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Modena capitale italiana del volontariato 2026

Walter dà nuova vita ai libri antichi: «Ogni volta è una sorpresa, che emozione recuperarli»

di Laura Solieri

	Walter in archivio con un libro restaurato
Walter in archivio con un libro restaurato

Bonacini, una volta in pensione dopo aver lavorato per 35 anni per un’azienda di telecomunicazioni, si è dedicato a un’intensa attività di volontariato in ambito culturale negli archivi storici del Comune di Modena e della Diocesi

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MODENA. Oggi raccontiamo una forma di volontariato speciale e poco conosciuta, che rappresenta una grande ricchezza per la città: quella dedicata alla tutela della memoria e del patrimonio culturale. Un impegno silenzioso ma prezioso, fatto di passione, competenze e tempo donato agli archivi, ai documenti e alla storia condivisa. Gli archivi e i loro tesori lo affascinano da sempre, le sue conoscenze sul restauro si devono invece ai corsi dell’associazione Salotto Magico, tenuti dalla restauratrice Francesca Sangiovanni: Walter Bonacini, 75 anni, di Modena, una volta in pensione dopo aver lavorato per 35 anni per un’azienda di telecomunicazioni, si è dedicato a un’intensa attività di volontariato in ambito culturale che è iniziata nel 2011 presso l’Archivio Storico del Comune di Modena. «Conoscevo da tempo l’Archivio dove ero andato spesso per svolgere ricerche genealogiche, una mia grande passione: ho chiesto se era possibile svolgere lì qualche attività, e così è iniziato tutto – racconta Walter – Nei primi tempi svolgevo solo attività di guardiania. Successivamente, vedendo lo stato di conservazione di alcuni volumi e registri, mi sono offerto per svolgere qualche lavoro di riparazione e manutenzione. Ho iniziato a costruire contenitori su misura per conservare i volumi più antichi (come gli statuti del Comune, risalenti al Trecento), in modo da proteggerli da polvere e usura. Dopo aver seguito alcuni corsi di restauro, ho iniziato a lavorare anche sui documenti, facendo manutenzione ai registri di stato civile ottocenteschi». A causa della pandemia, nel marzo del 2020 Walter ha dovuto interrompere la collaborazione con l’Archivio Storico del Comune; superati i mesi più difficili, si è proposto come volontario all’Archivio Storico Diocesano di Modena-Nonantola, e, superata la pandemia, alterna l’attività di volontariato nei due archivi storici. Nel corso di questi anni all’Archivio Diocesano, Walter ha restaurato volumi e documenti cartacei di vario tipo: in pergamena e in carta, manoscritti e a stampa, di argomento religioso e civile; nel caso dei libri più antichi e preziosi, come bibbie e antifonari, ha costruito dei contenitori per conservarli al meglio. «Una delle cose più curiose mi è capitata quando ho restaurato un registro dei morti di fine Cinquecento – racconta Bonacini – La coperta era molto deteriorata e per restaurarla ho proceduto come da prassi all’asportazione delle carte di guardia: così facendo, ho scoperto all’interno alcuni fogli di pergamena manoscritti, probabilmente del Quattrocento, che il legatore dell’epoca aveva sistemato per rinforzare la coperta. Pergamene che per almeno cinque secoli non erano state viste da nessuno!». Nell’Archivio Storico Diocesano di Modena-Nonantola sono conservati testi molto diversi: i più antichi risalgono addirittura al VII-VIII secolo e si tratta di codici miniati legati alla storia della Cattedrale. Il fondo comprende inoltre testi liturgici, volumi provenienti da confraternite, registri della curia ma anche documenti di argomento non religioso. Come racconta Walter, è stata la bravissima restauratrice Francesca Sangiovanni ad insegnargli, oltre alle metodologie e alle tecniche, il principio che sta alla base del restauro moderno: ogni intervento deve essere reversibile. Questo è molto importante per la scelta dei materiali: colle, carte, fili e tutti i materiali che interagiranno con il libro devono essere scelti con criteri molto severi. «La prima cosa da fare è un’analisi dettagliata del volume, per valutare il tipo di intervento; dopo aver fotografato il volume per documentarne lo stato, si passa alla spolveratura – spiega il volontario – Quando il libro è molto danneggiato viene smontato, tagliando i fili di cucitura che tengono unite la coperta e le carte. Una volta che le pagine sono libere, se ci sono strappi o tagli questi vengono suturati con carta giapponese e vengono ricomposte le lacune. Quanto alla coperta, spesso il dorso del volume è rovinato o addirittura non c’è più: in tal caso, si ripristina il dorso e infine si procede alla ricucitura del volume». Per quanto lunghe e delicate (per un volume possono essere necessarie varie settimane di lavoro) si tratta di attività che non richiedono strumentazioni particolari; quando invece servono interventi di restauro più complessi, i volumi vengono affidati a un laboratorio specializzato. «Grazie a questa attività ho scoperto un mondo molto lontano dalla mia formazione e professione – conclude Walter - La cosa che più mi appassiona è poter toccare con mano testi e materiali che documentano la storia e l’evoluzione della nostra città, facendomi sempre scoprire qualcosa di sorprendente. Nel corso della messa in sicurezza degli Statuti delle corporazioni delle Arti e Mestieri conservati all’Archivio storico comunale, ho scoperto ad esempio che nel Duecento la corporazione dei fabbri ferrai aveva imposto agli aderenti di apporre ai manufatti costruiti (con un apposito punzone) una sorta di logo (la cui configurazione è abbinata al nome del fabbro), per certificare la fabbricazione da parte di un professionista: una soluzione decisamente moderna». Da alcuni anni presso l’Archivio Storico Diocesano Walter tiene anche dei brevi corsi per l’apprendimento di nozioni di base di legatoria per poter costruire volumi sia con legature moderne che con legature che imitano quelle antiche; questi corsi sono aperti al pubblico e sono sempre molto frequentati, segno di un interesse vivo verso la conservazione del patrimonio culturale e verso attività capaci di unire sapere, creatività e condivisione. Anche attraverso queste iniziative Walter continua a dare il proprio contributo alla diffusione della cultura e alla valorizzazione della memoria storica della città. Grazie a volontari e volontarie come Walter, la città riesce a conoscere e riscoprire sé stessa da prospettive diverse, spesso lontane dai racconti più immediati. Il loro impegno quotidiano permette di custodire documenti, storie, tradizioni e testimonianze che affondano le proprie radici nel passato, ma che continuano ancora oggi a parlare al presente. È anche attraverso questo lavoro paziente e silenzioso che una comunità costruisce una maggiore consapevolezza della propria identità, imparando a guardare il territorio non solo per ciò che è oggi, ma anche per il patrimonio di memoria, cultura e relazioni che lo ha formato nel tempo.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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