Sciopero generale, presidio degli educatori davanti alla Domus: «Basta precarietà, vogliamo dignità e contratti»
Al termine incontro con il presidente della cooperativa di Modena non sono arrivati segnali di apertura
MODENA. Un segnale chiaro, forte e inequivocabile. La sede della cooperativa Domus Assistenza è stata teatro di un presidio partecipato e determinato, promosso da Fp Cgil Modena e Uil Fp Modena e Reggio in occasione dello sciopero generale del 29 maggio.
La protesta
Educatrici ed educatori dei servizi di inclusione scolastica hanno incrociato le braccia per rivendicare dignità, salari adeguati e il riconoscimento di un ruolo sociale troppo spesso ignorato dai bilanci. Al centro della protesta, il disagio di chi garantisce quotidianamente il diritto all'istruzione per bambini e ragazzi con disabilità, operando in condizioni di estrema precarietà. «Chi opera in questi servizi garantisce qualità e inclusione sopperendo alle carenze strutturali del sistema, senza però ricevere il giusto riconoscimento» denuncia Simona Ugolotti (Fp Cgil). Le testimonianze dal presidio tratteggiano una realtà fatta di contratti part-time involontari, sospensione della retribuzione nei mesi estivi e l’impossibilità di fruire delle ferie durante l’anno. Paradossale la questione del diritto al pasto: negato mentre si mangia insieme agli utenti, considerato dalla cooperativa un “costo comprimibile”.
L’incontro con il presidente
Solo al termine della manifestazione il presidente di Domus ha incontrato i lavoratori, ribadendo però una linea di prudenza che sa di chiusura: difficoltà economiche e rinvii a lungo termine, con l'ipotesi di attendere addirittura il 2027. Una risposta giudicata irricevibile dai sindacati, che leggono in questo atteggiamento un continuo scaricabarile istituzionale. Fp Cgil e Uil Fp chiedono ora un cambio di passo immediato. Non bastano le promesse: serve un percorso serio verso la stabilità occupazionale. L'appello è esteso anche ai Comuni e all'Ufficio Scolastico: il lavoro educativo è un pilastro della coesione sociale e non può essere trattato come una voce di spesa da tagliare. La mobilitazione promette di non fermarsi: dopo il tempo delle parole, i lavoratori pretendono i fatti.
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