Lavoro, a Modena una donna su tre resta inattiva e non si trovano giovani
Il preoccupante quadro per l’occupazione femminile in provincia emerge dal progetto Fa.te. L’incremento degli occupati è trainato dalle fasce più adulte della popolazione, in particolare over 50 e 60
MODENA. Il mercato del lavoro femminile nel territorio modenese tra il 2024 e il 2025 presenta segnali contrastanti. Se da un lato i dati Istat indicano una ripresa dell’occupazione, dall’altro emergono criticità strutturali legate alla qualità del lavoro, alla segregazione formativa e occupazionale e, a un fenomeno sempre più rilevante di inattività. È quanto emerge dalle Note statistiche pubblicate dalla Provincia di Modena durante l’illustrazione delle prime evidenze del progetto Fa.te.
Tutti i dati sull’occupazione femminile
Nel dettaglio, il tasso di occupazione femminile (15-64 anni) nel 2025 si attesta al 63,4%, un dato superiore di circa 10-15 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Tuttavia, la crescita registrata nell’ultimo anno nasconde un elemento generazionale anomalo: l’incremento degli occupati è trainato dalle fasce più adulte della popolazione, in particolare over 50 e over 60. «Il dato è dovuto al fatto che queste lavoratrici vengono trattenute più a lungo e che le aziende tendono a investire su profili maturi, piuttosto che sulla formazione dei giovani», spiega Massimiliano Vigarani, funzionario dell’ufficio statistica della Provincia. Parallelamente, il tasso di disoccupazione femminile ha registrato una significativa diminuzione negli ultimi tre anni, passando dall’8,2% nel 2023, al 4,5% nel 2025. Un dato che, però, richiede una lettura più attenta. «A diminuire è anche il numero di donne che cercano lavoro», osserva Vigarani, introducendo un elemento per comprendere il fenomeno. Secondo gli esperti, infatti, il calo della disoccupazione non è dovuto solo a nuove opportunità lavorative, ma anche a un progressione verso l’inattività. Sempre più donne, scoraggiate da barriere strutturali - ostacoli che possono limitare la crescita professionale o l’accesso -, smettono di cercare lavoro. Oggi, tre donne su dieci nel Modenese non studiano e non sono alla ricerca di un’occupazione. Quanto alla formazione, rimane una separazione nei percorsi di studio: le donne sono ancora impegnate nei settori tradizionali - come sanità, insegnamento e scienze umane - e sottorappresentate nelle discipline Stem, quali ingegneria e scienze. Un divario che, pur mostrando segnali di lieve riduzione, continua a incidere sulle opportunità occupazionali e sulla qualità del lavoro. «La segregazione formativa delle ragazze inizia già dalle scuole medie e prosegue fino all’università - sottolinea Vigarani -. Le loro scelte si orientano verso percorsi umanistici e le difficoltà continuano anche nel mondo del lavoro: esistono due tipi di segregazione, una orizzontale, che limita la varietà delle professioni accessibili, e una verticale, che rende più difficile, per le donne, raggiungere ruoli alti».
Le sfide per il futuro
Il quadro è complesso: accanto ai segnali positivi, restano aperte molte sfide sul fronte dell’inclusione, della qualità dell’occupazione e della partecipazione attiva delle donne nel lavoro. «Stiamo perdendo il potenziale di un’intera generazione di ragazze», conclude Vigarani. Una sfida che riguarda il sistema economico ma soprattutto culturale. Il territorio rischia di rinunciare a competenze e talenti. È tempo di trasformare i segnali di ripresa in un’occupazione inclusiva e di qualità, capace di coinvolgere le generazioni più giovani e non lasciare indietro nessuno.
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