Dal palco del Modena Pride un messaggio alla città: inclusione, diritti e libertà per tutti
Il sindaco Massimo Mezzetti ha accolto i 5mila partecipanti: «Non basta proclamare i diritti della comunità Lgbtqia+, servono azioni concrete»
MODENA. La festa del Modena Pride 2026 è iniziata intorno alle 14.30 all’interno dell’area dell’ex Macello, in via IV Novembre, scelta per questa terza edizione come quartier generale della manifestazione. È infatti dal grande palco allestito nel parcheggio dell’area, arricchita da bancarelle e street food, che si sono tenuti i discorsi istituzionali di apertura manifestazione. Ad aprire gli interventi è stato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti: «Oggi siamo qui per celebrare i passi avanti compiuti dalla comunità Lgbtqia+, ma anche perché sappiamo che il cammino verso una piena uguaglianza non è ancora concluso – ha esordito il sindaco –. Esistono ancora tante discriminazioni, episodi di violenza verbale e fisica, manifestazioni di odio: lo abbiamo letto e lo abbiamo potuto constatare in questi giorni che hanno preceduto il Pride. Esistono ancora persone che faticano a sentirsi accolte nella propria scuola, nei luoghi di lavoro, nello sport, nelle relazioni sociali e talvolta persino nella propria famiglia. Proprio per contrastare tutto ciò il Pride assume un significato e un valore ancora più importanti, non contro qualcuno, ma a favore di tutti». Mezzetti ha poi spiegato dal palco il senso della partecipazione delle istituzioni a una manifestazione di questo tipo: «Modena è una città che ha costruito la propria identità sulla cultura dei diritti, della solidarietà e della partecipazione – ha dichiarato –. Una città che sa che l'inclusione non è una concessione, ma un principio fondamentale della vita democratica di una comunità. Una città che vuole essere una casa aperta, nella quale nessuno debba sentirsi straniero o invisibile, e le istituzioni hanno il dovere di fare la propria parte. Non basta proclamare valori – ha concluso –: occorre tradurli in azioni concrete, nei servizi, nell'educazione, nelle politiche sociali e nella lotta a ogni forma di discriminazione, ogni giorno». Al discorso di Mezzetti è seguito quello dell’assessora alle Politiche di genere, alla Sicurezza urbana e alla Coesione sociale Alessandra Camporota: «Questa allegria contagiosa che grazie al Pride portiamo nelle strade della città, è il più potente antidoto alla paura e alle minacce sessofobiche, sempre più ricorrenti e che noi condanniamo fermamente. Oggi – ha ricordato – è anche la Giornata mondiale dei rifugiati, che spesso sono costretti a fuggire dai loro Paesi perché oggetto di discriminazioni e torture, anche a causa del loro orientamento sessuale. La gioia del Pride è allora un atto di libertà, una risposta luminosa che rende la nostra città più aperta, fiera e coesa contro chi vorrebbe chiuderci nel silenzio». Camporota, in virtù delle sue deleghe, ha inoltre sottolineato come l’amministrazione, in collaborazione con Prefettura e forze dell’ordine, abbia preparato con cura la manifestazione anche sotto il profilo della sicurezza. Ha poi concluso annunciando l’intenzione di formalizzare presto un tavolo Lgbtquia+ «come strumento permanente di confronto e non come semplice spazio di ascolto». Particolarmente sentiti anche i discorsi dell’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi e dell’assessora alla Scuola Federica Venturelli. Entrambi hanno sottolineato l’importanza dei diritti e il valore del Pride, ma Venturelli ha posto l’accento sulla nuova legge sull’educazione sessuo affettiva nelle scuole: «Di questa legge dobbiamo preoccuparci moltissimo, perché il consenso informato riguarderà proprio quei bambini e quelle bambine che avrebbero più bisogno di un’educazione di questo tipo, per educare al consenso, al rispetto dei confini e alla libertà di ciascuna persona di essere ciò che si sente». Il consigliere comunale del Pd Alberto Bignardi ha poi ricordato episodi di discriminazione, odio e violenza nei confronti di persone omosessuali avvenuti anche nella nostra città, affermando che «il Pride non serve soltanto a ricordare il passato, ma soprattutto a guardare al futuro, perché i diritti conquistati non sono mai definitivi – ha detto dal palco –. Esistono ancora persone che hanno paura di fare coming out sul posto di lavoro o a scuola, esistono ancora ragazzi e ragazze che si sentono soli perché privi di supporto anche da parte delle loro famiglie e che non si sentono riconosciuta la propria dignità». Se il saluto del presidente della Regione Michele de Pascale è stato portato dalla consigliera regionale Ludovica Carla Ferrari, grazie agli interventi di Elena Campedelli, presidente del Centro antiviolenza di Modena, della pediatra Jenifer Chiarolanza, di rappresentanti dell’Azienda Usl di Modena e dell’Università, delle associazioni di volontariato e del sindacato Cgil, sono stati affrontati temi importanti e molto dibattuti nel nostro Paese, come la gestazione per altri, le trascrizioni dei figli delle coppie gay e altre questioni legate alla comunità Lgbtquia+. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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