Emergenza furti a San Cataldo, razzia di rame: «Migliaia di euro di danni»
Ladri scatenati a caccia dell’oro rosso profanano le tombe di famiglia. «Non si tratta di un caso isolato»
MODENA. Continuano episodi di infrazione e vandalismo persino nei cimiteri, luoghi di preghiera per famigliari e credenti. Domenica 31 maggio al Cimitero San Cataldo di Modena, alcuni vandali si sarebbero introdotti all'interno della parte monumentale, profanando una cappella di famiglia: il furto ha visto come oggetto le parti in rame, quindi le grondaie, i pluviali e le rifiniture del tetto. La famiglia proprietaria della cappella si sarebbe accorta del danno subito lunedì mattina. Con questa brutta sorpresa, i famigliari avrebbero avvisato le forze dell'Ordine per accertamenti. Oltre al profanare un luogo che esige rispetto e cura, anche il danno economico: questo episodio si ripete da mesi, ai danni di famiglie costrette ad affrontare un danno morale ed economico.
Migliaia di euro di danni
Il titolare di una ditta artigiana di lavorazione del marmo è stato interpellato per provvedere alla riparazione della cappella, e questi interventi in seguito a danneggiamenti volontari si ripropongono sempre più frequentemente. «I danni sono ingenti, si parla di migliaia di euro.
E questo non è un caso isolato purtroppo: con il furto delle parti in rame, si è danneggiata la componente in marmo, e quindi la riparazione da effettuare è ancora maggiore. In questo caso, - prosegue l'artigiano - si tratta di una delle cappelle monumentali risalente agli anni Cinquanta e Sessanta: purtroppo furti di questo tipo non sono isolati, in cappelle private come nelle grondaie comunali, in lavorazioni più antiche come in quelle più recenti, a Modena e nei cimiteri della provincia». La situazione, nonostante le telecamere i e le denunce, sembra non evolvere in nessuna direzione. Il rame, "l'oro rosso" di questi tempi data la crescita del suo valore, è oggetto di furti nelle sue più piccole parti, ma i danni causati sono una costante, ogni volta equivalenti ad alte cifre da pagare. E a pagare per questi atti, sono ancora i cittadini.
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