Omicidio Gucci, svelato un accordo milionario tra le figlie e Patrizia Reggiani
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso di Allegra e Alessandra Gucci contro l’Italia riguardo all’accordo post divorzio firmato dai loro genitori, svelando un altro accordo del 2023
VIGNOLA. La battaglia legale che coinvolge le figlie Allegra e Alessandra Gucci e la madre Patrizia Reggiani, mandante dell’omicidio del suo suo ex marito Maurizio Gucci, può dirsi conclusa. È quanto si evince dalla decisione della Cedu (la Corte europea dei diritti dell’uomo), che ha respinto il ricorso presentato ricorso le figlie contro l’Italia riguardo alla loro condanna a rispettare l’accordo post divorzio firmato dai loro genitori, come ha riportato il Corriere della Sera. Si tratta di un accordo tra i due coniugi per un vitalizio da 1,1 milioni di franchi svizzeri l’anno, firmato prima che la madre, Patrizia Reggiani (originaria di Vignola), facesse uccidere l’ex marito Maurizio: una somma che negli anni era arrivata a valere circa 35 milioni di euro. I soldi sarebbero corrisposti a Reggiani.
Il motivo della decisione della Cedu sta nello svelamento dell’esistenza di un altro accordo: quello stipulato tra le sorelle Gucci e la madre il 17 febbraio 2023. Le uniche eredi dell’imprenditore della moda assassinato nel 1995 si sono infatti messe d’accordo con la madre e le hanno corrisposto una cifra sensibilmente inferiore rispetto a quella che le avrebbero dovuto dare: 3.900.000 euro, circa un decimo. Questo perché, data la morte di Maurizio Gucci, a erogare il vitalizio a Reggiani, sarebbero state, secondo la legge... proprio le due sorelle. Le figlie di un uomo ucciso su mandato della madre le hanno dato 3,9 milioni di euro per concludere una battaglia legale che andava avanti da anni. Nonostante fosse stata condannata come mandante dell’omicidio di Maurizio - delitto per cui ha scontato 17 anni di prigione prima di essere scarcerata il 20 febbraio 2017 -, la vedova Gucci pretendeva che le figlie Alessandra e Allegra rispettassero il patto economico firmato dal padre, pagandola con il patrimonio ereditato. In verità, come ha precisato Allegra Gucci in un’intervista al Corriere, il riconoscimento del vitalizio era stato «chiesto da Paola Franchi, la convivente di mio padre al tempo del delitto, che sarebbe diventata la sua nuova moglie, che ha combattuto in tribunale per vederlo riconosciuto, al fine di essere risarcita da mia madre». Conclusione: «La legge ha stabilito che le figlie di un uomo ucciso devono dei soldi alla propria madre (condannata) affinché questa risarcisca la sua ex compagna» per il danno subito dalla tragica morte dell’uomo che lei stava per sposare. Nonostante la richiesta di risarcimento di Paola Franchi fosse stata soddisfatta, Patrizia Reggiani non ha fermato l’azione legale per ottenere il vitalizio. La giustizia italiana, fino alla Cassazione nel 2020, ha infatti stabilito che l’accordo firmato a Saint Moritz nel 1993 non era decaduto con l’omicidio di Maurizio Gucci, obbligando le figlie a pagarlo. Secondo i giudici, quel patto privato - che sostituiva l’assegno di divorzio - mostrava la chiara volontà di tutelare la Reggiani anche dopo la morte dell’ex coniuge, proteggendola dal rischio di revisione degli alimenti. A nulla sono valse le obiezioni delle sorelle Alessandra e Allegra sul fatto che la madre fosse proprio la mandante del delitto. Per questo motivo, cinque anni fa, le due eredi si sono rivolte alla Cedu assistite dai loro legali, definendo la causa una pura battaglia di principio e non una questione economica. Nel diritto italiano esiste l’istituto dell’indegnità (art. 463 del Codice Civile), una sanzione che esclude dai diritti ereditari chi si macchia di gravi reati contro il defunto. Tuttavia, nel complesso groviglio burocratico del caso Gucci, questa norma non è mai stata applicata al vitalizio, poiché non era considerato parte dell’eredità ma un contratto a sé stante.
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