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L’avvocato: «Non abbiamo potuto vedere il teschio»

Prime travi rimosse Si procede alla torre per cercare i resti del corpo di Daniela

Prime travi rimosse Si procede alla torre per cercare i resti del corpo di Daniela

Montefiorino I tecnici calati dalla gru

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i Mattia Vernelli

Montefiorino I tecnici della ditta incaricata sono entrati all’interno della torre. Alla mattina le fotografie, la mappatura, i segnaposti sulle macerie. Poi, nel pomeriggio le prime travi spostate, con l’intervento che proseguirà nei prossimi giorni.

Continuano le operazioni alla Torre di Pignone, alla ricerca di resti di Daniela Ruggi, la ragazza scomparsa da Vitriola nel settembre 2024, quando aveva 31 anni. Si proseguirà fino a quando non sarà tolta la maggior parte delle macerie dall’interno della torre accatastate dopo i vari crolli o quando si troveranno sufficienti elementi utili per le ricerche, che possono essere resti o indumenti della giovane. Sotto la vigilanza di Procura (che indaga con i pm Marco Niccolini e Laura Galli) e carabinieri (sul posto il Nucleo investigativo di Modena) i tecnici della ditta specializzata hanno prima effettuato tutto il monitoraggio dall’alto utilizzando i grandi bracci meccanici dei Manitou portati nel giorni scorsi. Sono stati utilizzati strumenti di rilievo topografico per calcolare con precisione le misure della struttura. Si procede per strati: quello più superficiale, ispezionato in parte ieri. Poi arriverà il momento della mappatura di quello intermedio e di quello più profondo, radente il terreno. Le misurazioni sono state effettuate non solo dall’alto, ma anche dal suolo, con i colleghi tecnici che entravano nei varchi all’interno della torre. Poi, dai cestelli della mezzo a forma di gru, gli operatori si sono calati all’interno. Hanno rimosso alcune travi, che sono state spostate all’esterno. Si è proceduto con movimenti lenti e studiati per far sì che non ci siano ulteriori cedimenti e ulteriori crolli che possano danneggiare i resti umani che si suppone siano presenti. Ancora non si ha un cronoprogramma data la delicatezza dell’intervento, la torre pericolante e le condizioni meteo. Nella torre a gennaio grazie a due escursionisti fu ritrovata parte del teschio di Daniela, e di un reggiseno in cui però non è stato possibile isolare un Dna per capire se apparteneva alla ragazza, ma pare comunque probabile. Elementi che fanno ipotizzare la presenza anche di altri parti dello scheletro, che sono state fiutate dall’esterno a febbraio nel sopralluogo del golden retriever addestrato come cane da ricerca cadaveri (HRD, Human Remains Detection) del Labanof di Milano, il laboratorio di antropologia e odontologia forense fondato dalla prof Cristina Cattaneo, a cui la Procura si è rivolta per avere consulenza.

Presente alle operazioni anche l’avvocato Deborah De Cicco, che tutela Alberto, il fratello di Daniela: «Siamo stati chiamati a partecipare per svolgere accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura. L'idea degli inquirenti è proprio quella che si possa rinvenire qualche traccia utile, che sia un indumento, che sia un resto della povera Daniela possa essere rinvenuto all'interno della torre. Il reggiseno? La lacerazione presente sull’indumento potrebbe indicarci qualunque scenario. Attraverso le analisi sul tessuto si potranno scoprire le cause. Sul cranio invece questo momento non abbiamo informazioni, non sappiamo se sia stato rinvenuto integro o invece con delle lesioni o delle fratture», conclude l’avvocato.l



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