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Il caso

Educazione sessuo-affettiva a rischio. La prof: «Serve fiducia nella scuola»

di Paola Ducci
Educazione sessuo-affettiva a rischio. La prof: «Serve fiducia nella scuola»

Una docente del Da Vinci di Carpi scrive una lettera al ministro, i presidi si preparano al Ddl

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MODENA. «Gentilissimo ministro Valditara, sono un'insegnante di scienze di una scuola superiore della provincia di Modena e le scrivo in merito all'approvazione della legge che introduce l'obbligo del consenso dei genitori per la partecipazione degli studenti alle attività di educazione sessuoaffettiva nelle scuole secondarie. Comprendo l'intenzione di rafforzare il dialogo tra scuola e famiglia e di garantire trasparenza sui contenuti proposti agli studenti. Tuttavia, temo che questa norma rischi di produrre effetti opposti a quelli dichiarati, rendendo più difficile l'organizzazione di percorsi educativi che oggi molte scuole realizzano con serietà, competenza e responsabilità».

La lettera

E’ questo l’incipit della lettera aperta al ministro dell’Istruzione e del merito che Giovanna Fontana, insegnante del Da Vinci di Carpi ha deciso di scrivere dopo l’approvazione del Ddl Valditara che vieta progetti di educazione sessuo-affettiva all'asilo e alle elementari, mentre alle medie e alle superiori, se si vogliono proporre serve il consenso scritto dei genitori. Una norma che fissa di fatto un confine netto tra l'autonomia educativa della scuola e il diritto delle famiglie di decidere in anticipo su questi temi, e ha aperto un acceso dibattito tra chi difende la centralità delle famiglie e chi teme un vuoto formativo per i ragazzi in un mondo sempre più digitale».

La docente, per esprimere il suo profondo dissenso su questa legge, ha voluto partire dalla sua esperienza personale concreta in aula riportando l’autorevolezza dei progetti di educazione sessuoaffettiva che vengono proposti in classe: «Nella mia scuola l'educazione all'affettività non è affidata all'improvvisazione né a iniziative occasionali. Da anni partecipiamo a progetti realizzati in collaborazione con l'Azienda Usl di Modena, progetti che coinvolgono professionisti della salute e della formazione. I docenti dei consigli di classe scelgono di aderire ai progetti suddetti e li presentano ai rappresentanti dei genitori elencando gli obiettivi, i contenuti e le varie figure coinvolte. Attraverso il modello della peer education, alcuni studenti delle classi terze e quarte vengono formati dagli operatori sanitari sui temi delle relazioni, delle emozioni, del consenso, della salute sessuale e della prevenzione della violenza di genere. Successivamente, sempre con il supporto degli adulti, questi studenti promuovono momenti di confronto e riflessione entrando nelle classi seconde e terze. Questa esperienza mi ha insegnato che l'educazione affettiva non riguarda semplicemente la sessualità. Riguarda il rispetto reciproco, la consapevolezza delle proprie emozioni, la capacità di costruire relazioni sane, il riconoscimento dei comportamenti violenti o discriminatori, la comprensione del significato del consenso. Sono competenze che aiutano i giovani a crescere come persone e come cittadini».

La riflessione

La docente conclude la sua lettera chiedendosi quanto, nella formulazione di questa nuova legge siano state davvero ascoltate le persone che vivono quotidianamente le classi. «Naturalmente le leggi spettano al Parlamento e al Governo. Tuttavia - conclude - credo che le decisioni pubbliche siano migliori quando nascono dall'ascolto delle competenze: quando si parla di educazione sarebbe auspicabile che il contributo di chi opera nella scuola avesse un ruolo centrale. Ho l'impressione che negli ultimi anni, di fronte a ogni problema, la risposta sia spesso l'introduzione di nuove procedure, nuovi controlli e nuovi adempimenti. Più raramente si sceglie di investire sulla professionalità e sulla responsabilità di chi lavora nelle istituzioni scolastiche. Eppure la scuola ha bisogno soprattutto di fiducia. Fiducia nei docenti che ogni giorno accompagnano gli studenti nel loro percorso di crescita. Fiducia nei professionisti della salute che collaborano con le scuole. Fiducia nella capacità delle comunità educative di affrontare temi complessi con equilibrio, competenza e senso di responsabilità. L'educazione affettiva non è una questione ideologica».

Intanto le scuole secondarie di primo e secondo grado si stanno preparando a mettere in pratica la legge. I presidi sono in attesa degli attuativi e in questo momento ancora non sono in grado di dire cosa accadrà. Se nella secondaria di primo grado si respira più preoccupazione, alle superiori non sembra esserci molta preoccupazione.

«Credo che le cose più di tanto non cambieranno alle superiori - afferma il preside del Muratori San Carlo Luigi Vaccari - io continuerò a proporli perché sono importantissimi e molto apprezzati dagli studenti. Ai ragazzi i cui genitori non avranno firmato il consenso, saranno proposte altre attività o studio assistito come già si fa per coloro che non aderiscono alle lezioni di religione».

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