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L’intervista

Abitare lo spazio con “Esterni”: «Al centro comodità e benessere»

di Gabriele Canovi
Abitare lo spazio con “Esterni”: «Al centro comodità e benessere»

Ferrari, fondatore dell’azienda modenese: «Così trasformiamo le case»

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MODENA. Piscine sospese, terrazzi che diventano stanze a cielo aperto, giardini pensati come estensioni naturali della casa. Negli ultimi anni lo spazio esterno è entrato stabilmente nel lessico dell’abitare contemporaneo. Non come tendenza, ma come esigenza profonda. Eppure questo passaggio culturale non avviene ovunque con la stessa velocità. Ogni territorio ha il proprio ritmo e anche l’idea di benessere evolve secondo tempi diversi. Ne parliamo con Emanuele Ferrari, fondatore di Esterni.

L’intervista

Ferrari, partiamo dal suo percorso.
«Vengo da una famiglia che ha sempre lavorato con piante e fiori. Avevamo un banco al mercato Albinelli, ci occupavamo di serre e coltivazione vivaistica. È un sapere pratico che ho respirato fin da bambino, poi ho voluto ampliare l’orizzonte. L’esperienza all’estero mi ha mostrato un modello più strutturato, più integrato. Ho capito che quel patrimonio poteva evolvere».
È così che nasce Esterni?
«Sì, nasce nel 2011 con un’idea chiara: superare il concetto tradizionale di giardino. Lo spazio esterno non è un complemento, ma un vero ambiente abitativo. Progettarlo significa lavorare su comodità, equilibrio, benessere. Non si tratta di aggiungere qualcosa alla casa, ma di migliorarne la qualità della vita».
Nel tempo è cambiato anche il cliente?
«Molto. Le persone viaggiano e vivono esperienze che desiderano ritrovare nella propria quotidianità. Non è un desiderio superficiale, ma qualcosa di più profondo. Quando si scopre cosa significa abitare uno spazio pensato per il proprio benessere, diventa difficile tornare indietro».
Quindi portate l’hotellerie dentro la casa?
«Non la portiamo, la traduciamo. Partiamo sempre da un progetto condiviso, che si adatta allo spazio reale e lo trasformiamo in qualcosa che funzioni davvero nella quotidianità. Da lì gestiamo tutto: disegno, lavori, cantiere, materiali, fino alla realizzazione completa. Non siamo un fornitore, ma un unico centro di responsabilità: un solo interlocutore, una sola visione, che accompagna il progetto dall’inizio alla fine».
Cosa significa questo?
«Significa occuparci dell’intero processo, dall’idea iniziale alla consegna finale. Progetto paesaggistico e architettonico, sviluppo esecutivo, ingegnerizzazione tecnica. Realizzazione delle opere, pavimentazioni, strutture, coordinamento completo del cantiere. Progettazione e realizzazione del verde, selezione delle essenze. Illuminazione, impianti tecnologici, piscine e minipiscine, pergolati, sistemi oscuranti, giardini d’inverno, arredi. Possiamo offrire un servizio completo a 360 gradi: tutto è pensato come un sistema unico. Spezzettare la commessa tra più aziende significa quasi sempre aumentare i costi e moltiplicare i problemi».
Il tema centrale è il costo?
«No. Resta quello del valore. Quando qualcuno dice che siamo cari, spesso sta confrontando il nostro lavoro con una singola voce. Ma il confronto corretto è sul progetto completo. Un progetto frammentato genera incoerenza, varianti in corso d’opera, ritardi, rifacimenti, responsabilità confuse. Il cliente non vede questi costi all’inizio, li paga alla fine. Noi li eliminiamo a monte. Il valore economico del nostro approccio è la semplificazione e risoluzione del problema».
È anche una questione di “spendere bene”?
«Esattamente. Molte persone si trovano in una casa nel posto giusto, con gli spazi giusti, ma sentono la mancanza di un ambiente in più. Cambiare casa comporta stress e un impegno economico superiore: trasformare un terrazzo o un giardino significa ampliare la casa e investire in piacere e qualità della vita».
A Modena cosa viene chiesto più spesso?
«Creare uno spazio in più, un ambiente che prima non esisteva. Un’estensione della casa capace di migliorare la quotidianità. Ogni progetto è diverso. I costi non sono standardizzabili perché ogni contesto ha caratteristiche proprie. Non esistono soluzioni a catalogo. Esistono soluzioni costruite sul luogo, sull’architettura e sulla persona».
Quanto c’è di modenese in questo approccio?
«Molto. Modena è una terra di eccellenze e di comparti industriali che hanno costruito valore attraverso visione, metodo e cura del dettaglio. Siamo produttivi, creativi, ma anche rigorosi. Artigianalità, per noi, significa precisione e responsabilità. Il senso del nostro lavoro è qui: trasformare un’idea in qualcosa di reale, funzionante e duraturo».

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