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La sentenza

Licenziato dalla Ferrari, chiede 200mila euro e il reintegro: il giudice dà ragione al Cavallino


	Lo stabilimento della Ferrari a Maranello
Lo stabilimento della Ferrari a Maranello

Un operaio del reparto corse era stato lasciato a casa dopo aver perseguitato una collega con cui aveva avuto una relazione extraconiugale

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MARANELLO. I suoi comportamenti nei confronti della collega stavano diventando sempre più ossessivi, tanto che alla fine la donna aveva deciso di andarlo a denunciare ai carabinieri e di segnalare il tutto alle risorse umane di Ferrari, dove lavoravano. I due avevano avuto una relazione extraconiugale e, quando questa si era interrotta, l’uomo – assunto a tempo indeterminato dal 2012 – aveva iniziato a perseguitare e molestare la donna. Lui è stato licenziato e la vicenda è finita davanti al giudice del lavoro, al quale ha chiesto un risarcimento da 200mila euro e il reintegro: la ragione, però, alla fine è andata proprio all’azienda del Cavallino.

La vicenda

Andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro della vicenda che porta a Maranello. Protagonisti i due dipendenti dell’azienda, lui un operaio sulla quarantina, al reparto corse con contratto indeterminato. Tutto comincia nell’estate del 2024: i due hanno una relazione, lui è sposato. A un certo punto, però, i rapporti si interrompono. A quel punto per la donna comincia l’incubo. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il 40enne avrebbe cominciato a perseguitarla e a molestarla, inviandole messaggi minatori e offensivi: «Mi fai schifo», le scriveva. E ancora: «Me la paghi». Sono, questi, solo alcuni dei messaggi che le mandava continuamente, bombardandola con quelle attenzioni non gradite. Un’escalation sempre più ossessiva che alla fine, evidentemente, ha portato la donna a temere per la propria incolumità e per la propria serenità sul luogo di lavoro. Così ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine andando a sporgere denuncia ai carabinieri; in più, vista la gravità dei fatti, la donna si è rivolta anche alle risorse umane dell’azienda presso la quale entrambi erano assunti. Condotte scorrette e non legittime: così sono stati valutati dalla stessa azienda i comportamenti del 40enne. Prima è stato avviato un procedimento disciplinare, poi è arrivata la decisione più drastica: il licenziamento del dipendente.

In tribunale

L’uomo a quel punto si è rivolto a un legale ritenendo non legittimo il suo licenziamento, chiedendo un reintegro e un risarcimento da 200mila euro per il disagio subito. La vicenda è arrivata fino al giudice del lavoro di Modena che infine si è pronunciato: non solo ha valutato come legittimo il licenziamento del 40enne, ma ha anche rigettato la sua richiesta risarcitoria. La decisione dell’azienda, per il giudice, è stata pienamente giustificata. Ferrari, insomma, ha agito per preservare la salute psicofisica della sua dipendente. L’azienda, comunque, ha riconosciuto un indennizzo pari a 14 mensilità all’ormai ex dipendente.

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