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La torre di Vitriola restituisce Daniela Ruggi

di Daniele Montanari
La torre di Vitriola restituisce Daniela Ruggi

Trovate altre ossa, localizzato il punto dove si presume ci sia tutto il resto della salma. Rinvenuti anche rifiuti: si rafforza l’ipotesi che sia fuggita lì e poi morta per incidente

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MONTEFIORINO. Sono ormai in fase di conclusione le operazioni di ricerca alla torre di Vitriola. E affiorano elementi fondamentali per ricostruire la verità dietro alla fine di Daniela Ruggi, la ragazza che abitava a pochi metri da lì sparita nel nulla nel settembre 2024, a 31 anni.

Le operazioni

Grazie al meteo favorevole di questi giorni, le operazioni disposte dalla Procura (pm Marco Niccolini e Laura Galli) con il supporto del Labanof di Milano (il laboratorio di antropologia e odontologia forense fondato dalla prof Cristina Cattaneo), e ovviamente dei carabinieri, stanno procedendo velocemente. Le grosse travi sono state ormai tutte rimosse, e con esse le macerie più voluminose. E l’interno sta restituendo quello che ci si aspettava: tutto il resto della salma di Daniela.

Come anticipato nei giorni scorsi, già dopo le prime rimozioni sono state rinvenute alcune piccole ossa, identificate con le falangi di una mano. A mano a mano che procedevano le operazioni, sono state trovate altre ossa. E ora che lo scenario interno si è “chiarito”, è stato individuato il punto dove con tutta probabilità c’è il resto dello scheletro, di cui si intravede già qualcosa. Un punto distante rispetto a quello in cui sono state trovate le falangi, ma questo è tranquillamente spiegabile con l’azione di animali sulla salma.

Se il meteo resta questo, già la prossima settimana potrebbe essere ultimato il recupero delle ossa. Dopo il passaggio di ogni fase dei rinvenimenti al setaccio dell’archeologo forense e dell’antropologo del Labanof, che stanno continuando a fare un lavoro certosino nonostante il caldo non faciliti certo le operazioni. Poi prenderanno in consegna tutti i reperti e li analizzeranno a fondo in laboratorio, per ricostruire nel dettaglio la dinamica che ha portato alla morte di Daniela. Insieme ai nuovi reperti verranno analizzati anche i vecchi, come il teschio rinvenuto a gennaio.

Ha abitato lì?

Con la “pulizia” della torre sta emergendo un altro aspetto che potrebbe risultare a favore dell’ipotesi di una morte naturale, senza nessun omicidio. Il fatto è che all’interno della torre, che in realtà una volta era un’abitazione vera e propria, con il suo ingresso e le scale, si stanno trovando anche diversi rifiuti. Chi può averli portati lì dentro? Qualcuno che ha vissuto lì, a mo’ di bivacco. Nessuno li porterebbe dall’esterno “per gioco”. Il loro ritrovamento quindi può essere un importante elemento a favore dell’ipotesi che Daniela – in fuga dal mondo dopo lo “choc” dell’accesso dei servizi sociali a casa sua, e il trasporto in ospedale – abbia deciso di fuggire nella torre per nascondersi da tutti. Qui avrebbe vissuto per un tempo tutto da quantificare, e poi sarebbe avvenuta la morte. Forse per il crollo del tetto, ma non si può escludere il malore, dato che soffriva di sincopi. Se fossero davvero andate così le cose, stupisce il fatto che nelle ricerche non si sia mai trovata traccia di Daniela lì dentro, fino all’arrivo di due escursionisti a gennaio.

Ovviamente è solo un’ipotesi: anche i rifiuti andranno prelevati e analizzati per capire se sopra c’è il Dna di lei. O se invece sono stati prodotti da qualcun altro, il che cambierebbe completamente lo scenario. Al momento comunque all’interno della torre non è emersa la presenza di sangue. 

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