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Scritte a Sassuolo contro l’assessore Zilioli: «Grazie per la grande moschea»

di Alfonso Scibona
Scritte a Sassuolo contro l’assessore Zilioli: «Grazie per la grande moschea»

Atto vandalico in via Bertoli. Mesini: «Confronto mai mancato»

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SASSUOLO. Ancora veleni nel quartiere Braida in merito all’eventuale trasferimento della moschea da via Cavour al direzionale “I Quadrati”.

L’altra mattina in via Pierangelo Bertoli, nei pressi della nuova Coop, è comparsa una scritta contro l’assessore all’Urbanistica David Zilioli (tra l’altro braidese), individuato come “colpevole” di un atto che non lo ha visto protagonista, se non per la sua delega. «L’ingiuria partiva con un “grazie” ironico, io parto con un “grazie” sincero per l’impegno dell’assessore Zilioli - ha detto il sindaco Matteo Mesini - che giova e gioverà a tutto il quartiere. Un atto di questo tipo dimostra la pochezza degli autori, perché le occasioni di confronto sono state tante, non le abbiamo mai negate e non le negheremo, anzi abbiamo l’ambizione di creare maggior partecipazione possibile da parte dei cittadini. Toni e luoghi del confronto devo restare quello dei civici consessi e non quelli tipo guerriglia e offensive: le scritte si cancellano, ma il dispiacere per quanto è successo rimane».

L'intervento del Pd

Lo stesso David Zilioli, come detto abitante del quartiere, è sereno e ribadisce il lavoro fatto e da fare. La solidarietà del centrosinistra all’assessore è stata totale. «La scritta comparsa in via Pierangelo Bertoli non può essere derubricata a bravata o gesto isolato - è stato il commento del Pd di Sassuolo - ma si tratta di un episodio che interviene in un clima di dibattito pubblico già acceso su temi complessi e sensibili, provando ad alzare ulteriormente il livello dello scontro e a colpire direttamente, sul piano personale, chi ha responsabilità amministrative. Quando il confronto politico esce dalle sedi democratiche e sceglie la strada dell’anonimato, dei muri e della provocazione, viene meno il principio fondamentale di una comunità sana: il rispetto reciproco, anche nella differenza di idee e posizioni.

A Sassuolo il confronto può e deve essere aperto, anche netto e determinato, soprattutto su questioni urbanistiche, sociali e religiose che toccano sensibilità diverse e interrogano il futuro della città. Chi sceglie di utilizzare slogan anonimi e messaggi divisivi non contribuisce al dibattito pubblico, ma tenta di impoverirlo e di radicalizzarlo. Il Pd ribadisce il proprio sostegno all’azione dell’amministrazione comunale e al lavoro quotidiano dell’assessore David Zilioli, portato avanti con serietà e senso di responsabilità nell’interesse della città».

Parole di solidarietà e un richiamo a vigilare su ogni possibile forma di degenerazione del confronto arrivano anche dal segretario della Federazione provinciale Pd, Massimo Paradisi. «Il confronto, anche aspro, è una cosa - ha detto - gli insulti e le intimidazioni un’altra. E se il primo è il sale della politica, gli altri sono una pericolosa e inaccettabile degenerazione, in quanto tale non tollerabile e da stroncare alle prime avvisaglie. L’auspicio è che si tratti di un gesto isolato, per quanto scriteriato, e che si torni a discutere nelle sedi opportune, con tutti i mezzi che la nostra democrazia rende disponibili. Piena solidarietà all’assessore Zilioli e a tutta l’amministrazione di Sassuolo. Una solidarietà che speriamo di veder ribadita senza ambiguità da tutte le forze politiche, di qualsiasi schieramento». Da Sassuolo, fronte centrosinistra, solidarietà totale dal gruppo consiliare Pd (da parte dell’avvocato Giuseppe Bove, consigliere comunale di maggioranza) che ha affermato che la scritta è «un gesto sbagliato, da condannare con fermezza, perché oggi l’assessore non sta seguendo alcuna procedura amministrativa che riguardi la moschea e quindi non vi è nessuna responsabilità “personale” o arbitraria nella vicenda».

I Cinque Stelle

Solidarietà anche dai 5 Stelle col capogruppo in consiglio comunale Alberto Bonettini: «Ciò che preoccupa maggiormente è il clima di intolleranza che emerge nei confronti di una comunità presente e integrata nel territorio da oltre trent’anni. Ancora più grave è il tentativo di colpire personalmente un membro dell’amministrazione comunale, indicato unicamente perché residente nel quartiere, senza affrontare nel merito gli aspetti tecnici, sociali, legali e urbanistici della questione».

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