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Il romanzo

Ivan Sciapeconi e un romanzo che intreccia l’amore e l’Aceto

Cristiana Minelli
Ivan Sciapeconi e un romanzo che intreccia l’amore e l’Aceto

Il maestro-scrittore di Modena torna in libreria con il nuovo «L’eredità del dolceamaro». Presentazione il 12 giugno alla Feltrinelli

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MODENA. A volte, prima di tutto, per leggere bisogna far lavorare il naso. "L’eredità del dolceamaro” (pp. 240, € 17, 10, Feltrinelli editore), di Ivan Sciapeconi, docente e scrittore che vive a Modena da 25 anni, infatti, è un libro che profuma. Di mosto lasciato a invecchiare, brodo, frattaglie. Di osteria. E di casa, perché è ambientato a Bastiglia, «quattro strade messe intorno a una chiesa e un approdo sul Naviglio». La presentazione, in collaborazione con il Consorzio Creativo, sarà venerdì 12 giugno alle 18,00 alla libreria Feltrinelli di via Cesare Battisti. Con l’autore lo scrittore Ludovico Del Vecchio. E poi il 23 giugno al giardino del Seven Club di Formigine. La trama: Violante Malavasi è cresciuta – letteralmente perché è stata la sua culla – in una botte per l’aceto balsamico, davanti al camino, in un paese piccolissimo, ai margini della provincia di Modena. E anche di tutto il resto. Allo scoccare del Novecento, lei – spirito libero, difficile da imbrigliare – si innamora di un giovane funambolo, Honoré, arrivato in paese al seguito di uno spettacolo parigino itinerante. Una storia che si nutre di leggerezza ma tiene i piedi per terra, mentre l’oro nero che per qualcuno è fonte di guadagno, per i personaggi di questa storia diventa medicamento – per «febbri, pleuriti, mal caduco e consunzioni» – e prezioso nettare di tradizioni millenarie. Poi la Storia – del Novecento – segnerà il destino della famiglia formata poi dai gemelli Libero e Ludovico, travolti dalle correnti opposte del nuovo secolo, e Amelie, la più piccola. Nessuno sarà risparmiato dalle scelte imposte dalle guerre, tutti dovranno scegliere tra legami di sangue e ideali, tra sogni di ricchezza e di rivoluzione. Un racconto, di realismo magico, che comincia con «cinque botti di balsamico arrivate a Bastiglia con la grande asta del 1796, al tempo cioè in cui Ercole III d’Este, signore di Modena, aveva sparato quattro colpi di cannone contro Napoleone».

Ivan Sciapeconi, un’epopea familiare, l’affresco di un’epoca o una storia d’amore?

«Dovendo scegliere punterei sulla storia d’amore, che intreccia la tradizione e la rinnova allo stesso tempo. Sullo sfondo c’è l’aceto balsamico. Violante, la protagonista, mentre esprime la tradizione di cui è depositaria si determina, scopre chi è. Lei è il fuoco, il funambolo di cui si innamora è l’aria, un incontro magico».

Come riesce a tornare indietro nel tempo?

«Qualcuno dice che la scrittura sia una questione prevalentemente tecnica. Per me non è così. La mia è una esperienza di immersione profonda. Un grande lavoro interiore. Ho cominciato a pensare a questa storia oltre venti anni fa, quando sono venuto a Modena e ho visitato un’acetaia. Lì ho capito che il profumo dell’aceto è sostanza. Ho cominciato a scrivere questo libro tre anni fa quando a scuola è arrivato un bambino che aveva un’acetaia di famiglia e un altro mi ha portato aceto proveniente dal posto di lavoro del papà».

Si sente modenese?

«Sono nato a Macerata, ho vissuto a Verona, Reggio Emilia, Rimini, poi quando sono arrivato a Modena ho deciso di fermarmi. È una città fatta così».

Una bimba che dorme avvolta in un velo da sposa. La metafora di tutte le speranze giovanili e in fondo anche il manifesto di un carattere… «Sì. Questa bambina ha un carattere forte, un’identità precisa. Gli altri davanti a lei si sentono inquieti, suo padre – uno che campa solo di certezze – la tiene al riparo da tutti, soprattutto degli avventori dell’osteria».

Cos’è la felicità per la protagonista?

«La felicità, come sempre, è condivisione. Questa è la storia di un incontro fra chi ha radici profonde e chi non ne ha. Questa unione, perfetta, è un esempio di felicità».

Qual è il libro, fra quelli che ha scritto, cui è più affezionato?

«Questo è molto vicino al primo libro per bambini che ho scritto. Una storia d’amore, a modo suo, anche quella. Ecco, ne ho scritta un’altra trent’anni dopo».

É più difficile fare il maestro elementare o lo scrittore?

«Sono due mestieri molto simili. Entrambi usano il racconto. Entrambi sono un privilegio, una benedizione. Si tratta di scegliere, alla cattedra o alla scrivania, fra bugia e racconto. Una scelta etica. Che richiede attenzione. Perché quello che stai raccontando arriva a qualcuno che poi lo recepisce e lo elabora, lo fa suo. Una responsabilità sia dello scrittore che del maestro».

«In fondo l’amore è così che funziona, come una botte di balsamico, che lascia maturare tutto quello che riceve». Un romanzo che intreccia amore, storie di famiglia e segreti antichi. E fa solo promesse che può mantenere.

Ivan Sciapeconi, 57 anni, è insegnante di scuola primaria a Modena e ha pubblicato diversi romanzi per ragazzi con Raffaello Editore, Einaudi Ragazzi e Giunti. Il suo esordio nella narrativa per adulti, «40 cappotti e un bottone» (Piemme, 2022) , è stato tradotto in dieci Paesi. Nel 2023, sempre per Piemme, ha pubblicato «Il nome che diamo ai colori».  

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