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Botta e risposta

Ex-Ramazzini, si accende lo scontro. Muzzarelli: «Lo stallo non è colpa mia»

Ex-Ramazzini, si accende lo scontro. Muzzarelli: «Lo stallo non è colpa mia»

L’ex sindaco replica a Mvp: «Chiedete a chi oggi governa perché non procedono»

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MODENA. Quale futuro per l’ex Ramazzini? La domanda rimbalza da anni tra via Luosi e Palazzo comunale, ma negli ultimi giorni è tornata prepotentemente a farsi rovente. A riaccendere la miccia è stato il nuovo intervento di Vittorio Ballestrazzi, seguito dall’affondo di Modena Volta Pagina, che ha scelto di trasformare l’edificio abbandonato in un vero e proprio atto d’accusa politico contro la stagione amministrativa guidata da Gian Carlo Muzzarelli.
 

Lo scontro

Il tono è quello della denuncia senza sconti. «C’è un’immagine che racconta il declino della politica modenese», scrive il movimento civico: è quella dell’ex casa di riposo che “cade a pezzi nel silenzio generale”. Da lì parte un j’accuse che allarga il campo: non solo il Ramazzini, ma anche le Ex Fonderie e l’area ex Amcm vengono portate come esempi di una gestione ritenuta fallimentare, fatta — secondo i critici — di scelte incomprensibili, sprechi e subalternità agli interessi privati. Il passaggio chiave della contestazione riguarda la decisione del 2018: la cessione gratuita dell’area alla Provincia. Oltre 10 mila metri quadrati di parco e più di 3.500 di edifici, un patrimonio pubblico che, sostengono gli oppositori, è stato di fatto congelato in un interminabile “ping-pong burocratico”. Risultato: otto anni dopo, il bene torna al punto di partenza, più degradato e senza una destinazione chiara.

L’attacco a Muzzarelli
 

Da qui la stoccata politica più diretta: “Fa sorridere amaramente” — scrive Modena Volta Pagina — che proprio Muzzarelli, oggi consigliere regionale, torni a parlare di sanità e tradizione modenese, mentre uno degli immobili storicamente legati all’assistenza resta inutilizzato. Una polemica che non guarda solo al passato, ma che incalza anche il presente: «Esiste ancora in Comune qualcuno capace di riportare la buona amministrazione di un tempo?».
Nella critica, c’è anche una proposta. Il movimento rilancia l’idea di riportare il Ramazzini alla sua vocazione originaria: una struttura socio-sanitaria, magari trasformata in centro per demenze e Alzheimer, con servizi ambulatoriali e un giardino terapeutico nel parco circostante. Una visione che punta a rispondere a bisogni concreti di una popolazione che invecchia, oltre che a recuperare un’identità perduta.

L’ex sindaco risponde



La replica dell’ex sindaco Muzzarelli non si fa attendere, e arriva nel modo più diretto: davanti ai cancelli della struttura, in un video postato su Instagram che sa di contro-narrazione. Muzzarelli respinge al mittente l’accusa di immobilismo e, soprattutto, quella di responsabilità esclusiva. «Troppo semplice dire che è tutto sbagliato e sempre colpa di chi c’era prima», afferma, evidenziando come molti progetti avviati durante il suo mandato siano oggi in fase di completamento grazie ai fondi del Pnrr. Sul merito, l’ex primo cittadino rivendica le scelte fatte: il Ramazzini — sottolinea — era ormai una struttura superata, sostituita con una nuova residenza in via San Faustino, ritenuta più adeguata agli standard di assistenza. Quanto all’ex edificio di via Luosi, la strategia era diversa: un accordo con la Provincia per destinarlo a funzioni legate al sistema scolastico, con uffici e la sede della direzione provinciale.

«Chi governa oggi dia spiegazioni»

Se quel progetto non è andato in porto, la responsabilità — secondo Muzzarelli — è delle amministrazioni successive. «È una loro prerogativa», chiarisce, ribaltando l’accusa: chi oggi governa dovrebbe spiegare perché non sia stata data continuità a un percorso già definito, invece di limitarsi ad attaccare chi lo aveva impostato. Così, tra rimpalli di responsabilità e versioni inconciliabili, il Ramazzini resta lì: immobile, chiuso, simbolico. Più che un edificio, è diventato un terreno di scontro politico permanente, dove passato e presente si accusano a vicenda mentre il tempo continua a fare il suo lavoro, consumando muri e credibilità.

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