Affitti, Modena guida la svolta: canone concordato da record italiano
L’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate evidenzia come nel 2025 ben il 55% dei nuovi contratti sia stato stipulato con questa formula: il 3+2 è la scelta più gettonata
MODENA. Il canone concordato non è più una soluzione di nicchia né un semplice strumento di tutela sociale. A Modena sta diventando, numeri alla mano, una delle risposte più concrete al bisogno abitativo che coinvolge sempre più famiglie. Modena si candida così a laboratorio nazionale di una trasformazione che sta ormai interessando l’intero mercato delle locazioni. A fotografare il cambio di passo sono i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, che evidenziano come nel 2025 ben il 55% dei nuovi contratti registrati in città sia stato stipulato a canone concordato. Una percentuale che supera di oltre il doppio la media nazionale, ferma al 24,8%, e che conferma una crescita significativa rispetto agli anni precedenti.
I dati
Nel complesso, i nuovi contratti sono stati circa 3.200, con un aumento del 69% rispetto al 2023. Il confronto con le principali città italiane rafforza ulteriormente il dato modenese: nei grandi centri urbani i contratti calmierati nella formula 3+2 si attestano mediamente intorno al 30%, mentre quelli a canone libero 4+4 continuano a perdere terreno. Se dieci anni fa rappresentavano oltre la metà delle locazioni (53,3%), oggi si fermano al 39,5%. Un segnale chiaro di un mercato che sta cambiando struttura e preferenze. La tendenza non riguarda soltanto il capoluogo, ma si estende a buona parte della provincia. In città come Carpi, Sassuolo e Castelfranco il canone concordato sfiora il 70% dei contratti, con una crescita evidente anche a Formigine e nei comuni della Bassa, tra cui Mirandola, particolarmente dinamica. A sostenere questa diffusione contribuiscono anche le agevolazioni fiscali, come gli sconti sulle imposte legati alle misure post sisma. Interessanti segnali arrivano anche dall’area montana: località come Serramazzoni registrano un aumento dell’interesse verso questa formula contrattuale, segno che il caro casa e le mutate esigenze abitative stanno spingendo anche territori tradizionalmente meno coinvolti. Alla base del successo del canone concordato c’è un equilibrio tra vantaggi economici e flessibilità.
I vantaggi
Per i proprietari, la convenienza è evidente: la cedolare secca scende al 10% rispetto al 21% del canone libero, con un risparmio significativo. A questo si aggiungono l’assenza di imposte di registro e bollo e uno sconto del 25% sull’Imu, che può essere ulteriormente ridotto dai Comuni. Gli inquilini, dal canto loro, beneficiano di canoni più sostenibili – a Modena intorno ai 520 euro mensili – e di maggiori detrazioni fiscali. Cambia anche l’approccio culturale alla locazione. Il modello 3+2, più breve e flessibile rispetto al tradizionale 4+4, risponde meglio alle esigenze attuali, sia per chi cerca casa sia per chi la mette a disposizione. Molti proprietari, infatti, apprezzano la possibilità di non vincolarsi per otto anni e guardano con maggiore cautela al mercato degli affitti brevi, spesso percepito come complesso e meno redditizio del previsto a causa dei costi di gestione e della burocrazia. A rendere il sistema più aderente ai bisogni contemporanei hanno contribuito anche gli accordi territoriali 4.0 introdotti nel 2023. Questi prevedono, oltre al classico 3+2, formule transitorie fino a 18 mesi rivolte a studenti, lavoratori in mobilità e persone con esigenze temporanee, come chi si sposta per motivi sanitari. È inoltre possibile affittare singole stanze a prezzi calmierati, ampliando ulteriormente l’offerta.
Le richieste
Ora, però, secondo i rappresentanti degli inquilini, serve un ulteriore passo avanti sul piano politico. L’invito rivolto alla comunità dei sindaci modenesi è quello di estendere le agevolazioni Imu già adottate dal capoluogo, dove l’aliquota ridotta all’8 per mille rappresenta un incentivo concreto. L’auspicio è che anche altri comuni ad alta tensione abitativa, come Carpi, Sassuolo e Castelfranco, seguano questa strada. L’obiettivo è rafforzare una politica abitativa capace di sostenere il ceto medio e offrire risposte rapide in un contesto di crescente difficoltà. In attesa che vengano realizzati nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale, il canone concordato si conferma così uno degli strumenti più efficaci e immediati per riequilibrare il mercato e garantire accesso alla casa.
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