Gazzetta di Modena

Modena

La testimonianza

Sopravvissuta a 19 coltellate del fratello: «Non era lui, ma la sua malattia. Chi ha problemi psichici va curato»

di Ginevramaria Bianchi

	Francesca Rizzello in ospedale e oggi
Francesca Rizzello in ospedale e oggi

Francesca Rizzello parla a 7 anni di distanza dai giorni in cui rischiò di morire: «Dopo la strage di Modena si è scosso qualcosa in me, la necessità di rimarcare l’importanza della cura delle mente per evitare tragedie. Presto lui sarà libero e io non posso non aver paura»

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MODENA. Le cicatrici attraversano ancora il suo corpo come una mappa dell'orrore di quel giorno. Diciannove coltellate, un arresto cardiaco, il coma e tre settimane in rianimazione. Sette anni dopo, per Francesca Rizzello quell'incubo non appartiene al passato. L'uomo che tentò di ucciderla nel 2019 a Villanova, suo fratello, sta infatti per concludere il percorso tra carcere e Rems e potrebbe presto tornare libero: una prospettiva che riaccende paure mai sopite, ma che per la 43enne diventa anche l'occasione per denunciare ciò che, a suo giudizio, non ha funzionato: «Le richieste d'aiuto della famiglia rimaste senza risposta e un sistema che troppo spesso interviene soltanto dopo una tragedia». Oggi, Francesca chiede che la sua vicenda serva a cambiare le cose.

Rizzello, cosa accadde quel giorno?

«Andai a casa di mio fratello malato psichiatrico per trovarlo, come facevo ogni giorno da anni. Era nascosto dietro una porta. Mi colpì alle spalle con un coltello. Le coltellate furono 19: ha continuato finché non mi ha vista a terra e pensava fossi morta».

Come si salvò?

«Mia madre, che era in casa con lui, uscì per provare a chiedere aiuto, ma era a sua volta una persona fragile. Fu un vicino a chiamare i soccorsi. Io sono sopravvissuta per miracolo. Ho avuto un arresto cardiaco, poi il coma. Sono rimasta tre settimane in terapia intensiva».

Sette anni dopo decide di farsi coraggio e parlare dell’accaduto. Perché non farlo prima?

«Perché dopo la strage di Modena, si è scosso qualcosa in me: la necessità di rimarcare l’importanza della cura delle mente. Mio fratello era già seguito dai servizi di salute mentale. Noi familiari chiedevamo aiuto, chiedevamo che fosse preso in carico. Ci veniva risposto che non si poteva obbligare una persona a curarsi se non era lei stessa a chiedere assistenza, e soprattutto che bisognava aspettare che facesse qualcosa. Qualcosa poi è accaduto a me, che sono quasi morta, e mentre ero accasciata a terra e mi passava la vita davanti continuavo a pensarlo: ecco, ora è successo».

Oggi suo fratello sta per terminare il percorso giudiziario. Cosa la preoccupa di più?

«Chi sarà quando uscirà e smetterà di prendere le medicine. So che lui sta facendo un percorso bellissimo ora, perché è un paziente che, quando è seguito e sotto cura, sta bene. Il problema arriva puntualmente quando smette di curarsi. È già successo in passato».

Ha paura?

«Non posso non averne».

Cosa vorrebbe?

«Vorrei che la mia testimonianza servisse a cambiare le cose. Non possiamo aspettare che accada un fatto irreparabile prima di intervenire. Quando una famiglia segnala una situazione grave, bisogna attivarsi, perché una persona malata spesso non sa di esserlo, e non può essere lasciata sola».

La sua storia ha suscitato molte reazioni

«Sì, dopo che ci ho messo la faccia e sono andata in televisione mi hanno scritto tante persone che vivono situazioni simili. Famiglie che da anni chiedono aiuto senza ricevere risposte adeguate. E pazienti che, solo perché ora il tema è caldo, sono finalmente riusciti ad avere appuntamenti e visite che aspettavano da mesi».

Che cosa teme adesso?

«Che l'attenzione si spenga e che tutto torni come prima. Per questo continuerò a battermi perché questa vicenda possa essere utile ad altri e, per qualunque tipo di supporto, invito le persone a scrivermi al 3475572300».

Riuscirà a perdonare suo fratello?

«Ho deciso che non vorrò rivederlo e averci a che fare, ma non per questo lo odio. Io l’ho perdonato subito, perché la persona che mi stava colpendo non era mio fratello, era la sua malattia. Non ce l’ho mai avuta con lui, ma con chi avrebbe potuto intervenire prima e non lo ha fatto».

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