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Il caso

El Koudri e le mail con insulti all’Università e ai cristiani: «Voglio lavorare»

di Stefania Piscitello

	Salim El Koudri mentre accoltella Luca Signorelli
Salim El Koudri mentre accoltella Luca Signorelli

Le ha scritte nel 2021, mentre un anno dopo ne ha inviate altre non più con rabbia ma con smarrimento. Unimore: «Nessun commento, disponibili a collaborare con le autorità»

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MODENA. Cinque anni fa aveva scritto alcune e-mail alla sua università. Lì aveva studiato Economia. Era il 2021 e chiedeva un lavoro. Ma non da muratore, non da magazziniere, non un lavoro qualsiasi. Uno a Modena, uno che gli permettesse di mettere a frutto i suoi studi. Voleva un lavoro da impiegato. Messaggi pesanti, con minacce. Ma, poco dopo, le scuse.

Passa un anno. È il 2022. Invia un’altra mail all’Ateneo. I toni sono diversi, il tema è sempre il lavoro. Sono i nuovi elementi che sono emersi su Salim El Koudri, il 31enne accusato di strage e lesioni aggravate per quanto accaduto sabato pomeriggio in via Emilia Centro, quando con la sua auto ha travolto diverse persone. Nel cuore di Modena. Tra loro anche una donna alla quale sono state amputate le gambe.

Le indagini

Ora, al centro degli accertamenti, ci sono anche queste mail. Le indagini della polizia di Stato proseguono a tutto campo. Dopo la tragedia di sabato, gli investigatori, con Digos e antiterrorismo, hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione di via Muzzioli, a Ravarino, dove viveva il 31enne insieme ai genitori. Sono stati sequestrati cellulari e computer, dai quali verranno estratti i dati. L’obiettivo è cercare eventuali indizi utili a ricostruire cosa possa essere successo prima del gesto folle in centro a Modena.

I messaggi all’università

Salim El Koudri era disoccupato. Da una parte la pista di una radicalizzazione sembra ormai esclusa: si fa invece largo quella del disagio psichico. In particolare, è emerso come il 31enne soffrisse perché aveva perso il lavoro. Aspetto, questo, che emerge anche nelle mail inviate a Unimore. A riportare i testi di quelle mail è il Corriere.it.

«Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene», scrive nella prima mail. Pochi secondi dopo aggiunge: «Voglio lavorare». Poi un altro messaggio in cui offende i cristiani. E, a seguire, le scuse: «Mi dispiace per la maleducazione».

Un anno dopo, il 2 febbraio 2022, scrive di nuovo all’università: «Non riesco a trovare lavoro coerentemente con i miei studi e non so cosa fare».

Unimore

Sulla vicenda è intervenuta Unimore con una nota: «Con riferimento alla tragedia che ha colpito la città di Modena nelle scorse ore, nel pieno rispetto delle indagini in corso, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ritiene doveroso non commentare elementi o ricostruzioni che sono oggetto di accertamento da parte dell’autorità giudiziaria e degli organi investigativi. L’Ateneo riconferma la propria totale disponibilità a collaborare con le autorità competenti per tutti gli approfondimenti necessari, e non rilascerà ulteriori dichiarazioni».

Gli altri commenti

Anche il difensore del 31enne, l’avvocato Fausto Gianelli, invita alla cautela sul materiale informatico. «Le mail che stanno divulgando sono mail del 2021, sono scritti di cinque anni fa. Su tutto il materiale informatico contenuto nei dispositivi informatici del mio assistito sarà necessaria una perizia».

Intanto, sulle frasi contenute nelle mail, è intervenuto anche il circolo culturale Logos e Civiltà, sottolineando che, pur in presenza di offese generiche contro i cristiani e contro la figura di Gesù Cristo, non sarebbe corretto leggerle automaticamente come prova di una matrice religiosa. «Il Ministero degli Interni ha escluso che il reo faccia parte di un’organizzazione di tipo radicale-estremista», scrive il circolo, aggiungendo che «Salim El Koudri, noto anche per non rispettare i precetti basilari come il digiuno del Ramadan, ha certamente una personalità distorta di cui la causa non è certamente la formazione religiosa». Le indagini proseguono: verranno analizzati dispositivi elettronici, setacciate chat, i contatti, le ricerche, i suoi profili. Da qui si partirà per cercare risposte. 

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