Un altro morto nel carcere di Modena, tra un mese sarebbe uscito
Cause da chiarire: in cella a Parma aveva tentato il suicidio. Il sindacato Osapp: «Quadro emergenziale che non può passare inosservato. Servono misure»
MODENA. Un altro morto in carcere. Ieri mattina un 30enne marocchino, detenuto al Sant’Anna di Modena, ha perso la vita. L’uomo fino a marzo era recluso a Parma e, lì, aveva tentato il suicidio. Si trovava in cella da settembre 2025 dopo una condanna per furto e tra un mese sarebbe uscito dal carcere. Ancora da chiarire le cause della morte ma l’ipotesi è appunto che si sia trattato di un gesto volontario.
L’emergenza
«Con questo tragico evento – interviene il segretario regionale Osapp Giuseppe Saracino – sale a due il numero complessivo dei detenuti suicidatisi dall’inizio dell’anno, un quadro emergenziale che non può passare inosservato da parte delle Istituzioni locali e nazionali. Invochiamo come Organizzazione Sindacale misure concrete per ridurre il sovraffollamento del penitenziario di Modena e soprattutto il potenziamento del proprio organico del reparto di polizia penitenziaria».
Nei giorni scorsi una delegazione di Uil Fp Modena è entrata al Sant’Anna e ha denunciato i «carichi di lavoro della polizia penitenziaria, sottoposta a turnazioni di servizio che si protraggono anche per 12 ore continuative e, naturalmente si riflette sui livelli di sicurezza laddove sembra che i 9 morti a seguito della rivolta del marzo 2020 non abbiano insegnato niente».
Il sopralluogo
Anche una delegazione del Pd nei giorni scorsi ha fatto una visita per vedere in prima persona le condizioni della struttura. Sovraffollamento ormai strutturale, celle con infiltrazioni e impianti elettrici al limite, personale ridotto allo stremo. È un quadro definito “insostenibile” quello emerso dalla visita dalle parlamentari del Partito Democratico Enza Rando e Maria Cecilia Guerra, insieme alla responsabile legalità della Federazione provinciale Rossella Caci e al consigliere comunale Luca Barbari.
I numeri, sottolinea la delegazione, parlano da soli: circa 517 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 372. Una pressione che si traduce in condizioni materiali difficili, aggravate da problemi strutturali come infiltrazioni d’acqua nelle celle e impianti elettrici che, nelle settimane più calde, rischiano di non sostenere nemmeno l’utilizzo di un ventilatore per cella.
«Dati che non possono restare confinati nelle relazioni ufficiali», affermano gli esponenti dem, puntando il dito su una situazione che, invece di migliorare, «continua progressivamente a peggiorare».
A farne le spese non sono soltanto i detenuti, ma anche chi lavora quotidianamente all’interno dell’istituto. Dalla polizia penitenziaria al personale amministrativo, tutti sarebbero costretti a turni particolarmente gravosi, con ferie ridotte al minimo e una continua necessità di coprire carenze di organico ormai croniche.
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