Molestata in centro a Pavullo alle 5 di mattina: «Sono fuggita, ma mi inseguivano»
Una 49enne avvicinata in strada da due giovani sconosciuti «Mi dicevano: “Come sei bella, sei sposata?” Dove lavori? Dai, veniamo con te che ti facciamo compagnia”»
PAVULLO. Molestata, in modo pesante, alle 5 di mattina mentre va a lavorare, da due giovani mai visti prima che, dai discorsi che facevano, mostravano mire sessuali su di lei. È accaduto all’alba di giovedì, 28 maggio, in pieno centro a Pavullo, dove l’accaduto sta facendo molto discutere, sollevando timori. La vittima è una donna di 49 anni, italiana, che stava andando a lavorare a piedi, come solitamente fa tutte le mattine. È riuscita a chiamare i carabinieri, e il loro arrivo ha messo in fuga i due. Ieri mattina è stata sentita in caserma per ricostruire i fatti.
Cos’è successo?
«Erano le 4.45, io iniziavo il lavoro alle 5. Mi sono seduta su una panchina un attimo a fumare una sigaretta. All’improvviso si avvicinano due ragazzi, direi sui 25 anni, dal chiaro accento straniero, forse magrebini. Uno si siede di fianco a me e mi chiede una sigaretta. Io per non stare a discutere gliene passo una, e lui subito me ne chiede un’altra per il suo amico, che stava in piedi lì di fronte a me. Pensavo di togliermeli di dosso, invece sono iniziati i discorsi inquietanti».
Di che tipo?
«Hanno cominciato a dirmi: “Oh, come sei bella! Ma sei sposata? Cosa fai qui da sola?”. Io ho spiegato che ho un compagno e che stavo andando a lavorare. Ma loro hanno insistito, chiedendomi anche il numero di telefono. Mi è venuta l’angoscia. Ho pensato di togliermeli di torno dando un numero falso. Ma è stato peggio: uno di loro l’ha fatto subito e quando ha visto che il mio telefono non squillava, si è arrabbiato: “Ah, ma allora mi stai prendendo in giro – mi ha detto – tu devi darmi il numero giusto”. Allora gli ho dato il numero giusto, e lui quando ha visto che il mio telefono squillava, si è calmato un attimo. Ma dopo è stato peggio».
In che senso?
«Ho detto loro che stavo facendo tardi e dovevo proprio andare a lavorare. E mi hanno detto: “Dove lavori? Dai, veniamo con te che ti facciamo compagnia”. Mi si è gelato il sangue. Allora ho inventato una scusa: “No – ho detto loro – non potete venire con me perché prima devo andare a prendere una collega”. E mi sono alzata di scatto, andando di passo deciso alla stazione delle corriere, sperando di trovare gente. Non avevo il coraggio di andare sul posto di lavoro: se me li trovavo addosso mentre chiudevo il portone? Alle 5 di mattina chi mi poteva salvare da un’aggressione?».
E poi com’è andata?
«Mi hanno seguita fino alla stazione: quando hanno visto gente sono rimasti dall’altro lato della strada. Io nel mentre ho fatto il 113, e i carabinieri devo dire sono arrivati subito. Alla vista della pattuglia, i due sono spariti. Ho spiegato ai militari quello che era successo, e stamattina (ieri, ndr) l’ho messo a verbale. Andando a lavorare la mattina presto, a volte a Modena mi era successo di incontrare qualche tipo inquietante, ma a Pavullo mai. Quei due avevano delle chiare intenzioni. Mi sono fatta cambiare subito l’orario del turno: adesso a uscire alle 5 di mattina avrei paura».
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