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Vino? No, Guido è sommelier del tè: «C’è un mondo tutto da scoprire»

di Laura Solieri

	Guido Ganzerli ha conseguito il titolo di Tea Sommelier
Guido Ganzerli ha conseguito il titolo di Tea Sommelier

La passione di Ganzerli, giornalista di Mirandola, diventato vero esperto: «Anni di studio»

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MIRANDOLA. Una bustina immersa nell'acqua calda sembra un gesto banale. Eppure dietro una tazza di tè possono nascondersi secoli di storia, competenze e una cultura che attraversa continenti e tradizioni. A raccontarlo è Guido Ganzerli, giornalista di Mirandola che ha conseguito il titolo di Tea Sommelier presso la UK Tea Academy, una delle realtà più autorevoli al mondo nella formazione e diffusione della cultura dedicata al tè.

Ganzerli, come si diventa Tea Sommelier?

«Studiando tanto e assaggiando tanto, senza fretta. Ho svolto il mio percorso interamente a Venezia, dove ho avuto la fortuna di avere come insegnante Gabriella Scarpa, uno dei nomi di riferimento per il tè il Italia. Ho trovato un’offerta formativa completa e molto impegnativa. Certo non si diventa esperti con un corso, e neanche con due, ma si arriva ad avere tutte le basi per costruirsi il proprio percorso. Si parla di una cultura millenaria, va approcciata con calma e umiltà, un passo alla volta. L’esame finale in realtà è solo l’inizio del viaggio».

Come è iniziato il suo percorso nel mondo del tè?

«Il tè è una bevanda dalla storia millenaria (il testo di riferimento, “Il Canone del tè” di Lu Yu risale al 758-760 d.C., anche se i primi utilizzi sono molto più antichi), che celebra la sua giornata internazionale il 21 maggio di ogni anno. Alcuni anni fa sono capitato più o meno per caso a “La Maison du Trois Thés”, a Parigi. Un luogo fuori dal tempo gestito da Madame Tseng, per molti la più grande esperta di tè a lavorare in Occidente. Mi è bastata una degustazione per farmi venire voglia di approfondire».

Se si vuole diventare sommelier del vino in Italia si ha l’imbarazzo della scelta, ma per il tè come funziona?

«Ho dovuto avere un po’ di pazienza e cercare, fino a quando non mi hanno segnalato i corsi, oggi anche in Italia, della UK Tea Academy, riconosciuti dalle grandi compagnie del tè, quelle per intenderci che ritroviamo sugli scaffali dei nostri supermercati».

Cosa l’appassiona di più della cultura del tè e qual è l’aspetto più interessante connesso a questa bevanda che in pochi conoscono?

«Della cultura del tè mi appassiona il suo respiro universale, la capacità di attraversare i millenni e i continenti. Seguire le rotte del tè è un ottimo modo per pianificare viaggi e visitare posti meravigliosi, oltre che conoscere realtà lontane, anche attraverso una miriade di leggende e racconti. Se devo scegliere un aspetto che pochi conoscono, scelgo il fatto che la Camellia sinensis, la pianta del tè, anche se quasi sempre la vediamo in forma di cespuglio, in realtà è un albero, che può arrivare fino a venti metri di altezza. Alcune “piante madre”, antiche anche migliaia di anni, in Cina sono considerate e protette come monumenti nazionali».

Quali sono le competenze di un Tea Sommelier e chi se ne avvale?

«Chiunque voglia essere consigliato sulla scelta, sulla preparazione, sulla degustazione: dai cocktail bar alle realtà che offrono corsi sul benessere e la meditazione (uno degli utilizzi più antichi), oltre alle tante persone che vogliono consigli semplicemente su come prepararsi il miglior tè possibile per le loro esigenze. Senza dimenticare tutto il tema degli abbinamenti in cucina: uno dei miei compagni di corso era il maître di un ristorante stellato, alla ricerca di nuove suggestioni».

Rimanere aggiornati, poi, è fondamentale…

«Ci sono luoghi dove la tradizione prevale, come certe province della Cina, mentre in altre regioni del mondo è molto forte la ricerca e l’innovazione, come in certi stati africani».

Il tè, in foglia o in bustina, fa parte della quotidianità di molti: cosa serve per preparare un buon tè?

«Sicuramente una materia prima di qualità, e in questo saper leggere le informazioni sulle confezioni e un negozio (o un sito) di fiducia aiutano molto, ma anche le foglie migliori servono a poco se poi si sbaglia la preparazione: qualità e temperatura dell’acqua, oltre al tempo di infusione, sono parametri che vanno controllati, per evitare brutte sorprese e assicurarsi il miglior tè possibile, che sia quello di tutti i giorni o quello ottenuto da una produzione rara e pregiata, da degustare piacevolmente in compagnia o da soli, mentre ci si regala un momento di pace».

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