Pistola contro il professore, parlano gli studenti del Galilei: «Non siamo solo quegli episodi»
I ragazzi difendono la scuola: «Fatti gravi ma non ci rappresentano Noi ogni giorno contribuiamo a mantenere un clima sereno e rispettoso»
MIRANDOLA. Una scuola finisce al centro dell’attenzione mediatica e tutti ne parlano. Tranne i suoi studenti. È il caso del Galilei di Mirandola, che dopo giorni di interventi di istituzioni, forze dell’ordine, giornalisti locali e non, vede aggiungersi una voce rimasta fino ad adesso sullo sfondo: quella dei ragazzi. Per giorni il Galilei è stato raccontato attraverso gli episodi che ne hanno occupato le cronache. Prima il combattimento di boxe organizzato in un corridoio dell’istituto, con tanto di arbitro e cameraman, concluso con pesanti provvedimenti disciplinari. Poi la vicenda della pistola a pallini simil realistica utilizzata per minacciare un insegnante durante una discussione nata per un pacchetto di sigarette. Due fatti diversi, accomunati dall’effetto prodotto fuori dai cancelli della scuola: l’idea di un istituto attraversato da problemi educativi e disciplinari. Eppure, mentre il dibattito cresceva, c’era una parte della scuola che non aveva ancora parlato. Non perché non avesse nulla da dire, ma perché nessuno le aveva dato voce. Così alcuni studenti hanno deciso di farlo da soli. Sono stati loro a cercarci, a scriverci. Non per negare quanto accaduto, né per assolvere chi ha sbagliato.
Le parole degli studenti
Piuttosto per aggiungere un tassello a un racconto che, a loro giudizio, rischia di essere rimasto incompleto. «La nostra scuola è generalmente un ambiente tranquillo e sereno». È da qui che parte il ragionamento di molti ragazzi dell’istituto, convinti che i fatti emersi nelle ultime settimane abbiano finito per oscurare la normalità vissuta dalla grande maggioranza degli studenti. Una posizione che, per certi aspetti, richiama anche quanto sostenuto nei giorni scorsi dal dirigente scolastico Edoardo Ricci, che aveva detto alla Gazzetta di «essere sinceramente dispiaciuto, perché dietro i titoli e i brutti episodi, il Galilei è una scuola nella quale si fa molto sul piano dell’educazione civica», e non aveva piacere che «venisse raccontata solo così». Ma il punto dei ragazzi parte soprattutto da un’esigenza precisa: non sentirsi rappresentati esclusivamente dagli errori di pochi. Nessuno tra loro minimizza quanto successo. Anzi: «È vero che si sono verificati episodi di maleducazione e di scarsa responsabilità», e la gravità dei fatti, dicono, «non è in discussione». Né lo sono «le conseguenze per chi ne è stato protagonista». Quello che chiedono è però di distinguere tra le responsabilità dei singoli e la realtà complessiva della scuola: «A nostro parere, in alcune circostanze l’accaduto è stato amplificato oltre misura, ma con questo non vogliamo in alcun modo giustificare o scusare tali comportamenti, che restano comunque sbagliati». «Vogliamo far sapere — concludono — che questi episodi non rispecchiano la realtà quotidiana della nostra scuola né il comportamento della maggior parte di noi studenti, che ogni giorno contribuiamo a mantenere un clima sereno e rispettoso».
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