Il prete di strada parla ai giovani studenti di Carpi: «La droga è inganno, scegliete la vita»
Don Antonio Coluccia, sacerdote romano fondatore dell’Opera Don Giustino, ha parlato di legalità, impegno e no agli stupefacenti agli alunni della scuola media Margherita Hack e a quelli di quinta elementare delle Don Milani
CARPI. Che sarebbe stata una giornata e una lezione diversa gli studenti della scuola secondaria di primo grado Margherita Hack e quelli della quinta elementare delle Don Milani ne erano già consapevoli. Perché si sono preparati tanto (e bene) . Ma alle ore 11 appena seduti nel bellissimo Palasport dell’istituto di via Canalvecchio lo hanno percepito subito. Da quando don Antonio Coluccia ha fatto il suo ingresso con in mano quel megafono che da tanti anni brandisce nelle piazze di spaccio delle periferie romane per combattere la droga. “Un attrezzo del mestiere” lo definisce, assieme ai cappellini della polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri che durante l’incontro regalerà agli studenti evidenziando il significato di quella sigla RI, che si fonda su un altro strumento del mestiere, “la costituzione italiana, dove c’è l’articolo che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli e i clan malavitosi sono degli ostacoli”. Nel presentare questa giornata nata nell’ambito del progetto “Noi e la legalità” la coordinatrice Emanuela Romano e il dirigente scolastico Silvia Cuoghi sottolineano che “nell’educare alla lotta all’illegalità abbiamo naturalmente bisogno di leggi, ma soprattutto di volti, di racconti, di storie di chi ogni giorno combatte l’illegalità, strumento più efficace per mostrare ai ragazzi come la coerenza e il coraggio possano tradursi in azioni concrete”.
Il messaggio ai giovani
Ed eccolo qui il volto di chi ogni giorno rischia la vita per affermare “il diritto di tutti ad essere felici e io non ho mai visto in 20 anni un drogato felice”, don Antonio Coluccia, parroco romano con origini pugliesi fondatore dell’Opera Don Giustino e da anni sotto scorta per il suo impegno diretto nella lotta alla criminalità organizzata in territori complessi come Tor Bella Monaca, San Basilio e Ostia. È lui il volto scelto per questa lezione speciale: «Sono qui per dare un messaggio ai giovani, per ribadire che non esiste vangelo senza rischio e rischio senza vangelo, per esortare i ragazzi alla partecipazione sociale, a non voltare il capo dall’altra parte anche all’interno della scuola e nelle loro dinamiche da adolescenti perché chi vede deve parlare, chi vede con una parola può salvare la vita di una persona – spiega don Antonio, prima di presentarsi ai ragazzi con il suo megafono – La lotta alla droga non è una lotta di ideologia politica, ma una lotta culturale perché bisogna affermare il valore della vita umana, della dignità umana. Questo incontro serve per ribadire che la droga è un inganno, che offre facili emozioni ma ti toglie tutto, ti svuota e che la vita di questi ragazzi è stupefacente, non la sostanza». E don Antonio lo ha spiegato senza filtri, parlando a ruota libera per oltre un’ora, calamitando l’attenzione e gli sguardi di centinaia di ragazzi con aneddoti e storie delle battaglie quotidiane di un prete di strada che in strada ogni giorno rischia la vita: «È nella natura umana avere paura, ma chi riveste un incarico pubblico, così come che indossa l’abito da sacerdote non può tirarsi indietro, è un dovere morale – ha sottolineato, citando poi don Giuseppe Puglisi, don Lorenzo Milani, Peppino Impastato, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, riuscendo ad intrecciare con una sorprendente capacità non solo tematiche legate alle sue battaglie quotidiane, ma anche aspetti che riguardano vita degli adolescenti, «non dovete amare la bella vita, ma la vita bella che vi organizzate studiando, rispettando la famiglia e le istituzioni, facendo dello sport, innamorandovi, facendo battere il vostro cuore e spegnendo gli schermi dei vostri device».
L’emozione degli studenti
E a proposito di sport ecco il momento che ha infiammato ancora di più il Palasport, l’invito a palleggiare con lui ad uno studente a cui ha regalato con autografo il pallone della Juventus, nonostante sia interista, con un monito ai ragazzi ma anche alle istituzioni: «Qui non siete esenti dalle logiche e dalle infiltrazioni, sappiate che il linguaggio criminale non si impone più soltanto con la logica delle bombe, le cose sono cambiate, non commettete l’errore di guardare il tema dell’illegalità come qualcosa lontano da voi, perché spesso queste logiche sono magari dentro casa e non ce ne accorgiamo». E a proposito di casa, don Antonio fa fatica a staccarsi dai ragazzi, a fine incontro resta a leggere i cartelloni realizzati dagli studenti, ne autografa tanti con dedica, regala selfie e parole di ringraziamenti per tutti, a cominciare dagli uomini della scorta. È l’epilogo di una (bella) giornata diversa per i ragazzi. E anche per lui.
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