Architettura che educa. Colori come linguaggio, da Modena agli Usa
Una struttura firmata dalla modenese ZPZ Partners. L'innovazione per una scuola senza aule fisse
MODENA. Una facciata che genera un percorso di ombre colorate, l’altra che agisce come una lente cromatica sul paesaggio circostante, filtrando la città in morbide tonalità monocromatiche. Così appare l’edificio a cinque piani del nuovo campus di san Francisco firmato ZPZ Partners di Modena, studio di progettazione di architettura e design che si occupa di strutture innovative. «Qui la luce diventa una componente attiva, creando un’esperienza cromatica additiva, in cui strati sovrapposti di colore si combinano per generare nuove tonalità, un’esperienza raramente riscontrabile in natura. - Spiega Michele Zini, architetto e designer, fondatore e socio di ZPZ Parters assieme a Claudia Zoboli, docente del Politecnico di Milano -: Lungo questa facciata, il parapetto composto da strisce multicolori dialoga con altri elementi cromatici. Il risultato è un ambiente polisensoriale, in cui colore e materia abituano i bambini alla complessità; molto diverso dai colori primari che solitamente dominano nelle strutture scolastiche, i quali tendono alla semplificazione».
A San Francisco
L’edificio appena inaugurato a San Francisco fa parte del più ampio progetto “La Scuola - International School”, ideato da un’altra modenese, Valentina Imbeni, figlia dell’ex sindaco di Bologna Renzo Imbeni. Si tratta di una scuola internazionale d’avanguardia, immersiva nella lingua italiana, basata sulla pedagogia di Reggio Emilia.
«Abbiamo accompagnato questa scuola dal 2009, quando la sede consisteva in due stanze per 25 bambini. Oggi parliamo di 450 bambini e tre campus, tutti progettati da noi. Abbiamo investito circa 35 milioni di dollari, progettando l’edificio come uno strumento di pedagogia innovativa. Lo spazio interno è diviso in atelier e gli studenti delle medie e della primaria non hanno una classe dedicata, ma si muovono tra spazi specializzati, dal maker lab alla biblioteca, dalle aule di lingua a quelle scientifiche».
L’edificio è un insieme funzionale con la vicina ex chiesa di Saint Charles, che ospita prevalentemente la scuola elementare e le classi di kindergarten. Oltre a questo progetto internazionale, ZPZ Partners svolge il 50% del lavoro all’estero. I progetti principali riguardano i nuovi ambienti del lavoro, edifici dedicati all’apprendimento, alla cura e diagnosi. «Tra i nostri progetti recenti all’estero, abbiamo curato una decina di scuole a Londra, tra Notting Hill e Marylebone, in vecchi edifici vittoriani. Compresa Pembridge Wetherby School, quella che frequentò alle elementari il principe William, marito di Kate Middleton. Piccolo il mondo…».
Tra i progetti recenti a Modena vi è il Centro ricerca e sviluppo Tetra Pak, il Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari, la Casa della Salute a Modena Nord, e molti altri ancora. «Siamo in 12: gli altri architetti che hanno seguito il progetto a San Francisco, oltre a Claudia e me, sono Sara Michelini, Alberto De Giovanni, Sara Callioni, Alice Gaddi e Emma Torreggiani. Mi preme ricordare inoltre il legame con Reggio Children, così forte che il nuovo edificio è anche sede del California International Reggio Center, che promuove l’approccio Reggio Emilia favorendo scambi tra la California e l’Italia. Collaboriamo da ormai trent’anni e da loro ho imparato tanto, a partire dall’approccio dei “cento linguaggi”, di cui scriveva Loris Malaguzzi, per arrivare fino a una filosofia educativa che supera l’idea di un mondo semplificato per offrire invece un ambiente stratificato ed espressivo…».
Tanti progetti realizzati
Nel corso della loro storica collaborazione, ZPZ ha progettato insieme a Tullio Zini il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, visitato da Kate, la scuola sperimentale del Centro e altre scuole, tra cui il polo scolastico a San Donato Milanese e un centro per l’infanzia a Tokyo. Nel 2012 il ministro Profumo, dopo avere visitato le scuole progettate per Reggio Children, incaricò Michele Zini e suo padre, Tullio Zini, di scrivere le linee guida per l’architettura scolastica italiana per INDIRE, che sono ancora valide e alla base di tante sperimentazioni didattiche attuali.
«Un fatto curioso è come l’approccio viene declinato a seconda delle caratteristiche culturali: negli Emirati lavoriamo con il settore riformista in progetti di scolarizzazione per le studentesse. Alcune microvariazioni sono buffe: in Giappone non hanno il concetto di “piazza” e abbiamo dovuto adattarci; inoltre i genitori possono assaggiare al mattino una riproduzione di ciò che verrà servito ai bambini durante il pasto, che per loro è una cosa molto seria».
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