Modena Pride, 5mila sfilano in città: «Questo dovrebbe essere normalità»
La parata per le vie del centro e la festa all’ex Macello all’insegna di inclusione, diritti e libertà per tutti: «Noi chiediamo soltanto rispetto, più spazio per l’amore e meno per l’odio»
MODENA. La signora Chiara si affaccia alla finestra di casa sua perché non capisce cosa sta accadendo. Ha superato i sessant’anni, vive in viale Storchi da tutta la vita, ci giura di conoscere Modena come le sue tasche, e aggiunge anche che di manifestazioni ne ha viste passare parecchie nel quartiere. Ma una cosa così no. Sente la musica prima ancora di vedere le persone. Poi arrivano le voci. Tante. Sempre di più. Si sporge e guarda verso il fondo della strada. Da lì sta arrivando una macchia colorata che occupa tutto il viale. Bandiere arcobaleno, cartelli, bolle di sapone che si alzano sopra la folla e vengono trascinate dal vento caldo del pomeriggio. Rimane qualche secondo alla finestra. Poi sparisce. Quando la ritroviamo è in strada. Sta applaudendo il corteo. Sorride mentre guarda passare migliaia di persone. «Una volta capito cosa stava accadendo, non potevo restare su», ammette. Ecco, forse il Pride di ieri si può raccontare partendo proprio da qui: dalla capacità che ha avuto di trascinare dentro anche chi era uscito soltanto per guardare. Cinquemila persone hanno partecipato alla terza edizione del Pride modenese, un numero importante, che ha riportato nelle strade della città un colpo d'occhio che non si vedeva dal 2024. Per una manciata di ore, le vie del centro sono diventate un lungo fiume colorato che ha attraversato piazze e portici, presentandosi come una manifestazione del tutto pacifica, per cui, infatti, non c’è stato bisogno dell'intervento delle forze dell’ordine. C'erano i modenesi, naturalmente. Ma c'erano anche moltissimi arrivati da Bologna, Reggio Emilia e dalle altre province vicine. Ragazzi partiti in treno in mattinata, gruppi di amici, associazioni, famiglie. «Ho già partecipato al Pride di Bologna e ho deciso di venire anche qui – racconta una studentessa poco prima della partenza –. Dovrei studiare, ma non volevo perdere l'occasione. Voglio poter dire ancora una volta che questa dovrebbe essere la normalità. Poter camminare insieme senza paura». Attorno a lei, la partenza del corteo dall'area dell'ex Macello è un concentrato di energia. Gli altoparlanti sparano musica ad alto volume, qualcuno sistema gli ultimi striscioni, altri distribuiscono acqua cercando di combattere il caldo. Quando il corteo inizia a muoversi lungo via Padre Candido e via IV Novembre, la sensazione è quella di una marea che non vuole essere domata. Davanti ci sono i carri. Dietro una massa compatta di persone che occupa l'intera carreggiata. Si canta. Si balla. Ci si abbraccia. Molti camminano tenendosi per mano. Altri sfilano con le bandiere legate al collo come mantelli. In via Cialdini e poi lungo viale Storchi iniziano ad arrivare le prime reazioni dai palazzi. Le finestre si aprono una dopo l'altra. Alcuni residenti filmano con il cellulare. Altri salutano. Una donna lancia un bacio dal balcone. Un gruppo di ragazzi applaude. C'è persino chi decide di scendere in strada e unirsi al passaggio della manifestazione. Le critiche non mancano. Qualche commento isolato si sente ai bordi delle strade. Qualche mugugno arriva dai margini del percorso. Ma resta una voce debole dentro una folla di cinquemila persone, che chiede "più spazio per l’amore e meno per l’odio”. Gli slogan si alternano alla musica. "Love is Love". "Chiamatela normalità". "Il Pride è una lotta". "Più limoni meno Meloni". Raggiunti i piedi della Ghirlandina tanti rallentano, molti alzano gli occhi verso la torre. Da una parte della strada c’è il simbolo più riconoscibile della città. Dall'altra cinquemila persone che chiedono di essere riconosciute per ciò che sono. Oltrepassata lei, continuano i sorrisi, gli abbracci, le fotografie. Insieme a noi, tanti si fermano a guardare quella marea scorrere, come se volessero conservare quel momento. «Forse un domani non dovremo più scendere in piazza – ci dice timidamente una ragazza –. Forse un giorno sarà davvero la normalità, la nostra». E quando il corteo si scioglie, le persone scompaiono lentamente tra le vie del centro. Le bandiere hanno smesso di sventolare, i cori si sono spenti, e Modena è tornata ad assomigliare a quella che la signora Chiara vede ogni giorno dalla sua finestra.
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