bara
Nipoti e pronipoti di don Romeo abbracciati intorno alla bara

In 400 nella chiesa di Vaglio per il funerale di don Romeo Venturelli, storico parroco di Lama Mocogno. Il vescovo: «Uomo concreto, appassionato di fatti più che di parole, cultore dell’amicizia e non di rapporti superficiali»

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LAMA MOCOGNO. Abbraccio veramente straordinario da parte dei suoi parrocchiani di Lama Mocogno a don Romeo Venturelli, dopo 43 anni insieme. In 400 hanno voluto esserci ieri mattina per l’ultimo saluto al sacerdote scomparso il 1° maggio a 86 anni, gli ultimi segnati dalla malattia. Stracolma la grande chiesa di Vaglio, e altrettanta gente fuori sul piazzale. Tanta commozione e gratitudine per una vita insieme: una storia d’altri tempi ormai, testimoniata con tutto il calore della gente di montagna.

Il vescovo

C’erano sacerdoti da tutta la diocesi (a partire da don Andrea, il parroco polacco che ne raccoglie l’eredità a Lama), insieme al vescovo Erio Castellucci, che ha avuto parole di grande stima e affetto. «La vostra è una presenza veramente imponente qui per l’ultimo saluto a don Romeo – ha detto don Erio – ed è una presenza molto significativa anche quella del presbiterio diocesano e dei diaconi, insieme a quella di parenti e amici. Testimonia la profondità delle relazioni che don Romeo aveva saputo per grazia di Dio costruire. Era impossibile che in un discorso si facesse il nome di don Romeo senza suscitare ricordi buoni, senza evocare qualche aneddoto, qualche fatto in cui emergeva la sua arguzia. È stato un uomo concreto, appassionato di fatti più che di parole, cultore dell’amicizia e non di rapporti superficiali. Gli ultimi anni, segnati dalla malattia progressiva e da una graduale perdita di lucidità, non hanno spento i suoi occhi e il suo desiderio di bene. Ho chiesto di lasciare il Vangelo di oggi, quello del tempo di Pasqua, perché don Romeo era un uomo pasquale: sapeva attraversare le croci quotidiane facendosi guidare dalla fiamma della risurrezione».

«Credo che l’impressione di tutti incontrando don Romeo fosse quella di un prete che si sentiva amato dal Signore – ha sottolineato – si sentiva abitato da Dio. Quante persone in questi lunghi decenni di ministero hanno respirato la solidità della fede di don Romeo nelle celebrazioni dei sacramenti, nelle attività, nella visita alle case, nelle uscite, nella vicinanza a tutti, specialmente nei momenti di fatica. Qui l’avete sentito uno di voi, perché era uno di voi. Si è speso in modo particolare per i giovani e gli ammalati delle famiglie, ha dedicato tanto tempo ai bambini e ai ragazzi. Non ha spento nessuna di quelle belle tradizioni di fede popolare che caratterizzano la montagna. “Il don dei campanili” è stato definito (presente anche una delegazione dell’Unione Campanari Modenesi, ndr), lui però non ha curato solo il prezioso suono delle campane, ma anche la vita delle comunità. Non per coltivare campanilismi, ma cercando sempre di alimentare la collaborazione e l'unione tra le sue diverse parrocchie. A volte sì, era di poche parole, nel cuore coltivava degli affetti che tante volte non esprimeva. Ma che però erano affetti concreti, affetti evangelici».

Da Pavullo

Don Romeo ha lasciato un ricordo profondo anche a Pavullo, dove è stato cappellano e dove nel 1973 fondò il gruppo scout, l’unico del Frignano. Come frase di saluto, nel ricordino sono stati scelti alcuni versi di “Al cader della giornata”, canto di preghiera serale degli scout con cui voleva che i ragazzi chiudessero sempre la giornata. Canto che è stato intonato anche attorno alla sua bara, come ultimo saluto dei suoi ex ragazzi. «Ciao don, ora hai raggiunto la vetta – il saluto di una parrocchiana di Pavullo – dopo aver trasmesso e testimoniato la fede. Lo hai fatto a modo tuo, con poche parole – quelle necessarie, semplici, essenziali – e tanti fatti. Hai seminato nei solchi delle nostre vite la gioia di stare insieme, lo stupore, l’amore e la cura per il creato, il gusto della fatica, il valore servizio. Il senso della gratitudine».

I nipoti

Tutti insieme abbracciati, nipoti e pronipoti attorno alla bara, mentre uno di loro, Adamo Venturelli, intonava il canto scout “Al cader della giornata” e gli altri lo accompagnavano. Così la nuova generazione della grande famiglia Venturelli ha salutato quello che prima di tutto era “lo zio Romeo”. «Nato da una famiglia poverissima, hai perso il padre che eri ancora adolescente e un fratello pochi giorni prima del suo matrimonio, che ti apprestavi a celebrare – ha ricordato Adamo commosso – invece di farti travolgere, hai sviluppato una forza d’animo non comune. Da subito hai mostrato un’incredibile affinità col mondo dei giovani. Da parroco di Lama hai lanciato il campeggio estivo sulle Dolomiti. Le ferrate… eh già le ferrate! Non sono il solo a pensare che tu debba avere stretto un patto con lo Spirito Santo, perché se ripenso ai rischi che abbiamo corso... Ed è sempre andato tutto bene. Ci hai insegnato i valori dell’essenzialità, della fatica,a confrontarci con le nostre paure e a superarle. E ci hai fatto sviluppare la capacità di assaporare le cose semplici. Sarai sempre ricordato come un gigante. Grazie alle persone che sono state particolarmente vicine allo zio in questi ultimi anni: Sabrina Beneventi, Daniela Bagatti e soprattutto Celsa Venturelli e la sua famiglia».

«Lo zio non è stato mai assente neanche nella più piccola ricorrenza, basti pensare ai 10-15 abitanti di Valdalbero con cui festeggiava il 15 agosto – ha ricordato il sindaco di Pavullo Davide Venturelli – o alla festa al piccolo oratorio di Treggiara. Non ha mai chiesto agli altri di fare più di quanto facesse lui, perché prima di tutto veniva l’esempio. Ringraziamo il nostro vescovo Erio e monsignor Gazzetti per avergli consentito di concludere il suo tramonto a Lama in mezzo alle persone di cui si è preso cura, e che hanno saputo dimostrargli grandissimo affetto. E ringraziamo il diacono Gino Vedovelli per tutto ciò che ha fatto in questi anni».

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