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Tragedia in via Emilia

Il dolore della sorella di El Koudri: «Non so se riuscirò a guardarlo»

di Daniele Montanari
Il dolore della sorella di El Koudri: «Non so se riuscirò a guardarlo»

«Non ci sono parole per quello che ha fatto: dire che ci dispiace non basta». «Era un figlio modello. Poi qualcosa è cambiato, ma non abbiamo capito»

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 MODENA.  «Non so se riuscirò a guardarlo ancora negli occhi. So che non ci sono e non ci saranno mai parole giuste da dire, di fronte a quello che ha fatto. Posso dire solo che mi dispiace, mi dispiace tantissimo. Ma so che non sarà mai abbastanza. Mai». A parlare tra i singhiozzi, ancora travolta dall’emozione per la strage compiuta sabato in centro a Modena da Salim El Koudri, è sua sorella Carmen. Vive a Sala Bolognese, dove per qualche giorno ha ospitato i genitori, che avevano lasciato la casa dove vivevano con lui a Ravarino oppressi dal senso della vergogna. Ora sono rientrati, e hanno affidato a lei, attraverso l’avvocato Fausto Gianelli, un accorato messaggio audio «per esprimere il loro dolore – sottolinea il legale – amarezza e vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e alla città tutta di Modena».



«Non ci sono parole»


«È difficile, è impossibile trovare le parole giuste, e dire che ci dispiace – esordisce la ragazza – ma non è neanche questa la parola giusta. Non esiste una parola giusta che possa descrivere quanto ci dispiace: ogni pensiero, ogni pensiero è rivolto ai feriti, alle loro famiglie e a chiunque abbia vissuto e assistito all’incubo di sabato. Pensare che l'abbia causato mio fratello... Per questo dico che non riesco a trovare delle parole, se non dire che ci dispiace».



«Dobbiamo vederlo»



Una situazione difficilissima quella dei famigliari, lacerati da sentimenti contrastanti nei confronti del 31enne. Che comunque non smette di essere figlio e fratello. «Non possiamo neanche smettere di volergli bene – sottolinea Carmen –. Lo andremo a trovare? Sì, ma non sappiamo quando. Io non so neanche se riuscirò a guardarlo negli occhi, non lo so... Mai, mai, mai in vita mia avrei immaginato qualcosa del genere. Nessuno, né me né i miei genitori. Perché è sempre stato bravo, potrei dire anche il primo della classe. Perché era vero: studioso, preciso, ordinato, sempre pulito, anche in camera sua. Era sia lo studente che il figlio perfetto».



Il cambiamento



La stessa sorella però ammette che c’era stato un cambiamento negli ultimi temi, anche se nessuno in casa si era reso conto della sua tragica portata. E che covasse qualcosa. «Non abbiamo visto, non abbiamo captato, non so, non abbiamo visto che qualcosa è cambiato in lui. Sì, nell'ultimo periodo abbiamo notato che era combattuto, era diverso. Ma pensavo fosse, pensavamo fosse il dispiacere di non trovare lavoro a trent’anni. Mai mai, mai, mai avrei pensato a una cosa del genere. Mai, mai, mai. Siamo cresciuti insieme, abbiamo vissuto insieme, non abbiamo mai avuto problemi con i vicini, in generale con tutti, con qualunque persona che abbiamo incontrato nella nostra vita. Stavamo bene, stavamo bene. Non capisco cosa sia successo, non riesco a capire, non riesco a capire».



La donna amputata



C’è sofferenza per lui, e la stessa sofferenza anche per chi ha colpito nella sua folle corsa, a partire dalla 69enne tedesca che ha perso le gambe. «Non facciamo altro che pensare alla signora che non potrà più camminare, alle famiglie distrutte, ma anche alle persone che hanno assistito. È orribile, è orribile, io non riesco ad immaginare quanto possa essere doloroso. È difficile, non ci sono parole giuste da dire. Cosa si può dire? Anche a dire “mi dispiace, mi dispiace”, non sarà mai abbastanza. Mai, mai, mai. Non sarà mai abbastanza, mai».l


 

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