Parco XXII Aprile, scatta la petizione: «Un bar per ridare vita e servizi alla zona»
L’appello dei residenti all’amministrazione: «Rigeneriamo l’area sul “modello Amendola”, esempio virtuoso in città»
MODENA. Il Parco XXII Aprile, una delle aree verdi più estese della zona nord di Modena, torna al centro del dibattito cittadino. Un gruppo di residenti ha lanciato una petizione (vicina alle 300 adesioni) e un appello rivolto all’Amministrazione comunale per chiedere interventi concreti capaci di restituire sicurezza e vivibilità a uno spazio che, almeno sulla carta, potrebbe rappresentare un punto di riferimento per famiglie, sportivi e cittadini. «Oggi il parco è sostanzialmente vuoto, e proprio questo vuoto lo rende fragile», denunciano i promotori dell’iniziativa. Secondo i residenti, infatti, il problema principale non è solo il degrado visibile, ma la mancanza di presenze quotidiane in grado di presidiare naturalmente l’area.
La situazione critica
Una situazione che, nel tempo, avrebbe favorito episodi di microcriminalità e frequentazioni indesiderate, tra cui lo spaccio. Emblematica, in questo senso, è la condizione della casetta dell’acqua: una struttura nata per offrire un servizio utile alla cittadinanza ma oggi “ridotta a uno stato di abbandono e utilizzata per qualsiasi scopo, tranne quello originario”, sottolineano i cittadini. Non va meglio per le dotazioni essenziali: anche la fontanella pubblica risulta non funzionante, contribuendo a rendere il parco poco accogliente e poco fruibile. Negli anni, spiegano ancora i promotori, non sono mancati tentativi di rilancio. Tra questi, l’apertura di un BioMarket nella zona, che però non ha avuto il successo sperato. “Senza un contesto vivo e frequentato, anche le iniziative più valide rischiano di fallire”, osservano. Al momento, l’unica struttura esistente all’interno del parco è lo spazio Lòdola, situato però in una posizione decentrata e, soprattutto, caratterizzato da aperture discontinue. «Non può rappresentare un riferimento stabile per chi vive e frequenta il parco», sostengono i residenti. Da qui la proposta, semplice ma concreta: realizzare un bar con distesa estiva, individuando come possibile area quella piazzata nei pressi della casetta dell’acqua, oggi inutilizzata ma già dotata di parcheggi e facilmente collegabile ai servizi. L’obiettivo è duplice: offrire un servizio ai cittadini e creare allo stesso tempo un presidio positivo.
Il modello parco Amendola
Il modello indicato è quello del Parco Amendola, spesso citato come esempio virtuoso in città. “Lì il bar è diventato un punto di aggregazione, frequentato a tutte le ore del giorno, con luci, attività e una presenza costante di persone. Tutto questo contribuisce in modo naturale a scoraggiare situazioni di degrado”, spiegano i promotori. L’idea, quindi, non è solo commerciale ma sociale: un luogo dove prendere un caffè, concedersi un gelato con i bambini, bere un bicchiere d’acqua o semplicemente sostare in un ambiente curato. Piccoli servizi capaci, però, di generare un impatto più ampio sul tessuto urbano. «Un parco più vissuto è un parco più sicuro», è il messaggio che accompagna la raccolta firme. L’obiettivo è quello di portare la questione all’attenzione del Comune e sollecitare un intervento strutturato, attraverso un bando che permetta la realizzazione e la gestione del chiosco-bar all’interno dell’area verde. La risposta dell’Amministrazione non è ancora arrivata, ma tra i residenti cresce la mobilitazione. «Vogliamo restituire il parco alla comunità – concludono – e far capire che i cittadini ci sono, pronti a partecipare e a prendersi cura del proprio territorio, a patto che vengano create le condizioni per farlo».
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