La principessa Kate a Reggio Emilia: la visita per conoscere i segreti dell’infanzia
La sua fondazione è interessata ad acquisire informazioni sulla formazione in una Regione considerata un modello
REGGIO. Il suo nome è noto a tutti, a qualsiasi latitudine. Ha conquistato il cuore del mondo, con la potenza di chi sa impedire che la propria umanità venga corrotta da titoli, privilegi, ricchezze. Catherine Middleton, principessa del Galles e moglie dell’erede al trono del Regno Unito, il principe William, è stata definita negli anni il volto contemporaneo della regalità: un’icona moderna, il simbolo di una femminilità elegante, sensibile, forte, inscalfibile nella sua fragilità. Una donna a cui rivolgersi con un inchino. Eppure, una donna che non ha mai voluto interporre tra sé e il resto mondo la distanza che ci si aspetterebbe da un membro della famiglia reale. Una distanza simbolica, ma anche geografica.
Kate a Reggio
Kate Middleton, dal Regno Unito, arriverà a Reggio Emilia. Avete capito bene: la principessa del Galles visiterà la città tra mercoledì 13 e giovedì 14 maggio. Il primo viaggio in Italia, dopo un breve periodo di studi a Firenze intrapreso nei suoi vent’anni. La prima uscita pubblica al di fuori dei confini britannici, dopo l’annuncio della malattia che nel marzo del 2024 la espose ai riflettori delle cronache mondiali. Un viaggio da cui ripartire, senza tradire gli intenti e le missioni, l’attenzione e la sensibilità a cui Kate Middleton ha abituato il nostro sguardo. Nelle immagini che nel tempo hanno fatto il giro del web, la principessa del Galles non è quasi mai sola. A fare notizia, quando si tratta di lei, non sono i rubini e i diamanti incastonati in una corona. Piuttosto la semplicità con cui, tra la gente, Middleton cammina, parla, ascolta. La vediamo stringere tra le sue mani quelle di un neonato in braccio al padre. Lasciarsi raccontare dai bambini una storia qualsiasi. Parlare con una donna che in ospedale stringe per la prima volta al seno il figlio.
L’obbiettivo della visita
Ecco allora che a condurla a Reggio non è niente di più meravigliosamente umano dell’infanzia. Fortemente voluta dalla principessa, la visita si concentrerà sullo sviluppo dei primi anni di vita del bambino e sarà parte di una missione volta ad acquisire informazioni ed esplorare i principali approcci internazionali a sostegno dei bambini piccoli e di chi si relaziona con loro. Basandosi sullo “Shaping Us Framework” del Centro per la Prima Infanzia, lanciato nel febbraio 2025 per sensibilizzare sull'importanza critica dei primi cinque anni di vita, la visita di Kate Middleton si propone di esaminare come una comprensione condivisa dello sviluppo sociale ed emotivo possa collegarsi ad approcci di altri Paesi che danno priorità ai primi anni di vita. Una rete da intessere insieme. Soprattutto, un importante punto di partenza e un ponte destinato a consolidarsi, in nome di quello “stupore del conoscere” che Loris Malaguzzi, per primo, seppe accendere nello sguardo degli adulti, guardando negli occhi i bambini. Nel corso della visita di due giorni, Sua Altezza Reale incontrerà insegnanti, genitori, bambini, amministratori e rappresentanti del mondo imprenditoriale, per conoscere da vicino il Reggio Emilia Approach. Un incontro tra sensibilità e sguardi, dal quale emergeranno, senz’altro, l’importanza dei contesti e delle relazioni umane di ricerca, ascolto e reciprocità che circondano un bambino, e il ruolo che questi elementi svolgono per accompagnare i suoi processi di crescita e apprendimento.
Il portavoce
«La Principessa è impaziente di visitare l’Italia e di vedere di persona come il Reggio Emilia Approach crei ambienti in cui la natura e le relazioni umane amorevoli si uniscono per sostenere lo sviluppo dei bambini – ha dichiarato un portavoce di Kensington Palace –. Mentre il Centre for Early Childhood continua a sviluppare il proprio lavoro a livello internazionale, questa visita è un’opportunità per collegare lo Shaping Us Framework con i principali approcci globali, e per mettere in luce una valutazione condivisa: è in questi primi anni, attraverso l’ambiente naturale e il calore delle relazioni umane, che iniziamo a porre le basi per un futuro resiliente e sano».
